Una delle principali qualità che contraddistinguono I delitti del BarLume, l’adattamento televisivo dei gialli di Marco Malvaldi a opera di Sky, è la voglia di rinnovarsi e mettersi in gioco. Lo ha ben mostrato la terza stagione, con i due episodi legati per la prima volta tra loro da una sotto trama comune; lo ha confermato la quarta, totalmente focalizzata sull’evoluzione del suo protagonista; e l’abbiamo visto anche quest’anno nella quinta, che proprio del suo protagonista ha deciso di fare a meno.

Un, due, tre, stella!, la prima delle due nuove puntate dello show, ha infatti mandato in vacanza l’ombroso barista interpretato da Filippo Timi per far spazio a un nuovo personaggio, il suo svogliato fratellastro Beppe Battaglia, che ne è andato a ricoprire il ruolo nell’ecosistema della serie. Per quanto ben scritto e ottimamente interpretato da convincente Stefano Fresi, sono pultroppo bastati pochi minuti per rendersi conto di come questa new entry funzioni meglio come spalla che come protagonista – le scene in coppia con Alessandro Benvenuti sono esemplificative di questo -, rendendo il “passaggio di testimone” riuscito solo a metà. Fortunatamente, lo scontato ritorno di Timi nella già confermata sesta stagione dovrebbe ovviare a questo problema, favorendo inoltre lo sviluppo di interessanti dinamiche in grado di esplorare al meglio le potenzialità di questo nuovo personaggio.

Se il primo episodio è apparso più leggero e tutto incentrato sull’introduzione di Beppe Battaglia, con La battaglia navale si è invece tornati a respirare aria di puro giallo, proponendo agli spettatori un caso che, similmente a quanto fatto nella terza stagione, ha visto finire in manette un personaggio ricorrente della serie. L’idea che tutti gli abitanti di Pineta possono rimanere invischiati in qualche delitto è uno degli elementi più interessanti dello show, perché dà la sensazione che la cittadina sia davvero un luogo reale, vivo, e non soltanto uno sfondo intercambiabile come invece spesso succede nei prodotti di questo tipo. Anche il tono grottesco che aleggia su tutti i personaggi è un elemento che continua a funzionare alla perfezione, in quanto capace di garantire momenti surreali e irresistibili come quelli che quest’anno hanno visto coinvolti il Gino Rimediotti di Marcello Marziali e un fuoriclasse come Corrado Guzzanti nelle vesti di un tenace assicuratore dal marcato accento veneto.

A rimetterci più di tutti dal nuovo status quo sono state il commissario Fusco (Lucia Mascino) e Tiziana (Enrica Guidi), le due figure femminili della serie. L’assenza di Massimo non ha infatti giovato a nessuna delle due, con la prima che si è vista togliere il suo compagno di indagini – perdendo così molto del suo potenziale drammaturgico – e la seconda scivolata ancora di più nelle retrovie a causa di una gravidanza che è parsa più un contentino per mantenere in vita il personaggio che una scelta funzionale alla narrazione.

Dal lato tecnico, I delitti del Barlume si conferma essere una serie d’intrattenimento di alta qualità, grazie a un cast azzeccatissimo, a una scrittura intelligente e alla regia pulita e dinamica di Roan Johnson. Nonostante la scelta di proporre solo due episodi all’anno conferisca al prodotto un’aurea di grande evento, le sue enormi potenzialità ci spingono a sperare che Sky decida di raddoppiarli per la prossima stagione, proponendo una storia di fondo e una serie di casi in grado di restituire il giusto spazio a tutti i personaggi.