Grey’s Anatomy ritorna dallo hiatus invernale con un anticipatissimo episodio che introduce la storyline del primo incontro, dopo anni, tra Jo Wilson (Camilla Luddington) ed il suo violento marito, interpretato per l’occasione e con notevole (e viscida) credibilità da Matthew Morrison, il pacifico Will Schuester di Glee.

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Ma prima di affrontare quella che, senza ombra di dubbio, è la trama principale dell’episodio, parliamo della chiusura di quella lasciata in sospeso con il precedente episodio, in cui un gruppo di hacker teneva in ostaggio l’ospedale controllando il loro computer centrale. La Bailey scopre infatti che uno dei suoi nuovi tirocinanti, nello specifico quello che era stato, almeno fino ad ora, il quasi trasparente Casey Parker (Alex Blue Davis), è non solo un hacker condannato e ravveduto, che con pochi colpi di tastiera riesce dove un esercito di agenti dell’FBI hanno fallito, salvando il Grey Sloan Memorial Hospital dalle minacce subite, ma anche un Transgender il quale, come spiegherà, era stato condannato a non avvicinarsi più ad un computer dopo il suo riuscito tentativo di penetrare nel sistema della Motorizzazione, colpevole di aver rifiutato di cambiare il genere indicato sulla propria patente. La cosa sicuramente positiva è che, durante l’episodio, il personaggio viene presentato in una luce positiva, molto prima della sua finale rivelazione di essere un Transgender, il che incentiva sicuramente il pubblico a trovarlo comunque simpatico a prescindere da ciò che egli rappresenta, il che – se ci pensiamo bene – dovrebbe essere la norma, se vivessimo in una società meno soffocata dai pregiudizi.

Tornando invece alla trama principale, se esistesse una cartina al tornasole utile ad indicare le caratteristiche principali di un abusatore domestico, Paul Stadler potrebbe probabilmente essere usato come cavia. Fin da quando apre bocca per la prima volta il suo nauseante atteggiamento grida “colpevole” in tutte le lingue e agli autori va sicuramente riconosciuto il merito di aver saputo rappresentare con notevole realismo la reazione iniziale di Jo, paralizzata dalla presenza di lui e circondata da volti e suoni che non riesce davvero a vedere o sentire.
In psicologia, quella che vediamo nel personaggio, è definita una “reazione di attacco o fuga“, in cui un soggetto, sottoposto ad una condizione di stress di fronte ad una situazione di pericolo, reagisce fuggendo o attaccando. Come è evidente, dopo il primo momento di sgomento, Jo istintivamente fugge, cercando rifugio nella solitudine più che nelle persone che la conoscono e potrebbero proteggerla, probabilmente spaventata anche dalla possibilità che Alex, scoprendo la presenza del marito in ospedale, possa compiere qualche gesto folle.
Ciò che segue, nell’episodio, è poi un bellissimo esempio di una comunità che sostiene quello che in quel momento è il suo membro più debole.
Alex e Meredith, gli unici a conoscere la verità sul passato di Jo, e Arizona poi, si dimostrano delle rocce e dei cavalieri indomiti nella loro missione di difenderla e, nello specifico, l’atteggiamento di Meredith nei confronti di Paul è così apertamente ostile che, almeno con lei, l’eminente medico non fingerà di essere la persona affascinate e di potere che tutti pensano egli sia, ma farà cadere la propria maschera, mostrando così la sua vera natura.
E’ per questo motivo che, in un certo senso, dopo che Jo sarà riuscita ad affrontarlo, decidendo persino di rischiare la propria incolumità per mettere in allarme la nuova ed ignara fidanzata di lui sul livello di pericolosità che il suo ex può raggiungere, il fatto che Paul venga investito e che finisca per giacere nel Pronto Soccorso dell’ospedale rischiando la propria vita, è quasi deludente. L’istinto nei confronti del personaggio non è, almeno per quanto ci riguarda, quello di vederlo mentre se la cava a buon mercato, casomai morendo senza che nessuno abbia modo di conoscere la sua vera natura. Giustizia vorrebbe piuttosto che il celebratissimo Paul Stadler perdesse tutto quello che ha e subisse l’onta del pubblico ludibrio e disprezzo.
Gli autori, invece, scelgono una strada più drammatica e soap-operistica, dominata da una stoyline che, immaginiamo, non durerà troppo a lungo e che inserirà Alex, se non Jo stessa, in una breve lista di sospetti tra coloro che potrebbero aver investito Stadler, quando poi è probabile che si scoprirà che a farlo sarà stata in realtà proprio la fidanzata di lui, dopo che il medico si sarà probabilmente lasciato andare ad uno scatto di rabbia/violenza che le avrà fatto comprendere che Jo le aveva raccontato la verità.

Un altro interessante aspetto di questa trama riguarda proprio la scelta della vittima. Jo Wilson non è uno dei personaggi più amati della serie e per questo motivo sarebbe intrigante misurare in qualche modo il livello di empatia del pubblico nei confronti di ciò che le succede. Come reagiamo quando qualcosa di terribile succede a qualcuno che non ci piace e come lo facciamo, piuttosto, quando capita a qualcuno che amiamo incondizionatamente? E’ una considerazione che dovrebbe farci riflettere, soprattutto se pensiamo a come in molti abbiamo replicato alle tante accuse di molestie sessuali recentemente venute alla luce ad Hollywood, motivando la disponibilità a credere o condannare la presunta vittima a seconda della simpatia provata nei confronti del personaggio pubblico in questione. Il fatto che Grey’s Anatomy apra quindi la strada a questo dibattito è una scelta coraggiosa e lodevole.

Ma che questo sarebbe stato un episodio importante per gli autori era stato già palesato dalla scelta di cambiare il titolo della puntata, da “Four Seasons in One Day” a “1-800-799-7233“, il numero verde americano per denunciare le violenze domestiche nonché, almeno da quanto suggerito da Giacomo Gianniotti, la prima volta – nella lunga storia di Grey’s Anatomy – in cui un titolo di una puntata non corrisponde a quello di una canzone.

La quattordicesima stagione di Grey’s Anatomy va in onda negli Stati Uniti ogni giovedì sulla ABC