Con il decimo episodio, intitolato Hostile, si chiude la prima stagione di Runaways, serie TV prodotta da Hulu e ispirata all’omonimo fumetto Marvel. Lo show tornerà il prossimo anno con la seconda stagione, da pochi giorni annunciata.

Nell’ultimo capitolo va finalmente in scena il faccia a faccia tra i protagonisti e i loro genitori, criminali guidati dal machiavellico Jonah, un essere dagli incredibili poterti. Nonostante le buone premesse derivanti dal nono episodio – il migliore della prima stagione – queste non vengono assolutamente mantenute, con un finale tra i più deludenti e illogici che fosse possibile immaginare.

Lo scontro tutto in famiglia tra le due fazioni avverse in realtà è solo un palliativo e si conclude ben presto con la fuga dei Runaways e la cattura di Karolina, infine tra le grinfie del suo malvagio e misterioso padre. I giovani protagonisti devono dunque salvare la loro amica, dimostrando di essere una squadra che non lascia indietro nessuno, e abituarsi al loro status quo di reietti e fuggitivi, con i loro genitori che li fanno ben presto passare come dei fuorilegge. Nel frattempo, all’interno del PRIDE si iniziano però a vedere le prime crepe, con Jonah preso nel mirino per i suoi misfatti passati.

Tanto rumore per nulla. La conclusione della prima stagione di Runaways è scialba, e rimanda, per l’ennesima volta, la promessa di uno show costantemente avvincente. Solo che questa volta il rimando è di circa un anno.

L’imbarazzo più grande Runaways lo ha dimostrato in quelli che sarebbero dovuti essere i passaggi clou della storia e le sequenze d’azione più eclatanti, tramutatisi in siparietti definibili in un gamma di valutazione che oscilla tra raffazzonato e ridicolo. Come un’amante potenzialmente bellissima ma che rimanda e rimanda il momento in cui si concede, lo show ha prodotto tanto fumo, ma pochissimo arrosto. Il che, lo ribadiamo sfiniti ancora una volta, è un gran peccato visto il grande materiale di partenza.

Certo, c’é chi ha saputo dimostrare che è possibile costruirsi una valida carriera come regista senza saper girare scene d’azione – qualcuno ha detto Ron Howard? – ma la verità è che un prodotto di questo genere, fisiologicamente destinato a un pubblico di riferimento specifico, non può prescindere da una narrazione fluida quanto dinamica. Paradossalmente, in alcuni momenti la serie TV si è dimostrata più statica del fumetto originale, stampato però su carta, e quindi immobile per definizione: questo perché ogni medium ha un suo linguaggio e un suo storytelling, bellamente ignorati nel primo caso e meravigliosamente espletati nel secondo. Eccezione che conferma la regola è l’ultimissima sequenza con la quale si chiude la stagione, altamente evocativa.

La speranza, si sa, è l’ultima a morire, e in ambito televisivo speranza significa rinnovo, puntualmente – e un pelo sorprendentemente – arrivato, per Runaways. Speriamo dunque di poter assistere, nella prossima stagione, a uno show che possa conservare i pochi aspetti positivi già mostrati – in primo luogo, il lavoro di sviluppo dei personaggi principali – e incentivare in maniera importante tutto ciò che nella prima stagione è mancato.

Infine, una curiosità: il nome che Gert dà al suo dinosauro “domestico” è Old Lace (Vecchi Merletti, in italiano), come tributo al film del 1944 Arsenic and Old Lace (Arsenico e vecchi merletti) diretto da Frank Capra e basato sull’omonima commedia di Joseph Kesselring.