Ci siamo: dopo settimane di speculazioni, la verità sul personaggio di Ash Tyler (Shazad Latif, qui in stato di grazia) è finalmente stata svelata agli spettatori di Star Trek: Discovery e, onore al merito, molti fan avevano già intuito la reale identità dell’ufficiale, divenuto amante della protagonista Michael Burnham (Sonequa Martin-Green). Trattasi, infatti, del klingon albino Voq o, per meglio dire, della sovrascrittura di quest’ultimo su un preesistente umano, la cui struttura biologica è stata volutamente alterata per “far spazio” all’ospite che ne ha preso pieno possesso.

Gli angoscianti flashback dei passati episodi ci avevano dato indizi in tal senso, ma il campo restava aperto comunque a svariate ipotesi: questa settimana, Star Trek fuga ogni dubbio residuo, e lo fa con un episodio ambizioso e dinamico, che riesce appieno laddove Vostro Malgrado aveva – almeno in parte – fallito: rinnovare profondamente il topos dell’universo specchio in cui la Discovery è stata catapultata.

In Il Lupo Dentro  emblematico titolo che richiama alla mente un verso del dramma seicentesco La Duchessa di Amalfi, incentrato su intrighi di corte e spie – il mondo ostile in cui Lorca e l’equipaggio devono sopravvivere en travesti diviene, per una felice intuizione di Burnham, la chiave per raggiungere la tanto agognata pace con i Klingon una volta fatto ritorno nell’universo di partenza.

Per una volta, quindi, la permanenza in questa realtà ribaltata diviene occasione di riflessione e portatrice di un’approfondita conoscenza del prossimo, invece che – come spesso mostrato nelle precedenti serie del franchise – un mero inferno paradossale da cui fuggire il prima possibile. La sequenza dell’incontro tra Burnham e i ribelli dell’universo alternativo, tra cui compare il deus ex machina Sarek (James Frain) ci mostra, peraltro, un Voq inedito, diverso da quello conosciuto nei primi episodi di Discovery e, chiaramente, dalla versione antropomorfa di Tyler.

È un Voq saggio e aperto al dialogo quello che viene mostrato, ma l’accurata scrittura lo preserva dallo snaturamento: non rinuncia infatti agli ideali cardine del proprio popolo, ma semplicemente li adatta al contesto tirannico in cui si trova a operare. Un’ennesima, efficace riflessione su come fattori esterni possano risultare determinanti nella maturazione di Voq, che in questa realtà parallela ha certo i connotati di un prezioso alleato piuttosto che quelli di un temibile nemico.

La medesima scena è, però, anche cornice della tragica scoperta del tradimento di Tyler, che avrà poi seguito negli alloggi privati di Burnham, salvata dall’aggressione dell’amante da un subitaneo intervento del Saru (Doug Jones) alternativo. Colpisce la compostezza della donna nell’affrontare l’arresto del suo innamorato, e il merito è certo di Sonequa Martin-Green, perfetta nel dipingere il trattenuto dolore e risentimento del suo personaggio. Non è questo il momento di piangere o dolersi, non per un soldato come quello che abbiamo imparato a conoscere negli episodi finora trasmessi; in questo senso, Star Trek: Discovery continua a dimostrare un’ammirevole coerenza psicologica.

Un’altra originale declinazione dell’universo parallelo è data dallo stato vegetativo di Paul Stamets (Anthony Rapp); dopo un fallimentare tentativo di rianimazione operato da Saru e Tilly (Mary Wiseman), lo scienziato si trova infatti intrappolato nella rete miceliale in cui incontra, presumibilmente, il suo alter ego dell’universo parallelo. Cosa dobbiamo dedurne? Forse anche l’altro Stamets si trova in condizioni comatose? Abbiamo ancora qualche episodio per trovare risposta a questo interrogativo, ma gli accadimenti di Il Lupo Dentro hanno operato una decisa virata, riassettando la Discovery in direzione di un finale di stagione che, a oggi, ipotizziamo possa essere più che soddisfacente.