Basata sull’omonimo romanzo di Caleb Carr, pubblicato nel 1994, The Alienist è la storia di una complessa indagine per la cattura di un serial killer, ancora prima che – così ci ha insegnato Mindhunter – il termine venisse anche solo coniato. Ambientato nella New York del 1886, la serie vede come protagonisti il dottor Laszlo Kreizler (Daniel Brühl), il suo amico/assistente, l’illustratore del New York Times, John Moore (Luke Evans), il neo eletto capo della polizia e futuro Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt (Brian Geraghty) e la sua nuova segretaria, nonché la prima donna ad essere assunta a lavorare per il corpo di polizia della città, Sara Howard (Dakota Fanning). “Nel 19° Secolo si pensava che le persone affette da malattie mentali fossero alienate dalla loro vera natura. Per questa ragione coloro che le studiavano erano chiamati alienisti.”

The Alienist non perde tempo, sin dalle prime immagini, a stabilire quello che sarà il tono generale della serie: crudo, diretto e soffocato in un’atmosfera pesante e quasi irrespirabile, rappresentata da una New York in rapido sviluppo, dominata da un corrotto corpo di polizia ed invasa da poveri immigrati costretti a vivere in condizioni a dir poco disagiate. Se siete appassionati di un certo genere di crime show, del tipo di Penny Dreadful, Hannibal Peaky Blinders, caratterizzati da un’aura quasi onirica e, almeno per quanto concerne i drammi in costume, da scenografie che ricordano molto da vicino la Londra di fine Ottocento di Jack lo Squartatore, con indicibili pericoli a celarsi dietro ad ogni angolo, sicuramente sarete stregati da questa serie. Pur essendo un dramma storico, The Alienist è caratterizzato poi da protagonisti insolitamente moderni e molto inconsueti per il tempo in cui vivono, a partire proprio dal protagonista, quello che definiremmo oggi un medico psichiatra, il cui approccio alla malattia mentale è considerato particolarmente innovativo, se non guardato con sospetto. Al suo fianco troviamo l’ex compagno di Harvard, John Moore, dedito alla bottiglia e assiduo frequentatore di bordelli, che rappresenta il lato più umano dello show, per la sua naturale reazione di ribrezzo di fronte al crimine, ed infine la nuova segretaria del capo della polizia Roosevelt, una donna moderna ed indipendente, che invece di rappresentare il cliché del delicato fiore bisognoso della protezione di un uomo, è la quinta essenza dell’emancipazione, guadagnata al prezzo – almeno così sembra suggerire l’episodio pilota – di una struggente solitudine.

L’azione inizia con il ritrovamento del corpo di un tredicenne travestito da ragazza e dedito alla prostituzione di nome Giorgio Santorelli, abbandonato sul ponte di Williamsburg orrendamente smembrato e mutilato. La notizia del delitto, che corre per la città con la stessa velocità con cui gli agenti di polizia danno l’allarme per le strade di New York battendo con i loro manganelli contro i palli di metallo dei lampioni stradali, giunge così alle orecchie di Kreizler, un alienista specializzato nella cura dei bambini con un conto personale aperto con il crimine, soprattutto questo crimine. Laszlo, dopo aver perso due giovani pazienti a causa di un orrendo omicidio, è infatti convinto che in città giri un pericoloso assassino che prende di mira sfortunati bambini costretti a vestirsi da femmine e prostituirsi per soddisfare le pruriginose abitudini sessuali dei loro clienti con lo scopo di aiutare le loro famiglie, e vuole fermarlo, anche a costo di scontrarsi con il suo ex compagno di università Theodore Roosevelt, deciso – almeno inizialmente – a tenere l’eccentrico dottore lontano dalle indagini.

The Alienist è, senza ombra di dubbio, una serie ben concepita e diretta, con ottimi protagonisti e personaggi ancora più interessanti, ma soffre anche di un certo modernistico approccio al crimine, uno stereotipo quasi, che vuole che ogni investigatore (sia esso un poliziotto, un medico o un normale cittadino) entri nella mente di un assassino per poterne comprendere le motivazioni e prevenirne le azioni, con un criterio molto televisivo che ha il demerito di trasformare molte serie crime in un déjà-vu. E che questa sia la strada intrapresa da questo particolare show è fuori discussione, non fosse altro per la battuta finale con cui si chiude l’episodio pilota, pronunciata appunto dal suo protagonista:
Solo se diventerò lui – se taglierò io stesso la gola di quel bambino, se passerò la lama del coltello su quel corpo indifeso e caverò quegli occhi innocenti dal suo volto terrorizzato, solo allora potrò davvero comprendere me stesso… Devo vedere la vita come la vede lui, sentire il dolore come lo sente lui, percorrere la sua medesima strada. Sì, devo seguirlo dovunque egli mi porterà, anche se sarà nel più cupo degli inferni.

La potenza di queste parole è ovviamente destinata a colpire il pubblico come un pugno, ma nasconde anche un latente rischio nel suo potenziale eccesso di drammatizzazione, che toglie la spinta a quella che è invece la parte migliore dell’episodio, e cioè lo scontro tra il progresso – nel campo della medicina e dell’indagine criminologica – ed il passato, rappresentato da una forza di polizia corrotta e disumanizzata, che addirittura parla della vittima come fosse una cosa, colpevolizzandola e dandogli del degenerato per essersi vestito da ragazza.

Come nel caso del romanzo a cui si ispira, questa serie ha sicuramente un’idea di base interessante, soprattutto nel suo rappresentare un’era di brutali stratificazioni sociali e di un approccio al crimine ed alla medicina che apre le porte alla modernità, ma si perde anche in un stile a volte eccessivamente enfatico, che finisce per essere distraente e che privilegia troppo spesso l’apparenza rispetto alla sostanza.

The Alienist va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì su TNT, mentre arriverà in Italia, a partire dal 19 aprile, su Netflix.