Dopo gli eventi accaduti in My Struggle III, Mulder e Scully vengono interrotti durante un momento di riposo da un nuovo caso che in maniera impertinente bussa alla loro porta con fucili puntati e una squadra di soldati addestrati pronti a far fuori i due agenti dell’FBI. Ma prima dell’irruzione dell’agenzia chiamata Purlieu Services, Mulder riceve sul suo cellulare un messaggio video da parte di Langly, l’iconico Pistolero Solitario, che lo avverte: “se io dovessi essere morto vuol dire che loro sanno che io so”.

Un messaggio complicato da decifrare, ma non per i due protagonisti che, dopo aver combattuto contro un trio improbabile, riescono a fuggire anche dalle grinfie di quella che sembra essere una compagnia privata che ha addirittura il predominio sull’FBI. Passo dopo passo, i due agenti cercano di capire cosa si nasconde dietro al messaggio criptato e, anche grazie all’aiuto di Skinner che in maniera sempre più enigmatica confonde loro e gli spettatori, cercano di andare più a fondo sulla questione del loro amico morto ormai 14 anni fa. Dopo essere andati al cimitero di Arlington, luogo di sepoltura dei tre Pistoleri Solitari, per Mulder e Scully inizia un quiz degno dell’iconico trio della serie. Avendo notato che le loro lapidi presentano le date di nascita e di morte errate e che inoltre la lapide di Langly punta verso una direzione sbagliata, la coppia di investigatori trova un indizio piuttosto interessante (un medaglione con un QR Code)… ma prima di arrivare a questo si imbattono anche nella tomba di Deep Throat, storico personaggio della serie interpretato da Jerry Hardin. In questo frangente inaspettato Mulder scopre che il vero nome dell’ex agente della CIA è Ronald Pakula. Il nome usato è un riferimento al noto regista Alan J. Pakula? Chissà, ma se fosse così la cosa non ci sorprenderebbe visto che il suddetto è stato regista della cosiddetta trilogia della paranoia, battezzata con “Una Squillo per l’Ispettore Klute“, e seguita poi da “Perché un assassino?” pellicola sull’assassinio di Kennedy visto in chiave di cospirazione politica, e conclusasi poi con il più celebre “Tutti gli Uomini del Presidente“, che descrive la vicenda dello scandalo Watergate. Questi sono tutti argomenti che molto spesso abbiamo ritrovato e continuiamo a ritrovare in X-Files, perciò il paragone non ci sembra poi così inappropriato.

Dopo attente ricerche, la scannerizzazione porta come risultato delle immagini del Long Lines Building di New York City, casa del programma NSA chiamato Titanpointe (che dopo attente ricerche su internet abbiamo scoperto esistere davvero). Successivamente, Mulder e Scully chiedono nuovamente aiuto a Skinner, che li informa del fatto che in realtà tutti gli X-Files sono stati digitalizzati. Sempre grazie a un codice criptato, Langly porta Mulder e Scully a cliccare su una cartella segreta con il volto di una giovane Dana Scully. Una volta entrati i due capiscono che devono raggiungere una certa Karen Hamby per scoprire se il Pistolero Solitario sia morto o no.

 

 

E la risposta è un po’ al centro di questo episodio che in quaranta minuti mostra momenti d’azione nei quali Mulder e Scully cercano di sopravvivere (e lo fanno anche bene) e momenti che riportano alla mente dei fan storici ricordi inimmaginabili. Quello che la Hamby rivela ai due prima di morire è che il messaggio arrivato non è altro che una simulazione virtuale di Langly; la sua coscienza è stata infatti caricata all’interno di una simulazione che prende vita solo dopo la morte. Langly temeva ci fosse la possibilità che le promesse fatte a lui e alla Hamby di vivere una vita eterna oltre la morte fossero in realtà delle menzogne. E infatti è proprio grazie a questa sfiducia di partenza che è riuscito a comunicare con Mulder. Successivamente, grazie all’aiuto della Hamby, i due riescono a mettersi in contatto con Langly, che spiega loro di vivere in una sorta di paradiso apparente che non è altro che un’enorme bugia, sebbene all’interno di questo cyber-mondo siano presenti i Ramones, Steve Jobs e Michael Crichton. Langly invita i due agenti a distruggere il server principale di questo esperimento ed è infatti al Long Lines Building che l’episodio arriva al suo culmine. Tra combattimenti e fughe per le scale antincendio del palazzo, Mulder finisce per essere ammanettato dal capo russo della Purlieu Services, che lo conduce da Erika Price, il personaggio misterioso che il pubblico ha conosciuto nello scorso episodio e che ancora una volta invita Mulder a guardare al mondo con occhi diversi. Ma un’evoluzione tecnologica di questo tipo è l’ultima delle priorità per Mulder. Nel frattempo Scully arriva al server principale disattivandolo completamente. Al termine, Mulder e Scully vanno via dalla stanza ritornando poi in un secondo momento con altri agenti dell’FBI, tempo necessario per ritrovare l’ufficio vuoto senza le macchine. Classico finale alla “X-Files” con un’enorme incognita, anche se questa volta abbiamo la certezza che Langly sia ancora all’interno della simulazione, questo perché Mulder e Scully non si sono appropriati del backup. Ovviamente la misteriosa Erika Price è riuscita a fuggire.

Episodio scorrevole, adrenalinico e con una coppia più unita che mai. Sebbene questo non sia un vero e proprio “Monster of the Week”, “This” funziona per i suoi continui riferimenti al passato, per gli enigmi impossibili che solo Mulder e Scully riescono a risolvere e per il modo in cui Glen Morgan, storico sceneggiatore della serie, è riuscito a portare avanti l’idea di rendere più attuali a livello tecnologico i casi. Gli X-Files digitalizzati e un sottile parallelismo con Black Mirror e il prossimo show targato Netflix, Altered Carbon, sono l’esempio palese che i tempi sono cambiati anche per uno show nato negli anni ’90, quando ogni cosa era differente. Lo stesso Mulder in questo episodio fa riferimento al fatto che tutte le cose peggiori che in passato temevano si sarebbero compiute alla fine si sono avverate. Tutto è più accelerato e di conseguenza lo è anche la scrittura e la messa in scena delle varie situazioni. C’è più frenesia e voglia di spiegare le cose, anche perché i mezzi che i due protagonisti hanno a disposizione sono più rapidi: il risultato è che meno domande rimangono senza risposta. Questo bisogno di essere all’altezza delle aspettative dei fan, e anche il senso d’obbligo di stare al passo con i tempi, finiscono per limitare gli autori che sembrano essersi dimenticati di costruire la tensione. Sicuramente con “This” la mancanza di mistero viene compensata con una buona dose di scene d’azione. Detto questo siamo un passo avanti all’episodio mitologico della scorsa settimana e l’aspettativa più grande è quella che anche i prossimi episodi “Monster of the Week” seguano la scia di “Mulder e Scully in azione pronti a tutto pur di salvare il mondo o gli amici in pericolo”, perché è così che i due ci piacciono veramente.