A partire dagli anni 2000, in Italia hanno iniziato ad affacciarsi in tv produzioni di indubbia qualità, sempre più distanti dall’approccio tipico della fiction di prima serata e più in linea con i toni e gli stilemi delle produzioni europee e – talvolta – d’oltreoceano. Alcune di esse sono nel tempo diventate veri e propri fenomeni di culto; altre, più recenti, stanno gettando le basi per una nuova era della serialità televisiva del nostro paese. In questo articolo ve ne proponiamo 10, specificando quale è stato il loro apporto alla causa e mettendo bene in evidenza perché, secondo noi, meritano di essere recuperate.

1. L’ispettore Coliandro
Serie atipica per i palinsesti Rai iniziata nel 2006, L’ispettore Coliandro è forse il primo vero prodotto seriale della televisione pubblica ad andare alla ricerca di un pubblico più giovane. Nato dalla penna di Carlo Lucarelli, il maldestro poliziotto sui generis con il volto di Giampaolo Morelli è il perfetto antieroe italiano: donnaiolo, sboccato, pieno di pregiudizi, ma in fondo dall’animo buono e sempre pronto all’azione, soprattutto se di mezzo c’è qualche ragazza da salvare. Alla regia della serie troviamo i Manetti Bros, che in ogni episodio strizzano l’occhio a un diverso genere cinematografico e lo reinterpretano alla loro maniera.

2. Boris
Andata in onda per la prima volta su Fox nel 2007, Boris è una delle produzioni seriali comiche più riuscite del panorama italiano, le cui frasi e tormentoni sono ormai entranti di peso nel nostro vocabolario quotidiano. Strutturata su tre stagioni più un film per il cinema, la serie è una grottesca satira metanarrativa sul mondo delle fiction di prima serata, mediocri e tutte uguali, contraddistinte da una recitazione “alla cazzo di cane” e da una fotografia “smarmellata”. A dar vita al nutrito cast di personaggi surreali che animano il bizzarro mondo di Boris troviamo alcuni dei migliori caratteristi del panorama italiano, tra cui spiccano Francesco Pannofino nell’iconico ruolo del regista René Ferretti e Pietro Sermonti in quelli dell’attore-divo un po’ cialtrone Stanis La Rochelle.

3. Romanzo Criminale – La serie
Dopo aver mosso i primi passi con il Quo vadis, baby? firmato da Gabriele Salvatores, nel 2008 Sky si lancia in un compito difficilissimo: adattare per la tv Romanzo Criminale, il libro di successo di Giancarlo De Cataldo, già trasposto sul grande schermo (con ottimi risultati) da Michele Placido. Incentrata sull’ascesa e la caduta della Banda della Magliana, uno dei più famosi gruppi criminali della Roma degli anni ’70, la serie si è sorprendentemente rivelata un prodotto di altissima fattura, tanto da venire esportata con successo anche all’estero. Questo risultato è merito soprattutto dell’ottimo lavoro di caratterizzazione dei personaggi svolto dal cast, al tempo quasi tutti esordienti, e alla sapiente regia di Stefano Sollima, che dona alla serie un taglio cinematografico del tutto inedito per le produzioni del nostro paese.

4. I delitti del BarLume
Tra i generi cardine della serialità televisiva italiana, narrativamente parlando il procedural si apre male a interventi comici, prediligendo atmosfere più cupe e ricche di dramma. I delitti del BarLume, in onda su Sky dal 2013 e ispirata ai romanzi gialli di Marco Malvaldi, sovverte brillantemente questa regola proponendo una serie di grotteschi gialli che vedono protagonisti un barista (un brillante Filippo Timi) e quattro arzilli e sboccatissimi vecchietti. Se la prima stagione appare più canonica e vicina al modus operandi delle fiction di prima serata, con l’entrata in cabina di regia di Roan Johnson I delitti del BarLume acquista un piglio giocoso e divertito, valorizzando al maglio i suoi punti di forza.

5. In Treatment
Prendere una serie straniera e adattarla (bene) per il nostro paese. È questo il caso di In Treatment, produzione Sky andata in onda dal 2013 al 2017, ispirata tanto all’originale israeliano BeTipul quanto alla ben più famosa versione americana targata HBO. Protagonista è Sergio Castellitto nei panni dello psicoterapeuta Giovanni Mari, chiamato ad affrontare settimanalmente drammi e insicurezze di vari pazienti per poi calarsi, il venerdì, lui stesso in questo ruolo per risolvere la sua complessa situazione familiare. Oltre che per essere sorretta da un cast di attori di primissimo piano (Adriano Giannini, Margherita Buy e Michele Placido, solo per fare qualche nome), la versione italiana di In Treatment si fa vedere molto bene grazie anche alla regia di Saverio Costanzo, che riesce a infondere dinamismo e profondità a una serie tutta giocata su due persone che dialogano sedute in una stanza.

6. Gomorra – La serie
Insieme a La Piovra, Gomorra è la serie televisiva italiana più famosa e apprezzata nel mondo. Il perché è presto detto: sfruttando lo stesso modus operandi utilizzato per Romanzo Criminale (un grande libro come punto di partenza, attori protagonisti poco conosciuti, una regia e una narrazione di ampio respiro), Roberto Saviano, Stefano Sollima e gli altri registi creano una saga nera dai toni epici che non ha problemi a rivaleggiare con le grandi produzioni americane. Composta di soli personaggi negativi, tutti destinati all’eterna dannazione e con in bocca il dialetto stretto della Campania, Gomorra parla del male per denunciare il male, riuscendo a catturare l’attenzione degli spettatori senza mai farli immedesimare nei suoi protagonisti.

7. 1992 – La serie
Tangentopoli, il processo Enimont, la nascita di Forza Italia: questo il momento storico al centro di 1992 – La serie (poi 1993 e presto 1994), produzione Sky7La7 nata da un’idea del protagonista Stefano Accorsi con lo scopo di raccontare, romanzando, uno periodi più discussi della storia recente dell’Italia. Questo scenario di fermento e cambiamento viene narrato attraverso il punto di vista di vari personaggi, ognuno con una doppia anima e un propri sogno da realizzare. A qualunque costo. Tra questi, oltre al pubblicitario Leonardo Notte interpretato da Accorsi, a emergere maggiormente sono la spregiudicata showgirl di Miram Leone e il politico leghista di Guido Caprino.

8. Non uccidere
Partita in sordina su Rai 3 nel 2015, Non uccidere si è velocemente fatta apprezzare per il suo taglio da poliziesco nord-europeo inserito alla perfezione nel contesto italiano. Ambientata in una Torino fatta di poche luci e molte ombre, la serie segue le indagini della giovane e tenace ispettrice Valeria Ferro, una Miriam Leone acqua e sapone con uno sguardo perennemente velato di malinconia. Tra casi di cronaca nera che si rifanno all’attualità e il dramma familiare irrisolto che avvolge il passato della protagonista, puntata dopo puntata Non uccidere porta in scena uno scenario duro e cattivo come poche volte si è visto in una serie della tv di stato, in cui la colpevolezza sembra abbracciare ogni individuo.

9. Rocco Schiavone – La serie
Se Montalbano rappresenta l’eroe vecchio stampo, il commissario integerrimo volto esclusivamente al bene e alla giustizia, Rocco Schiavone ne è l’esatto opposto: un vicequestore dalla dubbia morale, dai metodi poco ortodossi, che non esita a infrangere le regole pure di risolvere un caso. Tratta dai romanzi gialli di Antonio Manzini, la serie vede dietro la macchina da presa un Michele Soavi al suo meglio, in grado di trasformare la splendida e fredda Aosta in una location da thriller nord-europeo. A dare volto e anima a Schiavone troviamo Marco Giallini, uno dei migliori attori italiani in circolazione, che ripone la maschera da da gentiluomo indossata al cinema negli ultimi anni per indossare l’impermeabile di un antieroe che sembra stato pensato apposta per lui.

10. La linea verticale
Presentata in anteprima su RaiPlay e andata in onda su Rai 3 a gennaio 2018, La linea verticale ha segnato una piccola svolta per la serialità televisiva italiana, applicando il formato da 30 minuti tipico delle sit-com a un genere nuovo per il nostro paese, il dramedy, e riuscendo a confezionare un prodotto ottimo sotto molti punti di vista. Scritta e diretta da Mattia Torre, uno degli autori di Boris, la serie affronta il tema della malattia in maniera satirica e mai cupa, riuscendo a far riflettere sulla vita in ospedale e offrendo allo stesso tempo una visione allegorica dell’Italia di oggi. Protagonista assoluto è un Valerio Mastandrea in stato di grazia, affiancato da Greta Scarano e da molti attori provenienti dal set di Boris.