Cayden James si prepara a completare la sua vendetta. Il suo piano, infatti, è pronto a concludersi portando a una catastrofica deflagrazione, in grado di trasformare in fumo e cenere l’intera Star City.

Sempre più a corto di soluzioni e risorse, Oliver Queen prova a dialogare con il temibile criminale, cercando di dimostrargli che non è lui, in realtà, il responsabile della morte di suo figlio (i cui dettagli scopriamo in un flashback).

Nel frattempo, Black Canary desidera più di ogni cosa la morte di Black Siren, colpevole di aver assassinato a sangue freddo Vigilante.

Nel prosieguo della storia va in scena uno scontro che mette eroi e criminali gli uni di fronte agli altri, con l’identità del cospiratore che ha portato al faccia a faccia tra Green Arrow e James che viene finalmente rivelata.

Dopo una prima parte di stagione che vorremmo tutti dimenticare e una lenta risalita iniziata nella midseason première e proseguita fluidamente fino ad oggi, possiamo mettere nero su bianco come The Devil’s Greatest Trick sia un episodio convincente in termini di storia e buono come fattura. Per quanto si sia andati troppo per le lunghe, soluzione che aveva portato a una situazione di decompressione insostenibile lo show, il dare finalmente un movente alle azioni di un villain fino ad allora quasi trasparente come Cayden James, ha generato un effetto domino credibile che ha nettamente risollevato la storia.

La risoluzione di quella che finora è stata la storyline principale della stagione, andata in scena in questo episodio, ha inoltre permesso il concretizzarsi di un plot twist prevedibile – specie per chi ha letto i fumetti di Freccia Verde durante l’era editoriale de I Nuovi 52 – ma anche decisamente entusiasmante. La sesta stagione di Arrow, dunque, sembra essere entrata nel vivo. Certo, ci sono voluti pur sempre ben tredici episodi per arrivare a questo punto, elemento impossibile da trascurare.

Le scelte narrative fatte dagli autori negli ultimi capitoli della storia andati in onda, dal disgregamento del Team Arrow in poi, hanno pagato, e bene. Con il senno di poi tutto è oggi riconducibile alle azioni fatte da un villain misterioso – sempre avuto davanti a noi – che tramando nell’ombra come un cancro ha saputo insinuarsi in ogni interstizio venutosi a creare, salendo così al potere in una situazione generale di grande incertezza. Di The Devil’s Greatest Trick ciò che ricorderemo più piacevolmente è senza dubbio l’intreccio dei vari filoni narrativi, in un episodio il cui storytelling è ben scritto e poi messo in scena: il tutto si traduce in una visione piacevole, ritmata e fluida, con la storia che diviene finalmente pilotata dai vari personaggi, ognuno con precisi scopi e direzione: c’é chi perde tutto, chi vince contro ogni statistica e chi, bene o male, si fa andar bene un pareggio. Lo scenario che abbiamo di fronte a noi per il prosieguo della sesta stagione di Arrow, però, di certo non si può definire poco interessante.

Anche quelli che sono divenuti un po’ i punti deboli cronici di Arrow, come di un po’ tutte le produzioni dell’Arrowverse, sono abilmente mascherati in The Devil’s Greatest Trick: per una volta, la ripetitività di scenografie, coreografie, ecc. non disturbano, ma anzi, risultano naturali come parte integrante del tessuto della trama. Molto buone, infine, le soluzioni in termini di montaggio, con le sequenze in flashback perfettamente intercalate nella storia.

La “sorpresa” più grande di questo capitolo è senza dubbio la crescita in termini di spessore del personaggio di Ricardo Diaz, anche noto con lo pseudonimo di Richard Dragon (nome del suo mentore, da lui assassinato), che ha fatto il suo esordio sulle pagine di Green Arrow #23 (2013), creato da Jeff Lemire e Andrea Sorrentino. Come nella saga che lo ha introdotto nell’Universo DC, Dragon si rivela essere ben più di ciò che aveva lasciato in precedenza intendere, divenendo di fatto il main villain di questa stagione.

Infine, il titolo dell’episodio è ovviamente un passaggio di una citazione estrapolata direttamente dal film intitolato I soliti sospetti (1995) di Bryan Singer: “The greatest trick The Devil ever pulled was convincing the world he didn’t exist“, tradotto in italiano come, “La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste“.