Dopo aver salvato la vita – e l’anima – di Sara in passato, il mago ed esorcista John Constantine torna in scena, chiedendo aiuto alle Leggende per risolvere uno spinoso caso di possessione demoniaca che ha più di una connessione con il gruppo di eroi.

Queste premesse trascinano John, Sara e Leo negli anni Sessanta, al fine di provare a sconfiggere una volta per tutte il demone Mallus, mentre nel presente Ray e Zari devono cercare di tenere a bada la giovane posseduta di nome Nora.

Nel frattempo, Nate e Amaya sono protagonisti di un altro faccia a faccia con la perfida Kuasa.

Il John Constantine del piccolo schermo, interpretato da Matt Ryan e protagonista della sfortunata serie TV prodotta nel 2014-2015 dalla NBC, fa la sua seconda incursione nell’Arrowverse, dopo averlo già visto in passato in Arrow. Il gradito ritorno – si tratta di una versione dell’anti-eroe della DC Comics molto coerente e credibile – funge da pretesto per dar vita a un episodio che spazia nell’horror, abbandonando per l’ennesima volta il canone originario dello show.

Dopotutto – e fortunatamente – Legends of Tomorrow è oramai un prodotto sbarazzino e bizzarro, dalla natura imprevedibile. Dopo aver compreso come le premesse originali della serie TV non le avrebbero assolutamente permesso di “sopravvivere” oltre la prima stagione, gli autori sono stati abili nel trasformarla in un contenitore di elementi narrativi assolutamente eterogenei tra loro. Negli ultimi tempi, infatti, Legends è divenuto una sorta di “tritarifiuti” nel quale gettare qualsiasi scarto, da personaggi minori, dimenticati e troppo deboli per stare da soli – Constantine ne è esempio, così come lo sarà prossimamente Kid Flash – a storyline secondarie, fino a elementi narrativi presi un po’ da qualsiasi fonte. Tutti gli ingredienti suddetti, eliminata ogni sovrastruttura di troppo, tornano a essere terreno fertile nel quale far germogliare storie apprezzabilissime, al netto del loro essere fortemente derivative.

La terza stagione di Legends è un po’ il massimo esempio in questo senso: nei vari episodi abbiamo esplorato tantissime storie e svariati generi narrativi, da E.T. a Jurassic Park, fino ad arrivare a Daddy Darhkest, capitolo nel quale sono “rubate” tante idee viste in tempi recenti e non, sul grande o piccolo schermo, da L’esorcista ad American Horror Story. Sorprendentemente, però, il risultato finale di ogni singolo capitolo dello show ha un sapore sostanzialmente originale, oltre che uno storytelling dinamico e quasi sempre molto gradevole (anche se ovviamente non sono mancati, e non mancheranno, degli scivoloni).

Il modo in cui gli autori riescono a recuperare un personaggio come John Constantine dal dimenticatoio per renderlo il perno di una storia apprezzabile, oltre che ben inserita nella trama principale della stagione, è qualcosa che merita il nostro plauso. In Legends non vi è quasi mai puro esercizio stilistico, ma ogni elemento a disposizione – anche quelli scenografici, per dirne una – è sfruttato nella maniera più pragmatica e quindi funzionale possibile. Questo è lo show dell’Arrowverse che, paradossalmente, è sempre più facile seguire, perché non richiede allo spettatore particolare attenzione o partecipazione, proponendo uno spettacolo sincero, che non nasconde mai i suoi limiti fisiologici, trasformandoli anzi spesso in punti di forza, anche grazie a una chiave di lettura molto (auto)ironica.

Protagonista assoluto di Daddy Darhkest è quindi Constantine, personaggio creato da Alan Moore e Rick Veitch sulle pagine di Saga of the Swamp Thing #37 (1985). C’é molto dell’iterazione originale del mago inglese nell’episodio, a partire dal riferimento alla giovane Astra – ragazza che John non è riuscito a salvare in passato, consegnandone l’anima all’inferno – fino al suo segno zodiacale (la data di nascita di Constantine è il 10 maggio, ed è dunque del Toro). Simpaticissima è inoltre la ripetuta gag della sigaretta: John è un tabagista incallito, ma nel suo show della NBC non era consentito mostrarlo nell’atto di fumare a causa di un regolamento interno del network. Il personaggio è inoltre di orientamento bisessuale, e a questo proposito si spiega il suo flirt verbale con Leo Snart. Ancora, la dottoressa del Sumner Asylum è accreditata come Ellen Moore, riferimento in termini di assonanza al creatore di Constantine, Alan Moore. Infine, a un certo punto John esclama “Allons-y, Alonso!“, rimando evidente al personaggio del Dottor Who (e per precisione maniacale a una gag dell’episodio dello show inglese intitolato Voyage of the Damned).