In un incredibile (si fa per dire trattandosi di Scandal) capovolgimento di eventi Army of One si rivela la puntata che molti probabilmente aspettavano, l’episodio in cui Olivia Pope ricorda di avere una coscienza e decide di usarla. Tagliata fuori dai giochi, l’ora comincia con un’Olivia più pericolosa che mai, proprio perché ferita e messa da parte, soprattutto quando realizza che Jake ha ormai in pugno Mellie dopo averle rivelato che il suo capo dello staff è in realtà responsabile dell’omicidio del Presidente Rashad.
Da animale ferito qual è, Oliva non tarda a mostrare gli artigli e coinvolgere Jake e Mellie in uno scandalo che potrebbe porre fine al suo mandato, se non fosse che Vanessa, la moglie di Jake (qualcuno si ricordava ancora della sua esistenza?), dietro suggerimento di Cyrus, riesce momentaneamente a levare tutti di impaccio salvando, anche se per poco, la situazione.
Ma il punto focale della questione non è tanto la partita a tennis che viene giocata dalle persone in causa, quanto la consistenza e la logica della storia in sé, motivo per cui abbiamo pensato di provare a ricapitolare il senso generale di questa stagione, soprattutto dopo averne più volte criticato lo svolgimento.

L’intento degli autori sembrava quello di fare di Olivia il vero nemico da affrontare: dopo 5 anni e mezzo di battaglie in nome della giustizia, giocate non sempre con mezzi leciti, la sete di potere di Olivia sembrava aver preso il sopravvento, trasformandola nella peggiore versione di se stessa e nella perfetta erede di suo padre.
C’è stato persino un momento in cui siamo stati disposti a dare il beneficio del dubbio a degli autori che stavano trasformando un personaggio che è stato a lungo un’icona del femminismo, nella più pericolosa versione di una moderna strega cattiva.
Forse – abbiamo preso in considerazione anche questa possibilità – Evil Olivia è davvero, nella mente degli autori, il non plus ultra delle femministe: dare infatti per scontato che una donna che conquista il potere debba essere per forza materna, gentile ed giusta potrebbe rivelarsi dopotutto un pensiero estremamente maschilista, ma ancora una volta la serie ha cambiato le carte in tavola, dandoci l’impressione di cercare la via della redenzione per il personaggio, il che darebbe il colpo di grazia anche questa azzardata teoria.

Sebbene sia umanamente comprensibile che rivedere Quinn dopo aver pensato di essere responsabile della sua morte, possa essere stato ciò di cui Olivia aveva bisogno per rinsavire, questo improvviso cambiamento di direzione ci lascia del tutto spiazzati.
La decisione di sfidare suo padre Rowan, l’assassinio di Rashad e, non dimentichiamolo, di sua nipote, tutto quello che Olivia ha fatto da quando Mellie è diventata presidente non l’ha mai fatta arretrare di un passo e adesso noi dovremmo credere a questo improvviso rigurgito di umanità? Dopo undici puntate di quello che ci siamo appena lasciati alle spalle, ci perdonerete se non solo non crediamo alla buona fede di Olivia, ma nemmeno all’idea che meriti la redenzione. Sebbene Scandal sia di fatto il simbolo di una categoria di persone marce, che hanno fatto nella vita cose indicibili, senza mai pagarne davvero le conseguenze, pensiamo anche ci sia un limite a tutto, persino alla capacità del pubblico di perdonare.

Ciò detto, gli eventi, per come si svolgono in questo episodio, hanno quantomeno un senso logico compiuto e tutti sembrano tornati a rivestire il loro ruolo originale, compreso Cyrus che non ha fatto altro che nascondersi pazientemente nell’ombra prima di poter tornare a colpire di nuovo. Olivia sembra aver deciso di sacrificare la sua posizione in favore della salvezza della presidenza di Mellie, che ha sempre visto come un simbolo, più che un merito, un simbolo che è stata disposta a proteggere anche con il sangue, Jake è di nuovo nella sua posizione di gregario, quella che occupa meglio dagli esordi del suo ruolo, Robin, Charlie e Quinn sono tornati alla QPA (Quinn Perkins & Associates) ed Huck ha potuto riabbracciare la sua amica di sempre.
Segnaliamo in tal senso la scena in cui Quinn mette la piccola Robin tra le sue braccia, una scena che stavamo aspettando in molti e della quale, fortunatamente, gli autori non ci hanno privati.
Ultimo, ma non ultimo, c’è Rowan, uno dei personaggi più sfuggenti ed incomprensibile dello show: l’uomo che minaccia di distruggere la figlia, ma che ammette poi di non poter nemmeno concepire di ferire, la persona che protegge Quinn e la sua bambina per poi minacciarle entrambe e lasciarle libere il secondo dopo.
Arriverà un momento in cui questa serie farà arrivare i nodi al pettine e ci darà una parvenza di senso di giustizia o lo scopo degli autori continuerà semplicemente ad essere quello di passare da uno scandalo all’altro senza soluzione di continuità?
Cosa vi aspettate o cosa desiderate davvero che avvenga per la fine di questo sconvolgente ed enigmatico show?

La settima stagione di Scandal tornerà in onda negli Stati Uniti con l’episodio Allow Me to Reintroduce Myself, prima parte del crossover evento con How to get Away with Murder, giovedì 1 marzo sulla ABC.