Silver Smile è stato forse il migliore episodio di The Alienist dal suo debutto, sebbene alcuni elementi di cui abbiamo già parlato sia ancora presenti – i tentativi dei fratelli Isaacson di fare un’analisi forense della vittima sulla scena del crimine e quelli di Sara Howard di creare una sorta di profilo dell’assassino – la puntata si fa davvero interessante quando gli autori ci ricordano, in un certo senso, che questa è una serie ambientata nel secolo scorso, in una società caratterizzata da tutte le sue affettate e peculiari leggi, di cui il dottor Laszlo Kreizler, John Moore, Sara Howard ed i fratelli Isaacson sono ben strani rappresentanti.

Nell’apprendere di alcune convenzioni peculiari del tempo, riusciamo inoltre a scorgere qualche indizio in più sui nostri protagonisti: di John Moore, per esempio, scopriamo che aveva un fratello annegato in mare, che ha un padre che disapprova ogni sua scelta di vita – probabilmente paragonata a quelle del figlio perduto, – che vive ancora con la nonna e che l’anziana donna, che sobbalza spaventata ad ogni squillo di telefono al quale non è chiaramente abituata, pensa che una donna rispettabile sia l’unica cura possibile per il nipote, dedito al bere ed alle donne, il quale inorridisce alla sola idea di adeguarsi agli usi della buona società, sebbene ci sia da domandarsi legittimamente cosa ci sia davvero di buono, da parte delle sue indiscrete ospiti, nel fare insistenti domande sulla morte di suo fratello, parlando evidentemente di un argomento che per John è ancora fonte di grande dolore.
Anche Sara ci viene mostrata in un’occasione sociale, al di fuori di quello che sembra essere il suo elemento e nonostante la sua abitudine a tenere i propri sentimenti ben celati, la giovane donna mostra di avere un certo desiderio di normalità, quando mente ingenuamente dicendo alla sua ex compagna di Vassar di aver trovato uno spasimante in un certo dottore di nostra conoscenza.

Con l’eccezione della scena in carrozza tra John e Sara, il cui rapporto non è stato ancora chiarito, quello che potrebbe essere, in qualsiasi altra serie, considerato come un elemento distensivo ed una strizzata d’occhio al romanticismo, in The Alienist diventa invece occasione per una feroce critica ad una società fatta di apparenza in cui outsider come John e Sara sono costretti a mentire per provare un senso di appartenenza. Ma dove questi due personaggi sembrano ancora provare un desiderio di connettersi con il resto del mondo, seppure fugace o fallimentare, il dottor Kreizler è invece un’autentica mosca bianca.

Lungi dal provare – almeno per ora – la minima attrazione nei confronti di Sara, soprattutto considerato il rapporto che sembra legarlo alla sua governante MaryLaszlo sembra elusivamente attratto dalla capacità della mente di lei di leggere particolari che a lui possono essere sfuggiti, come quando, sul tetto di quello che diventerà l’acquario di New York, mentre analizzano la scena del crimine, lei si rende conto che l’assassino a cui stanno dando la caccia potrebbe essere dalle altezze e dall’acqua.
Il dottore, inoltre, che condivide con Sara l’abitudine di imbottigliare i propri sentimenti nascondendoli al resto del mondo, non si fa scrupolo a mettere a disagio anche i suoi più stretti collaboratori con domande impertinenti ed inopportune, quando queste possono portarlo a comprendere meglio la natura umana, l’unica chiave, secondo lui, che può avvicinarli alla cattura di un feroce assassino che, in questo episodio, miete un’altra innocente vittima.

E proprio a proposito di questo caso e grazie all’intervento di Sara, Roosevelt (Brian Geraghty), una presenza che per ora si è rivelata tutt’altro che incisiva, soprattutto se si considera la forte personalità dell’autentico personaggio storico, Laszlo e la sua squadra ottengono il permesso di analizzare per primi la scena del crimine, a patto che lo facciano di nascosto dal capitano Connor con il quale il commissario deve mantenere una parvenza di rapporto civile, pur cominciando a sospettare la portata della sua corruzione.

The Alienist, infine, non è certo una serie che risparmia al pubblico scene sanguinolente e piuttosto crude, il modo in cui i fratelli approcciano il corpo della vittima potrebbe probabilmente sembrare un’oggettificazione inconcepibile per i giorni nostri, ma in queste circostanze va letto come un evento figlio del suo tempo, in cui non esisteva nemmeno l’idea di vittimologia.  I due patologi studiano la vittima più con interesse scientifico che lugubre curiosità e quegli attimi di puro orrore sono contrapposti dal muto singulto di Sara e dal suo respiro affrettato, unico cenno da cui percepiamo il suo disagio.
A nostro avviso, inoltre, l’insistenza con cui la regia spesso si sofferma su particolari indiscutibilmente macabri serve in realtà da perfetto contraltare per l’ipocrisia rappresentata da quel mondo (e dal nostro?): più del sangue, infatti, non dovrebbe farci impressione lo sfruttamento della prostituzione minorile e l’ingiustificabile doppiezza di chi condannava bambini innocenti colpevoli, secondo loro, di travestitismo e prostituzione, ma non gli uomini che abusavano dei loro corpi e della loro innocenza?
Sicuramente questa non è una serie per persone dallo stomaco debole, ma quanto meno ha un messaggio di fondo che troviamo coerente ed interessante, insieme allo sviluppo della psicologia di personaggi intriganti che stiamo solo adesso imparando a conoscere.

The Alienist va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì su TNT.