Il crossover di cui Le Regole del Delitto Perfetto sembrava aver bisogno non è abbastanza per risollevare le sorti di una stagione che, ormai, procede per inerzia inanellando eventi privi di qualunque coerenza narrativa. Da mesi i fan attendevano con ansia che la strada di Annalise Keating (Viola Davis) s’incrociasse con quella di Olivia Pope (Kerry Washington), protagonista di un’altra creatura targata Shondaland, quello Scandal giunto ormai alla settima stagione.

Bisogna ammettere che, rispetto ai picchi di noia e di pigrizia drammatica raggiunti ultimamente dalla serie di Peter Nowalk, questo Lahey v. Commonwealth of Pennsylvania gode quantomeno del fattore novità rappresentato dalla trasferta a Washington presso la Corte Suprema degli Stati Uniti; sarebbe inoltre ingiusto non riconoscere all’inedito duetto Davis-Washington un’intensità emozionale garantita dalla già comprovata duttilità interpretativa delle due attrici; onore al merito di aver reso perfettamente credibile una scena come quella in cui Annalise rischia di precipitare nuovamente nell’alcolismo, spogliata della retorica presente in scrittura grazie alla potenza delle interpretazioni date da Davis e Washington.

Al di là del godibilissimo duetto che vede le due darsi battaglia in una gara di bravura di cui è impossibile eleggere una vincitrice, l’episodio raggiunge il proprio culmine di pathos – come prevedibile – in corrispondenza dell’arringa di Annalise alla Corte riunita per decidere il destino di Nate Lahey Sr. (Glynn Turman). La tematica della discriminazione razziale diventa ancora una volta il fulcro di Le Regole del Delitto Perfetto, riuscendo a risollevare la fiacchezza dimostrata per buona parte della puntata in questione. È commozione politica ed etica quella che deriva dalla difesa dell’anziano Lahey, cui fa da contraltare quella più intima derivata dal dramma della demenza senile, sensibilmente raffigurata da Ophelia (Cicely Tyson), madre di Annalise.

Per il resto, Lahey v. Commonwealth of Pennsylvania regala allo spettatore momenti di perplessa confusione grazie alla casualità di un evento come l’immotivato amplesso tra Michaela (Aja Naomi King) e Marcus Walker (Cornelius Smith Jr.), piombato dal cielo durante un appostamento; se il tradimento della ragazza nei confronti di Asher (Matt McGorry) poteva – almeno nella mente degli sceneggiatori – animare una love story ormai adagiata sul giaciglio di una noia quasi comatosa, c’è da chiedersi perché abbiano deciso di farlo avvenire proprio in un episodio crossover, con un personaggio introdotto nella medesima scena in cui l’atto si consuma e destinato, di certo, a scomparire dalle linee narrative di Le Regole del Delitto Perfetto.

In conclusione, un’altra ottima occasione solo parzialmente colta, rovinata da una superficialità di scrittura alternata inspiegabilmente a picchi emozionali che ci ricordano quanto la seria sappia dire, nei suoi momenti migliori. Chiusa la parentesi a Washington, vedremo cosa ci riserverà il prossimo episodio, con un Simon (Behzad Dabu) che minaccia, col suo risveglio dal coma, le menzogne raccontate dal gruppo di ex allievi di Annalise.