Il Team Flash riesce a localizzare il decimo e terzultimo metaumano del bus colpito da un’ondata di materia oscura, sulle cui tracce vi è anche il pensatore. Si tratta di Matthew Kim, giovane di etnia asiatica che ha l’abilità di trasferire i super poteri da un “soggetto A” a un “soggetto B” mediante contatto, cosa che gli vale il nickname di Melting Point.

Immancabilmente quanto involontariamente, l’incontro tra i protagonisti e il nuovo metaumano ha come conseguenza il trasferimento dei poteri di Flash da Barry a Iris, con la seconda che ha il compito di salvare Central City da un pericoloso criminale.

Il sedicesimo episodio della quarta stagione di The Flash ha come tema principale lo scambio di ruoli tra il protagonista e la sua dolce metà. La donzella “indifesa” – in realtà, Iris ha dimostrato sempre grande carattere – diviene dunque il cavaliere, con Barry costretto a guardare, coordinando le operazioni dagli S.T.A.R. Labs. Si tratta di una dinamica assolutamente inedita e potenzialmente interessante, specie se confrontata con quello che è stato il leitmotiv della scorsa annata dello show, con la giovane West che sembrava condannata a cadere vittima di Savitar, con tutti i suoi amici e alleati disperati all’idea di non riuscire a salvarla.

Questo, di per sé, costituisce un motivo sufficiente a rendere Run, Iris, Run un episodio interessante. La cosa che colpisce, però, è il fatto che pur cambiando in maniera radicale le variabili dell’equazione vincente dello show, il risultato finale è lo stesso. Questa è solo l’ultima delle dimostrazioni di come The Flash sia un prodotto sempre molto equilibrato e solido, potendo contare sempre su stabili fondamenta che poggiano su una grande armonia delle varie dinamiche di gruppo del cast principale della serie TV.

Ma questo capitolo della storia non è privo di altri spunti accattivanti, anzi, tutt’altro. Sopra ogni cosa, l’esordio di Melting Point e la geniale invenzione di Harrison Wells potrebbero rappresentare dei twist narrativi decisivi per la risoluzione dello scontro con Clifford DeVoe: al riguardo, è facile immaginare come “non sarà così facile”, ma di sicuro è interessante che il Team Flash disponga ora di due nuove frecce per il proprio arco. Questi elementi sono solo l’ulteriore dimostrazione di quanto dinamica, cangiante e imprevedibile si stia dimostrando la quarta stagione dello show, davvero sorprendente sotto quasi ogni punto di vista.

Veniamo ora alle note dolenti: Run, Iris, Run presenta rilevanti difetti in termine di resa visiva, sia da un punto di vista costumistico che di effetti speciali. Il costume di Iris in versione velocista è infatti impresentabile, per dirla con un termine molto in voga nella politica nazionale attuale, non tanto per l’abbinamento cromatico viola-bianco-nero, ma proprio in termini di design. In particolare il pantalone attillato in latex e gli stivaletti con tacco – come si fa a correre su quegli affari? – sono una soluzione che potrebbe persino essere tacciata come sessista, specie se messa a confronto con quelle operate per il costume di Jesse Quick. Inoltre, gli effetti visivi in CGI, dall'”onda anomala” al “vortice di fuoco” sono molto raffazzonati ed evidentemente realizzati con un budget minimo e tempo a disposizione ancora più esiguo.

Per quanto lo switch di poteri tra Barry e Iris sia qualcosa di inedito nello show, nei fumetti della DC Comics abbiamo invece spesso visto Iris acquisire – sempre momentaneamente – superpoteri da velocista. I personaggi di Melting Point ed Eric Fry (il rapinatore britannico dotato di pirogenesi e pirocinesi) sono creazioni originali dello show, per quanto nello speciale The Flash: Year Zero – classificato oggi come fuori continuity – abbia fatto il suo esordio un villain di nome Doctor Melting Point, di natura totalmente diversa rispetto a quella di Matthew Kim.

Il titolo dell’episodio va a creare una sorta di parodia, ovviamente, della celebre frase “Run, Barry, run!” (“Corri, Barry, corri!“), che viene ripetuta abbastanza di frequente al personaggio di Flash.

Cisco, infine, va a fare dei precisi riferimenti al film Spider-Man 2 che ai Borg di Star Trek, in merito ai risvolti potenzialmente negativi dell’invenzione di Harrison.