A causa delle sue – eroiche – scelte nel corso della cosiddetta “Rankless Initiative”, Lyta-Zod deve affrontare un processo per tradimento che potrebbe costarle la vita, mentre Seg-El viene avvicinato dal leader del gruppo terroristico Black Zero.

Nel frattempo, la minaccia di Brainiac è più viva che mai, e scopriamo qualcosa di più sul misterioso culto del dio Rao che di fatto domina in maniera autoritaria sulla città di Kandor.

Giunta al suo quarto episodio, la prima stagione di Krypton si sta rivelando una sorpresa in positivo, ben al di sopra delle legittimamente dubbie aspettative. Non abbiamo di fronte uno show perfetto né particolarmente raffinato: anche questa serie TV va debitamente collocata in quel sempre più grosso calderone contenente prodotti televisivi che vanno dal buono al mediocre, e il cui unico intento è quello di proporre uno spettacolo accessibile e di mero intrattenimento, ispirandosi a materiale originariamente proposto sule medium fumetto.

La precisazione suddetta è forse superflua e scontata, ma a ogni modo doverosa. Al netto di difetti sempre più costitutivi nel campo di una certa, importante, percentuale di produzioni americane per il piccolo schermo, Krypton si sta diversificando, a poco a poco, proponendo una storia bilanciata e molto, molto più politica di quello che avremmo mai potuto credere. Ispirandosi molto liberamente al modello di Game of Thrones, gli autori ci stanno descrivendo una società che si erge su modelli sociologico-governativi antichi, in una realtà che – nonostante l’avanzamento tecnologico – persevera su archetipi governativi anacronistici.

The Word of Rao, come suggerito anche solo dal titolo, è un episodio altamente esemplificativo in questo senso, che ci permette di esplorare nuove nicchie nascoste di quello che sta divenendo un drama in cui l’elemento supereroistico è sempre più tangenziale. In questo capitolo della storia, il contenuto action è ridotto all’osso, in favore dello sviluppo di almeno tre storyline sì verbose, ma anche accattivanti, specie alla luce dei potenziali risvolti futuri in termini di trama, già anticipati da un bel finale con duplice cliffhanger.

Ovviamente, permangono tutti gli elementi di critica negativa già avanzati in precedenza, soprattutto in termini di dialoghi talvolta molto, molto deboli e capacità recitative complessivamente insufficienti da parte del cast.

Un altro elemento su cui Krypton sta invece crescendo è quello della resa visiva, a partire dal design dei costumi e delle scenografie, fino ai pochi effetti speciali veri e propri. I set, infatti, sembrano ben curati, specie se confrontati a quelli di show “competitor”, così come il ridotto utilizzo di CGI è comunque di buon livello.

Insomma, giunti al quarto capitolo della prima stagione della serie TV, possiamo dire che il tanto temuto “effetto Goyer” per il momento non è pervenuto. Che sia l’eccezione che conferma la regola?