The Terror ha esordito il 26 marzo e già ha conquistato il cuore di molti spettatori, che ne hanno apprezzato il rigore storico miscelato a una straordiaria tensione orrifica. “Non avevo familiarità con la spedizione di Franklin”, ha detto la co-showrunner e produttrice esecutiva Soo Hugh riferendosi al viaggio artico del 1845 alla ricerca del Passaggio a Nord-Ovest, al centro della serie AMC. “Ma nel momento in cui leggi gli eventi, ti stupisci e ti chiedi, ‘Aspetta, non può essere vero. Come facevamo a non saperlo?'”

Le stesse esclamazioni potrebbero essere state pronunciate dai fan guardando il primo episodio dello show, non tanto per quanto concerne l’incredibile storia alla base degli eventi narrati; più probabilmente, stavano cercando su Google i retroscena della sua produzione.

The Terror, con i suoi esterni ghiacciati, gli scenari polari e gli attori semi-congelati, non è stato girato sul posto. Anche se portare una troupe cinematografica nei mari ghiacciati dell’Artico non è stato mai preso in considerazione, la maggior parte della serie non è nemmeno stata girata in esterni, e le scene riprese in Croazia sono arrivate a una temperatura di circa 28 gradi. Il freddo gelido che attraversa questo dramma in costume è stato ricreato con la magia della computer grafica.

Il creatore della serie, David Kajganich, ha infatti spiegato di aver usato “gli stessi metodi” sviluppato da Ridley Scott (produttore esecutivo di The Terror) per il suo film del 2015, The Martian.

“Ovviamente, non ha girato su Marte”, ha detto scherzando Kajganich. “Ha girato un po’ in esterni […] ma per lo più era digitale.” Hugh ha spiegato le motivazioni della scelta fatta con The Terror: “Abbiamo esaminato molte location ma, in fin dei conti, calcolando quanto tempo saremmo stati a girare e il numero di episodi che dovevamo fare nella nostra storia, girare in un teatro di posa aveva più senso.”

Infatti, The Martian e The Terror sono stati girati entrambi in un teatro di posa a Budapest, in Ungheria, e sono ricorsi agli effetti visivi per costruire nuovi mondi. Persino le scene che appaiono semplici, come il tuffo sottomarino sotto la nave nell’episodio 1, sono state quasi interamente create dall’arte digitale.

“Hai presente la scena in cui [Henry] Collins si tuffa sott’acqua?” ha chiesto Kajganich. “Non c’era acqua. […] Ricordo di essere stato sul set quando hanno girato la scena dell’immersione, pensando: ‘Come funzionerà?’ E il team di VFX ha detto, ‘Sta andando tutto bene. Sarà fantastico. ‘”

“È incredibile quanto la tecnologia sia arrivata a essere un partner creativo per noi”, ha aggiunto Hugh. “Nessuno ha ricostruito materialmente questo particolare mondo”, ha detto Kajganich. “Lo pensiamo quasi come una storia di fantascienza. Si svolge su un pianeta tutto suo, in un certo senso. I nostri personaggi sono un po’ come astronauti.”

C’è da dire che, in sei mesi e mezzo di lavorazione, gli attori si sono più volte imbattuti in temperature rigide: “In realtà, l’inverno a Budapest è gelido”, ha confermato Jared Harris, che interpreta il capitano Francis Crozier. “Sono riusciti a risparmiare un sacco di soldi all’inizio perché volevano refrigerare i set in modo tale che [si potesse vedere] il calore del fiato, ma in effetti non avevano bisogno di farlo. Faceva abbastanza freddo.”

Per i primi mesi (mentre era ancora inverno in Ungheria), le porte del teatro di posa sono state lasciate aperte per ricreare un ambiente accurato. Kajganich ha ricordato che i set raggiungevano i 15 gradi sotto zero. “Ma poi giravamo anche con pellicce e abiti di lana a temperature di almeno 16 gradi, il che è davvero caldo per gli attori”, ha detto, notando come le cose cambiassero quando le stagioni passavano dall’inverno alla primavera. “Faceva freddo [durante i primi due mesi], ma il clima si è anche riscaldato”, ha dichiarato Harris.

“Sono attori davvero eccezionali”, ha detto Kajganich. “Guardandoli interagire con schermi verdi e palle da tennis verdi e tutta questa roba, pensi, ‘Non posso credere che stiano tirando fuori questo davanti ai nostri occhi.’ E poi quando siamo arrivati in una location reale, osservavamo come erano sollevati nel poter semplicemente reagire naturalmente, senza dover fabbricare ad arte reazioni a eventi irreali.”

Quella location era un’isola al largo della costa della Croazia chiamata Pag, e non è esattamente un luogo ospitale, a sentire Harris. “È una destinazione estiva, quindi a quel punto ci sono state diverse sfide”, ha detto l’attore irlandese. “C’erano anche venti da 200 miglia all’ora. Abbiamo guardato i nostri set volare via. “Oh, ecco la mia tenda. Oh, questo è il set di domani che vola via”.”

Eppure, a prescindere dalle intemperie, il cast e la troupe non hanno perso la bussola. “Non era nulla in confronto a quello che hanno dovuto affrontare realmente quegli uomini”, ha detto Harris, riferendosi ai veri marinai della spedizione di Franklin. “In pieno inverno per loro, 30 minuti sul ghiaccio significava rischiare l’insufficienza cardiaca – anche sotto tutti gli strati di stoffa che indossavano.”

Harris – che gli showrunner ricordano essere stato entusiasta del ruolo, al punto da svolgere ricerche in proprio sul viaggio originale – ha poi descritto il “folle” sistema di riscaldamento della nave. La Terror ricavava calore dal forno della cucina, il cui calore si espandeva per tutta la nave, ma Harris ha detto che i ponti inferiori erano “come i tropici”.

“Dovevi toglierti tutti i vestiti o sudare”, ha detto. “Poi magari dovevi salire sul ponte, se venivi chiamato a fare qualcosa, e avresti dovuto indossare immediatamente i vestiti più pesanti, o ti saresti congelato all’istante. Quindi avresti avuto strati di ghiaccio: l’umidità sul tuo corpo si sarebbe congelata immediatamente. Spesso [i marinai] venivano giù, si toglievano i vestiti e cominciavano a staccare via il ghiaccio dai loro corpi. Quello che hanno passato è stato folle.”

“Ti fa capire quanto sei debole”, ha aggiunto Hugh. “Quando ero a New York la scorsa settimana lamentandomi del tempo a 9 gradi, ero tipo, ‘Ferma! Non puoi lamentarti! Pensa a cos’hanno passato! “Mette davvero le cose in prospettiva.”

Con così tante sfide incredibili, dalle temperature alla produzione in sé, The Terror definisce uno standard entusiasmante per il futuro della televisione.

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Fonte: IndieWire