Cosa c’è scritto nell’ultima pagina del Necronomicon? Come si conclude la longeva saga splatter-horror creata da Sam Raimi? Dopo decenni passati a sfuggire e a combattere il Male assoluto, Ash Williams sfoglia il libro maledetto fino all’ultima pagina, e vi trova una sfida forse al di là delle proprie possibilità. È, come da titolo, Ash vs. Evil Dead, per l’ultima volta. Forse non sarà quella decisiva, dato che la sfida contro il male, per definizione, non può mai terminare del tutto. Ma il nostro viaggio con Ash Williams e soprattutto con Bruce Campbell nei panni del personaggio termina qui. Prendiamo quindi Ash per la mano – quella giusta, mi raccomando – e affrontiamo la sfida più grande nel series finale della serie di Starz, intitolato The Mettle of Man.

Il coraggio evocato dal titolo della puntata si riferisce ovviamente al prescelto, Ash Williams. Lo ritroviamo esattamente dove si era interrotta bruscamente, e con un cliffhanger, la scorsa puntata. Il gigantesco demone Kandar minaccia non solo Elk Grove, ma l’umanità intera. L‘apocalisse è arrivata, e nessuno potrà riuscire a fermarla se non il nostro eroe per caso. C’è tanta consapevolezza in questi ultimi venti minuti della saga, pensati e scritti per essere il finale della storia. Non facciamoci ingannare da quello che appare come un finale apertissimo. Lo è, ma si tratta soprattutto di un omaggio a una storia che ha giocato su corsi e ricorsi ciclici. Ash deve combattere il Male, perché il Male, a sua volta, ha bisogno di Ash per essere completo. Un po’ come accade a qualunque coppia di eroe e villain che si rispetti.

C’è anche un immancabile momento in cui il protagonista si accascia su una poltrona, stanco della battaglia, comprensibilmente spossato dopo decenni di scocciature. È un momento dovuto, come molto di quello che vedremo nella puntata. Ad esempio si gioca moltissimo sul fatto che Brandy (Arielle Carver-O’Neill) è la copia del padre, sull’amore finalmente dichiarato tra Pablo e Kelly (Ray Santiago e Dana DeLorenzo), sull’idea di “ultima battaglia”. E di per sé sono momenti anche troppo frettolosi, non troppo giustificati dalla scrittura, come nel caso dei dubbi di Ash, che infatti ci mette trenta secondi a cambiare idea. L’episodio da questo punto di vista è abbastanza “ingessato”, ma non si poteva chiedere di più. Ma sono anche momenti che ci invitano a cambiare prospettiva, e a vedere dietro la maschera di Ash quella di Bruce.

My name is Bruce, così si intitolava un film del 2007 diretto e interpretato da Campbell nel quale ancora una volta l’identità dell’attore e quella del suo personaggio più celebre si confondevano. Ecco, Ash forse non ha motivo di essere così stanco, ma Bruce Campbell sì. Lo stesso attore è intervenuto direttamente per chiarire che questo series finale rappresenta anche per lui l’addio al personaggio e alla saga. E insomma, alla fine è giusto così. Tornando alla puntata, tutto procede abbastanza linearmente. È anche l’episodio più grande e spettacolare di sempre, e il demone Kandar fa la sua bella figura come nemesi finale da sconfiggere, una creatura “lovecraftiana” come giustamente ci aspettiamo che sia nella saga del Necronomicon.

La puntata è meno divertente e più action del solito. Umorismo, scurrilità, sangue e un bel dito medio in faccia al mostro, il tutto accompagnato dalle note dei Deep Purple. Dopo la vittoria, l’ennesima svolta: Ash si risveglia in un classico futuro post-apocalittico da Mad Max in cui i demoni sono tornati. Salta su una macchina attrezzata per il combattimento insieme a un’androide “molto esagerata” di nome Lexx (Jessica Green), e via verso un futuro molto “groovy”. L’intera sequenza è un omaggio che la serie fa a se stessa, dal finale di Evil Dead 2 con Ash catapultato in una realtà diversa, alla Deathcoaster che ritorna in una nuova veste, alla scritta “Hail to the King”, già utilizzata come sottotitolo di un videogioco.

Potrebbe sembrare un finale aperto, ma, ripetiamo, in realtà è l’unico finale per un personaggio come Ash Williams. Uno che, a differenza del suo interprete, non si prenderà mai un momento di riposo dal suo ruolo. La stagione in sé è stata la minore tra le tre, l’intreccio è stato più incerto del solito (gli inutili Cavalieri di Sumeria), alcuni personaggi come Kelly sono stati irrimediabilmente sacrificati. Qui finisce Ash vs. Evil Dead, 37 anni dopo il primo storico capitolo di La Casa o, per chi ama le cifre precise, esattamente 40 anni dopo il cortometraggio Within the Woods, con cui Sam Raimi iniziava a torturare Bruce Campbell nei boschi.

Quanto ad Ash vs. Evil Dead, diciamo che la scommessa è stata ampiamente vinta. Non era facile riportare nel panorama televisivo attuale un franchise del genere, con il rischio di arrivare fuori tempo massimo, di non avere un protagonista all’altezza, di cadere sotto il continuo paragone con la trilogia originale. Tutti rischi abilmente evitati grazie a un attore con un carisma d’acciaio, a due comprimari capaci di farsi ricordare, ad una serie che non si è mai risparmiata sul versante dello splatter e del disgusto.