Quale frustrante compito è diventato quest’anno recensire le serie della Fox e stare dietro ai suoi capricci, tra il caso Lethal Weapon e l’inaspettata cancellazione di Lucifer (a tal proposito, state ancora combattendo vero? Perché la speranza è davvero l’ultima a morire!), commentare i finali di stagione di queste serie è ormai un funambolico esercizio di stile.
Se non bastasse il finale aperto di questo episodio a convincervi del fatto che in pochi si aspettavano che il network scegliesse di non dare un’ultima chance allo show, vi basti sapere che non esiste rappresentante della stampa di settore che non si sia dimostrato sorpreso da questa decisione.
Lucifer era ad un passo dalla sindacazione (la pratica attraverso la quale vengono venduti i diritti per la trasmissione di programmi televisivi a diverse emittenti televisive locali), aveva due episodi già pronti per essere trasmessi nella prossima stagione, uno dei quali diretto da Kevin Alejandro che ci avrebbe persino permesso di incontrare, quanto meno sotto forma di voice-over, Dio in persona nelle spoglie della voce di Neil Gaiman (il creatore del fumetto di Lucifer), che era stato scritturato per il ruolo.
Il cliffhanger stesso con cui si è concluso l’episodio avrebbe aperto le porte ad un Lucifer 2.0 in cui finalmente avremmo avuto una Chloe consapevole della vera identità del suo partner ed una redenta Maze. Tutto – in sostanza – sembrava sapientemente costruito per poterci dare una quarta, gloriosa, stagione.

Sebbene dietro le quinte, almeno così ci assicurano Tom Ellis e compagni, si stia lavorando alacremente per cercare una nuova casa allo show e nonostante la mancanza di rispetto verso il pubblico mostrata dal network, anche se ci è stato ripetuto quasi fino allo sfinimento che l’audience non è il cliente, ma il prodotto che viene venduto, per quanto concerne il business della televisione, non possiamo che recensire questo episodio che con la prospettiva attuale di non rivedere questo show sui nostri schermi il che, per ovvi motivi, ci risulta particolarmente frustrante.

Nonostante A Devil of My Word sia un esempio di televisione davvero ben riuscito, non possiamo non notare criticamente come alcuni difetti di questa stagione abbiano finito per trascinarsi fino alla sua conclusione lasciando degli strascichi inevitabili.
Dopo moltissimo tempo, per esempio, nell’episodio viene recuperato il filo del discorso di The Sinnerman, che sembrava essere stato dimenticato con la morte del primo alleato di Caino/Pierce sfuggito al suo stesso controllo, in una sorta di narrazione interrotta che, come abbiamo già sottolineato, ha purtroppo nuociuto all’andamento generale della serie ed al suo ritmo.
Lo sviluppo stesso del personaggio del tenente Marcus Pierce, interpretato da Tom Welling, avrebbe meritato, proprio considerati gli sviluppi del finale, un approccio decisamente più diretto ed approfondito. E’ solo in quest’ultimo episodio, infatti, che scopriamo quanto potere quest’uomo detenesse nelle sue mani e quanti alleati pericolosi si fosse fatto nel corso della sua lunga esistenza, una verità che – se rivelata al pubblico prima del finale di stagione, avrebbe forse contribuito a renderlo più minaccioso, mostrandoci la natura di un uomo profondamente pericoloso che si batte ormai con maggiore vigore proprio ora che, per la prima volta, ha davvero paura di morire ed è consapevole della propria mortalità.

Una simile osservazione vale anche per il personaggio di Mazikeen la quale, forse più di Lucifer ed Amenadiel stessi, ha pagato quest’anno le conseguenze della permanenza sulla Terra e del suo venire a contatto con emozioni umane che il demone non è stata in grado di gestire. Ciò nonostante, almeno per quanto riguarda il personaggio interpretato da Lesley-Ann Brandt, bisogna ammettere che gli eventi di A Devil of My Word chiudono in maniera quasi perfetta la sua storyline, con una Maze non nel pieno delle sue forze che riesce comunque a raccogliere gli ultimi scampoli di energia demoniaca per sbarazzarsi dei suoi aguzzini e correre a salvare la sua amica Linda, alla quale Pierce aveva minacciato di fare del male.
La reazione quasi istintiva con cui Mazikeen si precipita da lei è un coronamento di quella che è la sua vera natura che, lo ricordiamo, non è solo quella di una fredda e calcolatrice torturatrice, ma anche quella di protettrice, almeno come ci era stata presentata agli esordi della serie e nei confronti di Lucifer.
Proprio come avevamo immaginato e come gli autori ci avevano lasciato intendere il vero problema del personaggio è sempre stato quello di non riuscire a gestire le emozioni umane che aveva cominciato a provare e che per lei, in quanto demone, hanno finito per risultare più taglienti di qualsiasi lama, il fatto che la sua storia si concluda quindi con la piena consapevolezza di ciò che la porterà alla riconciliazione con Linda, è una perfetta chiosa della sua esperienza tra gli uomini.

Non possiamo inoltre non citare l’ottima performance di Kevin Alejandro, il cui dolore contenuto e la cui rabbia sono la molla che porterà il resto del gruppo a scoprire la verità sull’assassino di Charlotte. La scena in cui Dan si scaglia contro Lucifer e quest’ultimo assorbe il suo attacco in un abbraccio per non destare i sospetti delle persone presenti al Distretto è solo un (ottimo) esempio di come l’attore sia riuscito a portare sullo schermo tutto il dolore e la sete di vendetta del suo personaggio.

Ed infine abbiamo Lucifer e l’incredibile personificazione che Tom Ellis ci ha regalato di questo personaggio così ricco di sfumature e fragile e così forte da non aver avuto quasi mai il bisogno di usare i propri poteri nel corso di tre anni di serie, se non quando la persona a cui maggiormente teneva viene minacciata dalle azioni di Pierce.
Con il suo fascino scanzonato, la sua capacità di attrarre le persone senza alcun apparente sforzo, facendole mettere a nudo di fronte ad una semplice richiesta, il Lucifer di Ellis non ha mai davvero avuto bisogno di mostrare i muscoli, ecco perché quando lo fa nel finale dell’episodio, i suoi poteri ci appaiono così grandiosi.
Sebbene presenti qualche manchevolezza dal punto di vista degli effetti speciali, la scena dello scontro tra Lucifer e Pierce è stata coreografata davvero bene e diretta anche meglio da Eagle Egilsson, un regista che sicuramente sa muoversi in questo campo per aver diretto diversi episodi di Nikita e Arrow.

Proprio come Chloe si mette di fronte a Lucifer per proteggerlo dalle minacce di Pierce, anche le azioni di Lucifer sono completamente altruistiche e non pensa affatto alla sua vulnerabilità dovuta alla vicinanza con Chloe quando, usando le sue ali, la circonda per proteggerla dai tirapiedi di Caino.
Allo stesso tempo, quando i due contendenti si trovano finalmente a combattere ad armi pari, Pierce armato della sola lama in grado di uccidere Lucifer e quest’ultimo della sua superiorità fisica rispetto alla mortalità di Caino, il protagonista affronterà il suo nemico accettando di fatto la parte soprannaturale di sé, in pieno contrasto con una Maze, che – al contrario – riesce invece a prevalere accogliendo la sua umanità.
Il Lucifer che vediamo in A Devil of My Word è veramente un uomo nuovo che accetta la teoria di suo fratello Amenadiel, difende le azioni di suo padre con Ella, non si lamenta più di essere una pedina nelle mani di Dio, ma accetta a piene mani la consapevolezza di essersi sempre sentito un mostro e, proprio per questo, di aver letteralmente dato al suo volto la possibilità di prenderne le sembianze. E’ stato un lungo cammino di accettazione di sé e di consapevolezza quello che ci ha portato fino a questo episodio e l’attimo in cui Lucifer comprende di aver sempre avuto il potere di scegliere per se stesso, le regole del gioco cambiano completamente.

Sarebbe stato interessante vedere le conseguenze della decisione finale del protagonista di tornare a trasformarsi consapevolmente nella parte più oscura di sé uccidendo Caino. Ma forse questo è anche il senso e la bellezza del suo personaggio, la consapevolezza di come in ogni essere vivente possano convivere due nature.
Lucifer aveva appena imparato ad accettare che in lui potesse esserci qualcosa di buono, sarebbe riuscito a capire il perché proprio in quel momento il suo volto da mostro è tornato a fare capolino? Cosa ci avrebbe prospettato il futuro? Come avrebbe reagito una Chloe che scopre la verità proprio nel momento peggiore possibile e cioè quando Lucifer non è nemmeno consapevole di essersi trasformato?

In termini di finale di stagione A Devil of My Word è un incredibile passo avanti per tutti i personaggi e proprio per questo risulta forse doppiamente frustrante se dobbiamo pensare a questo episodio come ad un finale di serie.
Aver visto fiorire il rapporto di Lucifer e Chloe in questi tre anni di serie è stata una bella esperienza ed il timore di non poter raccogliere i frutti della loro storia, proprio quando erano maturi, non sarà facile. C’è qualcosa di diabolico – ci scuserete il gioco di parole – nella decisione del network di staccare la spina alla serie proprio quando tutto, eventi e personaggi, sembravano aver raggiunto il perfetto equilibrio. In termini di narrazione questo show ha ancora molto da raccontare e sarebbe un peccato vedere sfumare gli sforzi di autori e attori in questo modo.

Se credete nella possibilità di un salvataggio in extremis, continuate a farvi sentire e sostenete la serie su Twitter con gli hashtag ufficiali #SaveLucifer e #PickUpLucifer, chissà che qualcuno non ascolti davvero la nostra voce. E’ tempo di un miracolo. Giusto?