Dopo aver gravemente ferito il suo assalitore, Tandy si dà alla fuga, con la Detective O’Reilly sulle sue tracce. Nel frattempo, Tyrone è in cerca di risposte con l’aiuto dell’amica Evita e di sua zia, una sacerdotessa voodoo.

I tortuosi sentieri dei due giovani tornano a incrociarsi, con i loro nuovi poteri che sembrano connetterli sempre di più, sebbene in modi imprevedibili quanto inaspettati.

Con Stained Glass, terzo episodio della prima stagione di Cloak & Dagger, si chiude sostanzialmente il prologo della serie TV, che è stato in grado di creare un setting abbastanza solido, sebbene non privo di difetti. Impegnare tre episodi di una stagione che alla fine ne conterà dieci per un incipit non è un segnale virtualmente positivo, e se c’è un difetto di cui lo show sembra soffrire sin dalle sue prime battute, è proprio una pericolosa decompressione narrativa.

Sebbene gli autori abbiano compiuto un preciso lavoro addizionale, aggiungendo al contesto narrativo molteplici elementi e spunti che potranno essere esplorati e approfonditi nei prossimi capitoli della storia, paradossalmente si ha la sensazione che manchi qualcosa. Una direzione chiara? Un “nemico comune”? È davvero troppo presto per dirlo, nonostante i primi segnali ci suggeriscano una qualche, al momento imprecisata, carenza.

Ma non è tutto da buttar via. Assolutamente. Questo terzo episodio, infatti, presenta degli aspetti positivi purtroppo assenti nei primi due. In primo luogo, Stained Glass è costruito utilizzando un intreccio narrativo piuttosto non convenzionale: nel corso della storia, infatti, si intrecciano più piani del racconto, in senso temporale e spaziale. Ma non c’è solo questo, dato che lo storytelling va a esplorare alcune dimensioni definibili come “oniriche” che portano la narrazione su livelli perlomeno originali, contribuendo a rendere i personaggi principali più profondi, reali, e pieni di sfaccettature. Beninteso, non siamo ai massimi magistrali di Legion, ma in questo terzo episodio Cloak & Dagger ha raccontato qualcosa di diverso e poco inflazionato nel genere cinecomic, più o meno come fatto nella prima stagione di Jessica Jones, in determinati e circoscritti momenti.

In questo senso, è sufficientemente avvincente come vengono rappresentati i super poteri dei due protagonisti, e il modo in cui, come loro stessi, li stiamo progressivamente scoprendo. In sostanza, non se ne fa un uso pretestuoso, ma questi assumono la funzione di MacGuffin ottimali atti a portare Tandy e Tyrone in determinati “non-luoghi”, così che possano tornare a incontrarsi e, soprattutto, a conoscersi. Sotto questo aspetto, abbiamo molto gradito alcune soluzioni tecniche in termini di fotografia, specie nei giochi di luci e ombre.

Inevitabilmente, anche il montaggio di Stained Glass risulta ben confezionato.

Non convincono ancora, invece, tutti i filoni narrativi secondari, che paradossalmente sviliscono i protagonisti, specie quello maschile, che in determinati momenti pare la copia sbiadita e afroamericana di Daredevil.

A conti fatti, dopo la visione dei primi tre episodi, è ancora troppo presto per esprimere un giudizio valido sulla natura qualitativa di Cloak & Dagger. Di sicuro, le origini dei protagonisti sono state sufficientemente narrate, così come le fondamenta oramai risultano gettate. Da adesso in avanti, non ci saranno più scuse: è arrivato il momento di raccontare una storia.