Il primo episodio della seconda stagione di Legion si chiudeva sulle note di White Rabbit dei Jefferson Airplane. Dieci episodi dopo, e quando manca una sola puntata alla conclusione, lo show di Noah Hawley riprende idealmente il tema di Alice, proiettandone deliri e simboli su Syd, smarrita nel deserto. Un bianconiglio, un’esca lanciata da una tana, nella quale poi la stessa Syd viene tirata. Questa buca nel deserto è, come ogni posto in Legion, un luogo della mente prima che uno spazio fisico, ed un modello di elaborazione di eventi e paure che può condurre alla salvezza o alla perdizione. Qui, per strade diverse, finiranno per convergere tutti i protagonisti della serie, per lo scontro finale con Farouk.

In realtà c’è anche dell’altro, come da sempre la serie ci racconta. David è il protagonista in bilico tra la caduta e la salvezza. Il parassita, come ci viene ripetuto per bocca di Melanie anche in questa occasione, non è l’unico motivo dietro i gesti violenti del protagonista. In realtà negli anni il mostro è diventato lo scudo per giustificare ogni prevaricazione e ogni piacere provato nel manipolare gli altri. Anche stavolta David si trasforma in un torturatore nel momento in cui vuole estrapolare informazioni importanti da Oliver, ed è il puro piacere della distruzione quello che assapora. Farouk allora diventa qualcosa di diverso dalla nemesi stagionale, ma si trasforma in un mezzo, l’ostacolo da oltrepassare per definire finalmente ciò che si è.

Ed è così tanto per David quanto, a vario titolo, per tutti gli altri protagonisti. Oliver, Melanie, Lenny, tutti loro sono stati posseduti o riplasmati dal demone, e tutti loro ora si ritrovano sottoterra o nei pressi della voragine, pronti a capire cosa ne sarà delle loro identità. Vedremo chi avrà la forza di reagire e verso che versante penderà la decisione. Legion quindi si prepara a congedarsi dal suo pubblico, con la stagione che terminerà la prossima settimana e con una terza stagione già confermata. L’episodio è più focalizzato sulla trama principale e sui maggiori conflitti in gioco, quindi rigetta quella natura di riempitivo che avevano avuto soprattutto le ultime due puntate. È un Legion più semplice e più diretto del solito, e il coinvolgimento ne guadagna.

Ci piace molto vedere in azione Kerry, e l’arrivo in extremis di Lenny ci lascia con la curiosità di sapere come funzionerebbe un’accoppiata così sul campo. Al tempo stesso, considerato l’approssimarsi dello scontro tra Farouk e David, è particolare il fatto che l’episodio non si concentri mai del tutto su di loro. Sono personaggi che ci vengono raccontati, con i loro conflitti, sempre per bocca di qualcun altro. C’è sempre un filtro, della memoria oppure una visione di qualche genere, che si antepone all’esperienza diretta dei fatti da parte di quei personaggi. Allora in tutto questo assume grande importanza il personaggio di Syd. Ci viene praticamente detto dall’inizio della stagione che il peso del conflitto ricade su di lei, e che lei sarà l’ago della bilancia non tanto nella lotta contro Farouk, ma nel tentativo di salvare David.