“Determinate come se avessero una missione, e la loro leader sembrava essere nel suo elemento.” Questa la descrizione che il giovane Michael “Mike” Fitzhubert (Harrison Gilbertson) dà agli investigatori che indagano sulla scomparsa delle studentesse dell’Appleyard College nel secondo episodio di Picnic a Hanging Rock. Che la ribelle, selvaggia Miranda (Lily Sullivan), mutamente eletta capo del ristretto gruppo di disperse, fosse a proprio agio più tra le asperità rocciose di Hanging Rock che non tra le istoriate pareti del collegio era già chiaro dalla prima puntata; in questo secondo appuntamento, tuttavia, la dicotomia tra mondo naturale e mondo artificiale assume una valenza più sottile rispetto a quanto visto finora.

Tema centrale, seppur non dichiarato, dell’episodio è l’inganno, sia esso interno al racconto o teso allo spettatore che viene portato su una falsa pista. Mentre la comunità allarmata passa le ore tra sterpi e scabre pietre alla ricerca delle giovani scomparse, Michael sembra sviluppare un interesse del tutto particolare verso la figura di Miranda. Il furto – se così si può definire – di una calza nera appartenuta alla ragazza, ritrovata sul luogo della scomparsa e opportunamente occultata all’occhio non troppo vigile della polizia, ci porta inizialmente a pensare che il rampollo dei Fitzhubert nasconda l’oggetto vedendovi un souvenir sensuale per i suoi momenti di solitudine.

E invece no. Non passa molto tempo prima che l’equivoco si chiarisca e, a dispetto delle apparenze, il feticcio assuma i contorni quasi sacrali di un amuleto portafortuna. Ma quale fortuna può portare la calza al tormentato Mike? Picnic a Hanging Rock ha sin da subito, come già ricordato, identificato Miranda Reid con la stessa natura che, in un pomeriggio di febbraio, la inghiotte sottraendola al mondo civile assieme alle sue sventurate – o fortunate? – compagne. Ecco quindi la calza divenire emblema di quella libertà negata anche a Mike, stritolato come la giovane dalle maglie delle convenzioni sociali. Da qui, la rivelazione: non è l’amore o l’attrazione sessuale a legare il ricco inglese a Miranda, bensì una sotterranea identificazione, un riconoscersi al di là della facciata imposta dal mondo civile.

Hanging Rock

Scopriamo così che Mike è stato allontanato dall’Inghilterra perché macchiatosi di attenzioni inopportune nei confronti di un compagno di studi, un’onta che la famiglia spera di poter lavare con un conveniente e subitaneo fidanzamento; ma, a pochi metri dal sontuoso ricevimento organizzato dallo zio, il giovane non resta sordo al richiamo della natura, alla voce ferina che gli ricorda la sua vera essenza. Dinnanzi alla nudità dell’aitante stalliere Albert (James Hoare), le pulsioni represse tornano a galla, scatenando nel ragazzo una serie di interrogativi su se stesso e acuendo l’empatia nei confronti della scomparsa Miranda.

Mike non è l’unico personaggio a palesare, in questo secondo episodio, tendenze omosessuali: nella notturna esplorazione delle stanze delle scomparse, la timoratissima insegnante di portamento Miss Dora Lumley (Yael Stone) rinviene una lettera rivelatrice in un cofanetto appartenente alla sua collega sparita, la professoressa di matematica Greta McCraw (Anna McGahan), in cui il padre condanna il nuovo incarico della donna presso il collegio Appleyard dove, a suo dire, ripiomberà nell’infamante vizio del lesbismo.

In un efficace flashback, la stessa fanciulla ci viene mostrata al rientro da una delle sue numerose escursioni notturne: la punizione corporale l’attende, sotto forma di impietose bacchettate sulle dita inferte da Miss Dora. Quella notte, le compagne Marion (Madeleine Madden) e Irma (Samara Weaving) l’aiutano a spogliarsi in una svestizione che assume la forma d’un rituale ancestrale; in quest’occasione, un breve gesto sottolinea – al di là del sottile ma palpabile desiderio omoerotico – il “credo” di Miranda, che rifiuta una carezza della costruita e frivola Irma in favore di quella di Marion.

Hanging Rock

A questa scena fa eco una successiva sequenza durante una lezione d’arte di Mrs. Valange (Sibylla Budd), in cui Irma chiede all’insegnante che sta elogiando le meraviglie paesaggistiche dell’Australia se abbia mai visto la Cappella Sistina. Tutti gli indizi sinora offerti da Picnic a Hanging Rock ci portano dunque a identificare nella bionda ereditiera la bellezza artificiale, contrapposta alla rigogliosa e indomita possenza della bellezza naturale rappresentata da Miranda. Nulla può l’eleganza sontuosa di Irma rispetto all’attrattiva irresistibile del caos selvaggio, magnete devastante tanto per Miranda quanto per Michael.

Il tema dell’inganno viene ulteriormente declinato nella vicenda di Miss Appleyard (Natalie Dormer), il cui ombroso passato riemerge attraverso frammenti analettici che ci rivelano un personaggio in totale contrasto con l’aura di rispettabilità di cui si è ammantata dalla fondazione del collegio in poi. La vediamo acquattata sotto un letto, complice del sordido omicidio d’un vecchio bolso, al seguito del misterioso Arthur (Philip Quast) che tormenta i ricordi della donna. Se i contorni di questa protagonista continuano a restare sfuggenti, la sua funzione di guardiana dell’irreprensibilità delle fanciulle affidatale rivela qui i distorti connotati dell’ipocrisia.

Rispetto all’incerto esordio della scorsa settimana, questo secondo episodio di Picnic a Hanging Rock dimostra un’identità artistica e narrativa ben più forte, fatta di turbamenti allucinatori – splendida, in tal senso, la sequenza del folle resoconto di Edith (Ruby Rees) alle compagne – e di un utilizzo del dualismo società-natura compiutamente funzionale agli snodi della trama. Un efficace cliffhanger chiude la puntata, tenendo lo spettatore in bilico tra (molti) dubbi e (poche) certezze, quasi si trovasse egli stesso sull’orlo di un crepaccio della suggestiva, matrigna Hanging Rock.

Hanging Rock