L’attacco kryptoniano ha messo a ferro e fuoco National City, e minaccia di distruggere il mondo intero. Supergirl e i suoi amici e alleati devono cercare di salvare la situazione, ma per farlo è necessario un sacrificio.

Come se non bastasse, c’è anche da combattere una rinata Reign, finalmente liberatasi dal corpo di Sam. Si tratta, di fatto, della battaglia più impegnativa che Kara abbia mai dovuto affrontare e, alla fine, molte cose saranno diverse e cambiate per sempre.

Con Battles Lost and Won giunge a conclusione la terza, soffertissima, stagione di Supergirl. Nonostante il bilancio annuale dello show sia nettamente negativo, siamo stati testimoni – non senza rammarico – di un season finale grintoso e abbastanza avvincente, al netto di qualche semplificazione di troppo a livello di trama e ad alcune soluzioni narrative sostanzialmente raffazzonate e pretestuose.

Battles Lost and Won si presenta bene già dal suo incipit, che mostra la battaglia del Team Supergirl per salvare una National City in procinto di essere terraformata dalle “streghe” kryptoniane. In una sequenza-prologo che ricorda, a grandi linee, la battaglia finale del film L’Uomo d’Acciaio, ogni personaggio riesce a trovare il suo momento in modo molto armonico. L’intero incipit è ben coordinato e coreografato, e anche grazie a dei buonissimi effetti speciali – una rarità, per Supergirl (più che per gli altri show dell’Arrowverse) – in quei pochi minuti è espresso al meglio tutto il potenziale visivo e conseguentemente narrativo di questo pantheon di personaggi.

Tutto il resto dell’episodio si assesta poi su canoni più consoni allo show, eppure è sempre presente un filo narrativo logico che permette alla storia di dispiegarsi senza particolari inciampi. Non mancano trovate discutibili, come l’annunciata morte di M’yrnn – davvero una trovata “deus ex machina”, nel senso più classico del termine – o le motivazioni che portano all’uscita di scena di personaggi come Winn, Mon-El e la stessa Sam.

Però, contrariamente a molti altri capitoli della terza stagione, Battles Lost and Won ha un “cuore” che pulsa costantemente, il che si traduce anche in una maggiore partecipazione corale del cast, mai così complessivamente affiatato e convincente. I cliffhanger finali, inoltre, lasciano intravedere nuova linfa vitale per la serie TV, a partire da un potenziale adattamento al femminile della celebre miniserie Superman: Red Son: in questo senso, tale soluzione dovrebbe essere permessa dalla presenza del doppione temporale di Kara, cosa dalla quale si evince come siano stati rispettati i canoni di continuity dell’Arrowverse stabiliti in The Flash, in merito di viaggi temporali.

In sintesi, la terza stagione di Supergirl è stata quella dalle potenzialità più disattese, finora. Ma allo stesso tempo, va ricordato come a livello di storia sia stata anche la più ambiziosa, sotto molteplici aspetti. Il finale è riuscito a dare una conclusione sufficientemente dignitosa alle più recenti storyline, ma sono necessarie molteplici migliorie per riuscire a tenere in piedi questo show, in particolar modo dal punto di vista della scrittura.

Oltre al probabile riferimento finale a Red Son – scopriremo solo tra qualche mese se ci abbiamo visto giusto o no – Battles Lost and Won presenta un twist narrativo speculare a quello della celebre prima pellicola cinematografica dedicata a Superman, in cui l’Azzurrone viaggia indietro nel tempo per salvare Lois Lane. Lo stesso Kal-El è in qualche modo presente: sebbene non lo vediamo, è chiaramente menzionato da James.

Nel corso della storia, la kryptonite utilizzata per sconfiggere le “streghe” kryptoniane è appellata da J’onn come “a little piece of home” (“un piccolo pezzo di casa“): curiosamente era proprio questo il titolo dell’episodio della serie animata di Superman in cui veniva introdotta la kryptonite.

Menzione speciale, inoltre, per i miti classici di Persefone, Orfeo ed Ercole.