Il fumo è, per definizione, conseguenza di qualcosa. Al termine della intro di Breaking Bad, una serie che era interamente costruita sulle conseguenze di azioni sempre più sconcertanti, le due parole del titolo erano inghiottite da una nuvola di fumo. Better Call Saul, una serie che nasce sotto auspici, se non comici, quantomeno più leggeri, ha imboccato da tempo lo stesso sentiero oscuro. La première della quarta stagione della serie, intitolata proprio Smoke, rievoca simbolicamente e letteralmente quell’immagine, e vi costruisce un groviglio di situazioni che si agganciano quasi senza soluzione di continuità ai molti cliffhanger della scorsa stagione. Un ottimo ritorno per Better Call Saul.

Il fumo del titolo si riferisce alle spoglie incenerite della casa di Chuck. Il fratello maggiore di Jimmy è morto nell’incendio scoppiato nel finale della scorsa stagione, e tutto l’episodio gravita intorno all’elaborazione della notizia da parte di Jimmy. Ci saranno incursioni inevitabili – e anche momenti di leggerezza – nella vita degli altri personaggi, da Mike a Nacho, perfino Fring. Ma è all’avvocato protagonista che torniamo ancora e ancora, ed è a queste scene che ci rivolgiamo per trarre il senso più profondo della puntata. Che, va detto, non tratta la morte di Chuck come una rivelazione, ma piuttosto come un fatto dato per scontato. Le foto promozionali e i trailer erano abbastanza espiciti in questo senso, e la sorte di Chuck non è mai stata in discussione.

Scelta logica in realtà, considerato che stiamo sempre parlando di un prequel, e che la serie dovrà cercare, nel modo più naturale possibile, di recidere i legami di Jimmy con la sua vecchia vita prima dell’arrivo di Saul. Toccherà anche a Kim prima o poi, non ci illudiamo su questo. Allora più interessante è verificare non tanto il fatto in sé, ma le sue cause e, ancora una volta, le sue conseguenze. A questo punto della sua vita, chi è Jimmy? Un brav’uomo sfortunato, una persona senza etica professionale e senza scrupoli, o semplicemente un fratello pessimo? Come sempre nella scrittura di Vince Gilligan il bene e il male si confondono, estrapolando assoluti che poco hanno a che vedere con le misere categorie umane.

Qui il filtro applicato è particolarissimo. La macchina è costantemente su Jimmy, il punto di vista sugli eventi è il suo, siamo praticamente nella sua testa, eppure non riusciamo a leggere nei suoi pensieri. Come se la serie volesse farci avvicinare il più possibile al personaggio, senza però rivelarci la sua più intima natura, quella che ognuno in fondo ha e trova difficile confessare perfino a se stesso. Rimpianto? Sollievo? Desiderio di scaricare le colpe su qualcun altro? C’è un distacco immediato e freddo tra la tragedia accaduta e il modo di Jimmy di affrontarla. E ognuno si rapporta al lutto a modo suo, questo è chiaro, ma qui il senso della scrittura sembra essere quello di una costruzione progressiva, ma sempre più chiara, di un allontanamento di Jimmy rispetto a quello che sta accadendo. Rispetto a quella che sarebbe la sua reazione attesa.

C’è un confronto su una panchina con Kim, abbastanza controllato. Poi la telefonata con Howard (che invece, nell’universo di Breaking Bad – Better Call Saul, è l’incarnazione dell’uomo medio-mediocre), poi il funerale con le condoglianze di rito, e infine il confronto decisivo nel quale il fantasma del suicidio, che aleggia per tutta la puntata, viene fuori. Ancora una volta, qui non sono importanti i motivi di Chuck (lasciamo riposare i morti), ma la reazione di Jimmy al discorso. Howard si chiede se non sia stato egli stesso a spingere al suicidio il collega. La reazione più logica, anche puramente istintiva, sarebbe quella di consolarlo e di rassicurarlo sulla sua mancanza di colpe. Howard, come tutti i personaggi non-eccezionali di questo universo, ragiona in base a comportamenti e conseguenze attese (perché trae sicurezza da quelle regole sociali che lo circondano). Jimmy no.

Howard dovrà “portare la sua croce da solo”, e se vorrà farlo anche con la quota di rimpianti di Jimmy (c’è tantissimo di non espresso in questi momenti) tanto meglio. Saul aspetta in silenzio, mentre Jimmy prova la maschera e scopre che gli piace sempre di più. Come diceva (o in questo caso, come dirà) qualcuno: “I did it for me. Because I liked it”.