Arriverà il prossimo 17 agosto, su Netflix, Disincanto, la nuova serie animata creata da Matt Groening. Si tratta del nuovo, atteso progetto del papà dei Simpson e di Futurama. Come giustamente sottolinea il trailer della serie, dopo aver raccontato il presente, con i Simpson, e il futuro, con Futurama, ecco che facciamo un tuffo in un classico medioevo fantasy. Come sempre, ad accompagnarci sarà lo sguardo cinico e satirico dell’autore. Abbiamo visto in anteprima i primi tre episodi, su dieci complessivi, e ve ne parliamo di seguito, senza spoiler.

La storia di Disincanto parla di una principessa di nome Bean, ribelle e con qualche problema con l’alcol. Per lei è giunto il momento di sposarsi nel classico matrimonio per suggellare un’alleanza tra regni, ma qualcosa va storto, e da quel momento la giovane si trova coinvolta in una serie di situazioni nel magico regno di Dreamland. La accompagnano Elfo, un essere magico ingenuo e un po’ triste, e Luci, un demone che cerca di spingere Bean sulla strada verso la cattiveria, e che forse ha a che fare con la grande trama stagionale della serie.

Da questi tre episodi possiamo riconoscere il marchio inconfondibile di Groening. Non tanto, logicamente, nel design, quanto nell’idea più classica di certa satira, quella di proiettare in uno scenario lontano comportamenti e situazioni che sono una parodia della società di oggi. Così come il 3000 di Futurama aveva continuamente rimandi al nostro presente (e faceva ridere per quello), così Disincanto ha sempre una lettura ulteriore. Non siamo ai livelli ipercitazionisti di Shrek, comunque, anche se la Disney e il suo mondo fiabesco verranno presi di mira molto spesso. La stessa Bean, principessa insoddisfatta che vorrebbe “di più”, è modellata su una versione politicamente scorretta della classica principessa disney.

Gli episodi sono più lunghi della media classica per le serie animate. Il primo arriva a 35 minuti, ma anche gli altri sfiorano la mezz’ora. Come avvenuto tanti anni fa con Futurama, e a differenza dei Simpson, il primo episodio non parte con uno scenario prestabilito, ma si prende tutto il suo tempo per introdurre i personaggi principali e farli incontrare. Un approccio diverso, nel 2018, sarebbe forse impensabile anche per una serie animata, in special modo una ideata per Netflix e composta da solo dieci episodi. Ci chiediamo allora se il resto della stagione punterà molto sulla trama orizzontale, con un avanzamento continuo della storia, o se avremo solo un breve collegamento tra le puntate. Tre episodi sono pochi per rispondere a questa domanda, quindi dovremo aspettare di vedere il prodotto nella sua interezza.

Questo Disincanto comunque ci sembra un buon prodotto. Non esplosivo forse, ma anche per Futurama dopo tre puntate era difficile immaginare il cult che sarebbe diventato. Finora possiamo dire che i personaggi sono simpatici e funzionano bene i rapporti, da subito chiari, che tengono insieme il trio. Si ride più volte nel corso della visione delle puntate, anche se la durata eccessiva degli episodi penalizza talvolta il ritmo e la coesione interna della storia. Una nota a parte merita l’aspetto di Luci, così diverso dall’universo dei volti di Groening, e così marcato nel design, da attirare subito la nostra attenzione. Se questa serie ha un simbolo, qualcosa che spicca su tutto il resto, è lui.