Il ruzzolare dalla vetta, e verso la rovina, raccontato da Better Call Saul, ha un suo andamento moderato, quasi ipnotico, che scivola via. E c’è quasi la sensazione che nulla accada, che nulla abbia importanza, quando invece ogni piccolo tassello si va ad aggiungere ad un quadro più ampio. Ci ritroviamo allora, noi e i protagonisti, improvvisamente, in un nuovo equilibrio. Non è chiaro come ci siamo giunti, in questa lunghissima parentesi a metà tra flashback a colori e flashforward in bianco e nero. Quel che è certo, e Pignatta ce lo conferma, è che quel ruzzolare ritmico sta aumentando i giri, lentamente, ma inesorabilmente, e i percorsi si stanno per separare.

Un passato non idealizzato, ma comunque molto importante per definire chi sono oggi Jimmy e Kim, si affaccia in un breve flashback che ci mostra ancora una volta stralci del rapporto tra il protagonista e Chuck. È solo una breve apparizione concessa ad un personaggio che non vedremo più, ma è chiaro che qui la scrittura si concentra sugli altri due personaggi. La morte di Chuck – l’abbiamo già detto più volte – è il cardine emotivo sul quale si imperniano gli eventi della stagione e i mutamenti nelle caratterizzazioni dei personaggi. Anche se parlare di “cambio di caratterizzazioni” sembra troppo radicale. Qui si tratta più che altro di assecondare un’indole sopita, in un caso, o di adagiarsi su un senso di colpa da espiare, in un altro.

La metamorfosi di Jimmy viene fuori meglio in questa puntata. Nostalgico, quando scopre che una sua vecchia cliente è deceduta (ma è triste per la donna o per l’attività che gli manca?), ma anche determinato e freddo quando deve comunicare a Kim di non voler andare dall’analista, quando dà una strigliata a Howard invitandolo a riprendersi (forse perché soffre a vedere andare in malora l’attività in cui figura ancora il cognome del fratello), e infine quando si vendica dei tre ragazzini che lo avevano malmenato tempo prima. È, evidentemente, un Jimmy molto più simile a Saul in quest’ultimo caso. La vendetta è soddisfacente – e anche divertente – anche se cela un retrogusto amaro.

Anche Kim, da parte sua, mette le carte in tavola e spiega a Jimmy non soltanto di aver accettato delle cause da avvocato d’ufficio, per aiutare i più deboli, ma anche di voler lavorare con Richard Schweikart (la proposta però arriva da lei). Ci aspetteremmo una qualche forma di obiezione da parte di Jimmy, e invece proprio lui è d’accordo con il proposito di Kim. La sofferenza c’è, ma c’è anche, immaginiamo, il desiderio di non tarpare le ali ad una persona amata, e in questo senso il flashback con Chuck assume anche un altro valore, ricordandoci quel rapporto.

L’episodio è la solita, ottima lezione di scrittura. Mike si riconcilia con la nuora, e anche qui ci chiediamo quanto durerà questo idillio, ma soprattutto c’è un grande pezzo di bravura da parte di Giancarlo Esposito, con un monologo mascherato da dialogo, in cui il personaggio rievoca un episodio del proprio passato. Niente da dire, è tutto molto bello e ammirevole.