A un anno dal suo fortunato esordio, The Deuce torna sul piccolo schermo con Our Raison d’Etre, season premiere tutta incentrata sul tema della ricerca. Sono passati cinque anni dalle vicende trattate nella prima stagione della serie di David Simon George Pelecanos, e ritroviamo tutti i nostri protagonisti in un luogo spirituale apparentemente altro rispetto a quello da cui erano partiti. Certo, alcune certezze restano immutate, come la dabbenaggine di Frankie Martino (James Franco), inseguito dal più assennato gemello Vincent (sempre James Franco), o l’istinto prevaricatore del protettore CC (Gary Carr) nei confronti della prostituta Lori (Emily Meade), ora approdata al porno.

Nella presunta culla di perdizione in cui si svolge la storia, le vite dei personaggi si intrecciano in un sapiente gioco di parallelismi e rimandi che sottolineano come, a dispetto degli anni trascorsi, nessuno tra loro sia ancora arrivato a tagliare un traguardo soddisfacente; la realizzazione di sé è la ricerca più complessa, e passa più spesso attraverso l’inferno che attraverso il paradiso. Di inferno ne ha visto parecchio Eileen (Maggie Gyllenhaal), che Our Raison d’Etre ci mostra immersa nel suo nuovo ruolo di regista – e saltuaria interprete – di film pornografici. Anche lei, come Vincent, è in cerca: scandaglia i fotogrammi, sperimenta montaggi suggestivi di paesaggi, nature morte e congressi carnali per suggerire il climax ascendente dell’orgasmo della sua attrice.

Tuttavia, suggerisce il rodato regista Harvey (David Krumholtz), “gli uomini che guardano questo film non vogliono entrare nella testa di una donna”: può sembrare una semplificazione rozza, ma centra il punto dell’errore compiuto da Eileen, orientata più verso orizzonti da videoarte che a realizzare un prodotto di rapido consumo per il pubblico maschile. La ricerca grammatical-filmica della neo-cineasta corre parallela a quella, ben più pratica, di Vincent sulle tracce del fratello gemello, volatilizzatosi dopo aver incassato tutti i guadagni di un peep show, con sommo rammarico del malavitoso Rudy Pipilo (Michael Rispoli), eminenza grigia che ha aiutato non poco i fratelli Martino nella loro ascesa.

La via crucis di Vincent all’inseguimento dell’ectoplasmatico Frankie costituisce la colonna vertebrale di tutto l’episodio, e offre l’occasione al pubblico per rinfrescarsi la memoria incontrando tutti i volti noti di The Deuce; da questo punto di vista, Our Raison d’Etre non si preoccupa più di tanto di far procedere la trama, prendendosi il tempo necessario per far riabituare lo spettatore alle atmosfere, ai colori e alle suggestioni della serie. È un balzo in avanti rispetto alla scorsa stagione, una virata che sa di glamour ma non dimentica l’accurata trattazione psicologica dei protagonisti. È, in breve, The Deuce al suo meglio, un tripudio di input visivi e narrativi che culminano nella fusione dell’orgasmo di Abby (Margarita Levieva) e Vincent con quello della protagonista del film cui sta lavorando Eileen.

Nella mescolanza tra gemiti e movimenti del corpo, cogliamo l’essenza del lavoro della novella regista: la ricerca dell’autenticità. E, alla luce di quanto visto finora in termini di messinscena, cura del dettaglio e approfondimento psicologico, possiamo ipotizzare che la ricerca di Simon e Pelecanos non sia troppo dissimile da quella della loro eroina, che incarna l’anelito al vero di (quasi) ogni narratore dell’audiovisivo.