SUPERGIRL
La terza stagione di Supergirl, probabilmente la più ambiziosa per lo show, al netto di una storyline potenzialmente interessante, non si è conclusa esattamente con un bilancio positivo e l’episodio finale è stato, in un certo senso, un perfetto specchio dell’andamento dell’intera stagione, con una chiusura piuttosto sbrigativa della trama che ha visto coinvolta Reign, l’uscita di scena di alcuni personaggi importanti per lo show e l’introduzione di un mistero che sarà affrontato a partire da ottobre, con il debutto della 4^ stagione.
Nonostante tutto ciò Battles Lost and Won resta uno degli episodi meglio riusciti dello scorso anno, soprattutto per quanto concerne gli effetti speciali usati nella battaglia iniziale del Team Supergirl in difesa degli abitanti di National City. Nella puntata spiccano altresì momenti emotivamente molto coinvolgenti, come l’addio di J’onn (David Harewood) a suo padre M’rynn (Carl Lumbly), il quale si sacrificherà per impedire la terraformazione che avrebbe trasformato il pianeta in un nuovo Krypton.
Come accennavamo, non si può invece essere altrettanto indulgenti con il modo frettoloso con cui gli autori hanno concluso la trama di Reign o il conflitto interiore che ha afflitto Supergirl per tutta la durata della stagione, la sua difficoltà cioè a scegliere tra la propria natura aliena e quella umana. Una battaglia interiore che vede il suo capitolo finale nella decisione di Kara di non seguire sua madre Alura, in una scena molto meno coinvolgente di quanto ci si sarebbe aspettati considerata l’importanza che questo tema ha avuto nell’arco narrativo dello scorso anno.
Il finale di stagione ha segnato anche l’addio di una persona molto importante per Kara: Mon-El. Solo a ridosso della messa in onda del finale è stato infatti annunciato che Chris Wood non sarebbe tornato nello show. La storia dei due sfortunati amanti ha quindi un epilogo alla Casablanca, in cui i due personaggi, che in diverse circostanze sarebbero stati la coppia perfetta, scelgono invece di prediligere il dovere all’amore, soprattutto per quanto concerne Mon-El e la sua decisione di salutare per sempre Kara in seguito alle brutte notizie che Brainy reca dal futuro.
Oltre a Mon-El, anche Winn (Jeremy Jordan) dirà arrivederci ai suoi amici – gli autori hanno garantito che l’attore tornerà a fare qualche apparizione nella serie con il ruolo di guest star – contribuendo a quello scossone che il finale di stagione ha impresso al cast dello show. Per due personaggi che se ne vanno, un altro tornerà invece come series regular: Brainy, che sostituirà probabilmente Winn all’interno del DEO, che peraltro avrà nella Alex Danvers di Chyler Leigh il suo nuovo capo, dopo la decisione di J’onn di prendersi un periodo sabbatico.
In conclusione Battles Lost and Won ha lasciato aperte diverse porte per la prossima stagione: James ha rivelato la propria identità segreta al mondo, J’onn ha lasciato la direzione del DEO nelle mani di Alex, la quale – a sua volta – ha deciso di diventare madre con o senza una compagna, Lena rivela di nascondere un piano segreto quando si scopre che ha deciso di conservare un frammento della pietra che è servita per sconfiggere Reign e, più di ogni altra cosa, e come possibile conseguenze della decisione di Supergirl di tornare indietro nel tempo per impedire la morte di J’onn, Mon-El e Alura durante lo scontro finale con Reign, nell’ultima scena dell’episodio, compare un doppelgänger di Supergirl/Kara.

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La quarta stagione di Supergirl va in onda negli Stati Uniti ogni domenica su The CW.

ARROW
In termini di aspettative anche il finale della sesta stagione di Arrow, intitolato Life Sentence, ha deluso molti fan dello show pur riuscendo a concludere la stagione in maniera abbastanza interessante considerate le premesse. L’episodio finisce infatti con la decisione di Oliver Queen di rivelare pubblicamente la propria identità segreta di Green Arrow, consegnandosi all’FBI, pur di trovare nei federali dei validi alleati per liberare Star City dalla minaccia costituita da Ricardo Diaz, il tutto tenendo segreto questo scellerato piano sia al resto del Team che a sua moglie Felicity e suo figlio William.
Solo a metà della scorsa stagione era stato rivelata la vera portata della minaccia costituita da The Dragon, il quale aveva manovrato nell’ombra manipolando anche il Cayden James di Michael Emerson che, per lungo tempo, era sembrato il vero nemico dell’arciere mascherato e che, con le sue macchinazioni, era riuscito – senza peraltro troppe difficoltà – a creare una spaccatura in seno al Team Arrow.
Life Sentence è stato anche teatro dell’addio di un amato personaggio, la cui morte avverrà lontano dalla cinepresa, ma che era parte del cast dello show fin dal suo debutto: Quentin Lance. Al netto di un effetto sorpresa decisamente fallimentare – poco prima della messa in onda dell’episodio la stampa di settore aveva fatto trapelare la notizia che Paul Blackthorne sarebbe uscito dalla serie – gli autori sono comunque riusciti nell’intento di rendere coinvolgente il sacrificio del personaggio in un commosso dialogo, che si rivelerà poi essere un addio, e che ha visto protagonisti di una scena dall’alto tasso emotivo Stephen Amell e Blackthorne i quali hanno usato a favore di camera tutto il rispetto e l’evidente tristezza che devono aver provato nel recitare quest’ultima ciak assieme.
In termini di storytelling, il finale non riesce a chiudere degnamente il conflitto tra i membri del Team Arrow, che aveva dominato gran parte della stagione, finendo per compromettere l’affezione del pubblico nei confronti di personaggi come Wild Dog, Mr. Terrific e soprattutto Black Canary, che – nelle tante versioni che ha avuto in questo show – non è mai riuscita a conquistare del tutto i favori dei fan, se non forse nel suo primo adattamento interpretato da Caity Lotz. Anche il personaggio di Black Siren resta un mistero, nonostante Quentin sembri infatti essere riuscito a fare breccia nel cuore della Laurel di Terra-2, è plausibile che gli autori abbiano deciso di farle salvare la vita a Diaz per continuare giocare con la sua duplicità anche nella prossima stagione.
I problemi più grandi dell’episodio sono tuttavia riferiti alle motivazioni per cui Oliver Queen decide di costituirsi all’FBI, che non sono legate tanto al sincero desiderio di salvare gli abitanti della città, quanto ad un ingiustificato senso di colpa, scaturito dalle parole dei suoi stessi amici i quali non hanno fatto che accusarlo di essere un pessimo leader, finendo per allontanarsi da lui e convincendolo così di meritare una punizione per la sua presunta arroganza.
Potendo separare le scelte autoriali dalle interpretazioni degli attori, nonostante tutti i legittimi dubbi sulla conclusione della stagione, sottolineiamo l’ottima interpretazione di Stephen Amell sia dal punto di vista emotivo che fisico. Per quanto concerne le coreografie tornano infatti un paio di scontri degni di nota e caratterizzati soprattutto da una crudezza che segna un omaggio al passato dello show. Con l’introduzione del carcere di massima di sicurezza Slabside e la citazione dei Longbow Hunter, i nuovi alleati di Diaz, l’episodio stende inoltre le basi della nuova stagione che vedrà il protagonista in una posizione in cui non lo abbiamo mai visto prima, nella speranza che il nuovo anno sia caratterizzato da una maggiore coerenza narrativa.

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La settima stagione di Arrow debutterà questa sera negli Stati Uniti, lunedì 15 ottobre, su The CW.