Il secondo episodio di The Man in the High Castle, intitolato Immagina la Manciuria, è forse troppo lento per essere considerato davvero godibile.
Sebbene sia comprensibile che la première fosse un logico prosieguo dei tanti eventi accaduti nel finale di stagione dello scorso anno, la sensazione è che gli autori rischino a questo punto una sorta di stallo, trascinando eccessivamente una storyline che è stata largamente esplorata e finendo per sottoutilizzare uno dei suoi personaggi più interessanti, incastrandolo un dramma familiare senza uscita. Non solo, infatti, John Smith sta cercando, a modo suo, di affrontare la morte del figlio Thomas, dovendo peraltro occuparsi anche della sempre più fragile moglie, ma a rendere la situazione persino più drammatica i suoi avversari politici – nella persona del Reichsmarschall del Nord America Lincoln Rockwell e di J. Edgar Hoover (William Forsythe), preoccupati dal favore che l’Oberstgruppenführer ha raccolto a Berlino – cominciano a tessere intorno alla sua famiglia una ragnatela di maldicenze grazie alla reporter Thelma Harris, la quale mette in giro la voce che le sue figlie possano essere portatrici sane della stessa malattia del fratello, ma soprattutto cominciano ad insinuare che Smith non abbia denunciato lo stato di salute del figlio, così come la legge avrebbe richiesto.
Come se non bastasse, la figlia maggiore di John ha il suo primo ciclo, il che significa che, sempre secondo la legge, verrà presto esaminata e si verrà quindi rivelato se anche lei sia affetta da distrofia muscolare e rischi quindi lo stesso triste destino di Thomas.
Sebbene il reiterare il concetto che dei bambini possano essere abbattuti come animali per il solo fatto di avere una malattia debilitante sia chiaramente un modo per sottolineare ulteriormente la brutalità di questo regime nazista, il rischio che si corre è che il pubblico, che già vissuto un trauma molto simile con la storia di Thomas, possa in qualche modo desensibilizzarsi.

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I guai per la famiglia Smith non si fermano comunque qui: mentre John riesce a schivare il pericolo costituito da Thelma Harris, costringendola – sotto la minaccia di rivelare l’omosessualità del marito – a rivelargli in anticipo tutte le mosse che i suoi avversari politici le suggeriranno di fare, Helen finirà per combinare un grosso guaio quando andrà a parlare con la vedova del dottor Adler, Alice. Per chi non lo ricordasse, Adler era il medico di Thomas che John aveva ucciso per impedirgli di denunciare lo stato di salute del figlio.
Convinta che proprio la donna sia la fonte delle maldicenze pubblicate dalla Harris, Helen si recherà a casa sua per chiederle di smetterla di riferire falsità alla stampa, ma quando le due finiranno per venire alle mani, la moglie di John ucciderà Alice per autodifesa.

Da qui l’episodio si trascina in una serie di storyline non particolarmente avvincenti che si intrecciano tra loro ed il cui scopo è chiudere definitivamente alcune cose lasciate in sospeso dallo scorso anno ed introdurne di nuove. Nella puntata incontriamo, infatti, nuovamente il trafficante di oggetti d’arte Robert Childan (Brennan Brown) ed Ed McCarthy (DJ Qualls), a caccia di tesori nella zona neutrale, mentre Takeshi Kido, incarica il suo secondo Nakamura di dare la caccia ad un membro della Resistenza di nome Hagen ed il Reich dichiara una guerra silenziosa ai giapponesi con un embargo che li priva di materie prima fondamentali come il carburante.
Nel frattempo, Joe continua a vivere la sua vita sotto copertura come attaché diplomatico ed il Ministro Tagomi si prende un rischio non indifferente, facendo in modo che le sorelle Crain, arrestate dalla kempeitai, vengano rilasciate sotto la sua custodia poco prima di aiutare Juliana a far tornare Trudy nella sua realtà grazie ad una cerimonia volta a spezzare il legame che le teneva unite.

The Man in the High Castle si conferma uno show visivamente molto suggestivo, ricco di particolari e riti che varrebbe la pena esplorare, come per esempio il richiamo alle celebrazioni dell’Obon – la festa dei morti – a cui si fa cenno quando Kido bagna una tomba con dell’acqua prima di incontrarsi con Nakamura in un cimitero, ma troppo spesso sono momenti che si perdono in un intreccio narrativo piuttosto complesso, ricco di eventi e personaggi, che costringono gli spettatori sull’attenti per non perdere il filo della storia. La speranza è che il ritmo di questi primi due episodi non sia un richiamo alla prima stagione, a nostro avviso molto meno riuscita della seconda, ma sia piuttosto da interpretare come funzionale all’introduzione di un qualche evento emblematico che scuoterà l’apparente tranquillità dei protagonisti, gettandoli nel cuore dell’azione che – considerati i 10 episodi da cui è composta anche questa stagione – non dovrebbe comunque tardare ad arrivare.

La terza stagione di The Man in the High Castle è disponibile su Amazon Prime Video a partire da venerdì 5 ottobre.