Come avevamo anticipato nella recensione dell’episodio precedente, era quasi obbligatorio che gli autori di The Man in the High Castle imprimessero un decisivo cambiamento ai ritmi della serie facendo accadere qualcosa che catturasse nuovamente l’attenzione del pubblico, distratto da un lento ripetersi degli eventi e da una serie di personaggi e vicende apparentemente scollegate tra loro. Sensô Kôi pone finalmente fine all’attesa regalando agli spettatori l’agognato (e temuto) incontro tra Juliana e Joe, oltre a concludersi con un cliffhanger.

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Sebbene Sensô Kôi abbia un paio di trame secondarie, come quella che riguarda Robert Childan ed Ed McCarthy e la ricomparsa di Mark Sampson (Michael Gaston– il capo di una piccola comunità di ebrei che pratica la propria religione a San Francisco e che aveva aiutato Frank Frink (Rupert Evans) a ritrovare la fede dopo la morte della sorella e dei nipoti, – sul piano narrativo l’attenzione del pubblico è sicuramente spostata sulle vicende che hanno luogo a New York City, con la famiglia Smith, ed a San Francisco, con Joe, Juliana e Tagomi.

L’aspetto più interessante dell’episodio è che pur svolgendosi in luoghi diversi ed a chilometri di distanza, i protagonisti continuano ad essere legati da un invisibile filo comune, costituito dalle pellicole che sia John Smith che Juliana Crain si ritrovano a guardare: nella prima l’Oberstgruppenführer vede le immagini di un Thomas più grande, chiaramente felice, ma soprattutto ancora vivo, mentre nella seconda Juliana assiste scioccata alla propria morte per mano di Joe Blake, il quale le sparerà poco prima di uccidersi a sua volta.

Pur conoscendo la vera natura dei film distribuiti dall’Uomo nell’alto castello, a John Smith mancano diversi elementi per avere un’idea più chiara del loro significato e sarà proprio andando in visita all’Ahnenerbe (un’associazione esistita davvero al tempo dei nazisti, il cui scopo era quello di fare ricerche sulla razza ariana) che sarà in grado di poter unire metaforicamente i punti in suo possesso. Presso l’associazione, oltre ad assistere con i propri occhi agli esperimenti che il Reich fa sugli esseri umani, l’Oberstgruppenführer apprende infatti dell’esistenza di viaggiatori/corrieri dei film, che si spostano su un piano astrale in vari multiversi nei quali esiste una versione diversa di ciascuno di loro.
Un conto è quindi sapere sul piano empirico dell’esistenza di una diversa realtà, un altro è vederla impressa su una pellicola, in cui John – in una scena recitata magistralmente da Rufus Sewell – con un singulto quasi inudibile – scorge appunto una versione di un Thomas più adulto, felice e vivo.
Con una Helen in uno stato emotivo sempre più fragile, e nonostante il marito riesca ad insabbiare l’omicidio di Alice Adler, i coniugi Smith sono chiamati inoltre a presenziare nuovamente ad un evento ufficiale in cui viene proiettato il film propagandistico girato da Nicole Dörmer, in cui Thomas è additato come un eroe e lo stesso John è celebrato per aver ispirato nel figlio un tale esempio di fede nella causa nazista. Ma, come sembra sempre più evidente, John – ben lontano dall’essere fiero dell’onore che gli viene riservato – non vorrebbe far altro che tenere la testa bassa e proteggere la propria famiglia nella speranza che Berlino lo promuova Reichsmarschall. 

Dall’episodio si evince anche come il ruolo di Nicole Dörmer acquisirà sempre maggiore importanza nell’arco della stagione: per la prima volta la ragazza farà infatti riferimento ad una campagna che chiamerà Jahr Null, Anno Zero, che è anche il titolo del finale di stagione, un progetto volto a “privare la gente della coscienza nazionale, diluire la loro fierezza e non insegnarne la storia“.

Come accennavamo, l’evento centrale dell’episodio è sicuramente l’incontro tra JulianaJoe, il quale sta chiaramente scontando gli effetti dei 6 mesi di prigionia rieducativa e sembra essersi trasformato nel perfetto “braccio armato” del Reich, a cui viene dato il compito di liberarsi degli ultimi appartenenti alla ribellione che ha portato alla morte del Führer. Sebbene Joe sembri eseguire ciecamente gli ordini che gli vengono impartiti, il fatto che si sia costruito una verità alternativa sul coinvolgimento del padre nella cospirazione e che continui a ritenerlo innocente, potrebbe essere un il segnale che non tutte le speranze per lui sono perdute.
Luke Kleintank è inoltre molto bravo nel rendere realistico quel senso di insicurezza da cui il suo personaggio viene colto quando rivede per la prima volta Juliana.
La scelta di far avvenire l’incontro in occasione di un party ufficiale è insieme frustrante e geniale: sebbene sia evidente che i due vorrebbero potersi permettere di essere più espansivi, sia il luogo dove si trovano che le circostanze nelle quali si riuniscono, li obbligano purtroppo a trattenersi.
Dal loro ultimo incontro è trascorso davvero molto tempo e nessuno dei due sa, in tutta coscienza, se può fidarsi dell’altro: Joe indossa una divisa nazista, mentre Juliana è ricercata dal Reich per i suoi legami con la Resistenza, ma ciò nonostante continuano ad essere attratti l’una dall’altro come due calamite.
Per la prima volta dopo lungo tempo e solo in presenza di Juliana, Joe sembra inoltre liberarsi da quella maschera di impassibilità ed indifferenza che lo ha caratterizzato per tutto il corso della passata stagione, ma nonostante il loro legame sia ancora vivo, non è chiaro se lui voglia unirsi alla battaglia di Juliana o cerchi di portarla dalla parte del Reich e sia gli spettatori che il personaggio di Alexa Davalos sono lasciati con questo dubbio. Sebbene la posizione di entrambi sia tutt’altro che palesata, è altrsì evidente che tutti i nodi verranno al pettine in quella stessa miniera, situata a Lackawanna, in cui abbiamo visto Jo – nella pellicola – che spara a Juliana prima di suicidarsi.

A chiudere un episodio intenso e che ha finalmente fatto quei necessari passi avanti per far progredire con decisione la storia, saranno le immagini di Kido che tortura “il prete criminale Hagen“, recentemente catturato dalla polizia militare giapponese, il quale rivela che Frank Frink (Rupert Evans) – il responsabile dell’attentato alla sede della kempeitai, nonché ex fidanzato di Juliana trasformato in rivoluzionario e dato per morto – è invece vivo e vegeto.

La terza stagione di The Man in the High Castle è disponibile su Amazon Prime Video a partire da venerdì 5 ottobre.