In Baku, penultimo episodio della terza stagione di The Man in the High Castle, che prende il nome da una creatura leggendaria a cui la mitologia giapponese attribuisce la capacità di allontanare il male e scacciare gli incubi, l’azione si prepara a spostarsi nella catena montuosa dei Poconos, in Pennsylvania, dove è situata la miniera di Lackawanna, ma prima che tutti i nodi vengano al pettine, alcune importanti pedine dovranno fare la loro mossa, mentre altre verranno sacrificate, proprio come successo – qualche episodio fa – a Joe Blake.

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Per prepararsi all’azione finale, Juliana e Liam, dopo aver salutato i membri della comunità clandestina di Sabra, si recano a Chicago e si riuniscono con alcuni amici di Liam/Wyatt, membri della Resistenza, tra i quali Juliana trova un volto familiare: quello di Chuck, uno degli uomini che ha visto nei suoi ricordi da un’altra vita mentre era con lei nella miniera, il quale accetterà di unirsi alla loro missione. Con lo scopo di continuare a raccogliere nuovi adepti che li accompagnino a Lackawanna, i due mostrano al gruppo il filmato in loro possesso, ottenendo una reazione molto diversa da quella dei membri della comunità ebraica. I ribelli vengono infatti galvanizzati dall’idea che esista un’alternativa al regime nazista e con grande entusiasmo, paragonato al generale senso di incredulità respirato a Sabra, chiederanno di rivedere ancora e ancora quelle incredibili immagini.

L’episodio che, come accennavamo, vedrà morire un personaggio chiave della serie, continua comunque a trascorrere molto tempo con i membri della famiglia Smith.
John è sempre più ossessionato dai filmati provenienti dalla collezione privata del defunto Führer, tra i quali troverà quello forse più difficile da guardare e che coinvolge questa volta non solo Thomas, ma anche lui stesso e sua moglie Helen mentre sorridono felici alla telecamera, bevono una bibita scherzando tra loro e guardano, attraverso lo schermo di una televisione nella vetrina di un negozio, le prime immagini del leggendario discorso di Martin Luther King.
E’ importante sottolineare come nessuna di queste pellicole abbia l’audio, un particolare niente affatto casuale perché a John non è consentito sentire il suono della voce del figlio o quello della propria risata, né tanto meno può ascoltare le prime parole del discorso pronunciato dal famoso leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Tutto si riduce solo al dirompente potere delle immagini ed alla scioccante costatazione che esista un mondo nel quale un uomo di colore – che sarebbe stato perseguitato e probabilmente ucciso nella sua realtà – possa avere il diritto o anche solo l’opportunità di parlare di fronte ad una folla oceanica.

Nel frattempo Helen Smith, privata del conforto delle sedute di psicoterapia, agisce in maniera sempre più sconsiderata, aiutata dall’assenza del marito che viene mandato da Himmler nella zona neutrale per un incontro clandestino con il ministro Tagomi e per dare la caccia a Juliana ed a Hawthorne Abendsen, l’uomo nell’alto castello.
Dopo aver invitato le amiche per un aperitivo, la moglie del Reichsmarschall comincia infatti, in modo tutt’altro che casuale, a spettegolare sulla deformità di Goebbels, ma la sua azione più avventata sarà ispirata da una visita a sorpresa di un’infermiera, piombata a casa degli Smith per fare un prelievo di sangue alla figlia e verificarne lo stato di salute. Proprio quando l’ago della siringa è sul punto di bucare la pelle di Jennifer, Helen costringerà l’infermiera a fermarsi e a congedarsi ed insieme a Jennifer ed Amy, si darà alla fuga all’insaputa di tutti.

Nella zona neutrale, nel frattempo, in maniera del tutto casuale e – oseremmo dire – perfino troppo fortuita, considerando la prudenza con cui Hawthorne sie era sempre mosso, perquisendo una fattoria in cui l’uomo nell’alto castello aveva trovato rifugio, John Smith troverà una foto di Abendsen e della moglie Caroline, i cui volti riconoscerà per averli visti in uno dei filmati visionati, e che gli fornirà per la prima volta la prova tangibile dell’esistenza di uno dei nemici più ricercati del Reich. L’indizio gli permetterà di preparare una trappola per trovare e arrestare gli Abendsen“Credo che i nostri paesi siano preziosi l’uno per l’altro. In pace.”

La missione del Reichsmarschall nella zona neutrale, però, non finisce qui: in una delle scene forse più intense e quiete di questa stagione, assistiamo infatti al primo incontro tra John Smith ed il ministro Tagomi, i quali – sorprendentemente – scopriranno di avere molto in comune. John soprattutto verrà colto di sorpresa dalle prime parole del ministro, il quale gli porgerà le proprie condoglianze per la morte del figlio, un dolore che lui steso ha dovuto sopportare. La confessione cambierà fin da subito il tono del loro dialogo, facendolo diventare più personale ed umano di quanto l’alto funzionario nazista non avesse immaginato. Tagomi rivela a Smith di essere stato lui a consegnare a Kido il filmato grazie al quale è stata scongiurata la guerra tra le loro nazioni e gli confessa di averlo avuto a sua volta da un’altra versione di suo figlio, che vive in un mondo parallelo, la cui pace e salvaguardia è molto importante per lui preservare. Il ministro non può sapere che anche il Reichsmarschall sa di avere un figlio felice e vivo in uno di quei mondi e nonostante non capisca fino a che punto John Smith condivida il suo desiderio di proteggere almeno quella versione della sua progenie, tra i due uomini passerà una corrente di comprensione ed entrambi dimostreranno di comprendere di essere nella posizione per poter evitare il peggio, che Smith scelga poi davvero di farlo è tutto da vedere. I due, infine, si congederanno dopo che Tagomi avrà consegnato a John una lista con i nomi di 15 disertori nazisti come gesto di buona volontà verso Himmler, per ottenere in cambio la fine dell’embargo dei carburanti.

L’episodio già così molto intenso, lascerà l’onore dell’ultima scena alla morte di Frank Frink arrestato a Denver dall’ispettore Kido.
Anche in questo caso – come tra Tagomi e Smith – i due contendenti finiranno per dimostrarsi un certo reciproco rispetto, nonostante il triste epilogo del loro incontro.
Kido ha giustiziato la sorella ed i nipoti di Frank e quest’ultimo è responsabile della strage nel quartier generale della Kempeitai, ma l’uomo che l’ispettore si trova davanti non è più il ribelle accecato dalla rabbia che ha ucciso tante vittime innocenti, è una persona rosa da un rimorso che lo ha cambiato, che lo ha reso libero e pronto a morire. E così, sul terreno del campo di concentramento di Manzanar, nel quale – durante la II Guerra Mondiale – più di 11.000 nippo-americani tra uomini, donne e bambini, tra cui Kido stesso, vennero internati, l’ispettore capo decide di dare al suo nemico una morte onorevole. Così, dopo aver indossato l’uniforme militare e mentre Frank si congeda dalla vita recitando le parole di una preghiera, lo decapita con la sua katana. Proprio come nel caso delle pellicole provenienti dal multiverso, il potere delle immagini avrà un grande valore nel triste commiato di Frank dalla vita, pur morendo infatti per le azioni commesse, lascerà nel mondo un segno più indelebile della bomba che ha fatto esplodere: la speranza di una vita migliore trasmessa dalla sua arte.

La terza stagione di The Man in the High Castle è disponibile su Amazon Prime Video a partire da venerdì 5 ottobre.