Come c’era da aspettarsi, gli eventi del finale di stagione di The Man in the High Castle, intitolato Jahr Null (Anno Zero), sono particolarmente concitati, ma soprattutto mettono faccia a faccia personaggi che non si erano mai incontrati prima, come Abendsen Hawthorne (Stephen Root) e John Smith (Rufus Sewell) ed altri che non si vedevano da tempo, come Juliana Crain (Alexa Davalos) e lo stesso Reichsmarschall.

CORRELATO – The Man in the High Castle 3×09 “Baku”: recap e commento

Gran parte dell’azione si svolgerà all’interno delle miniere di Lackawanna, dove Juliana, Liam/Wyatt ed un manipolo di pochi altri uomini sono riusciti ad intrufolarsi per scoprire i piani dei nazisti e dove, per la prima volta, assisteranno con i propri occhi al loro folle piano guidato dal dottor Mengele ed in presenza sia del Reichsführer Himmler, che del Reichsmarschall Smith. I nazisti hanno infatti costruito un gigantesco tunnel che conduce a quella che Mengele chiama un’anomalia, che conduce ad un portale verso altri mondi. In una delle scene meglio riuscite della serie in termini di uso di effetti speciali, che riesce a coniugare perfettamente l’immaginario fantascientifico con la realtà distopica descritta dallo show, il dottore usa quattro cavie umane per testare il macchinario, ma solo una di esse riuscirà a passare oltre, mentre le altre moriranno di una morte orribile. Himmler si dimostrerà entusiasta del risultato ed incoraggerà Mengele a raddoppiare i propri sforzi per ottenere un completo successo con l’intento – come ormai sappiamo – di invadere anche altre realtà.
In quanto a Juliana ed i suoi, che assistono inorriditi all’esperimento, vengono traditi da un rumore improvviso e, dopo un breve ma concitato inseguimento, la donna verrà catturata e portata in una cella di isolamento nella medesima struttura dove si trova imprigionato anche Abendsen Hawthorne, l’uomo nell’alto castello, arresosi poco tempo prima a John Smith sotto la minaccia di ucciderne la moglie.

La parte più interessante dell’episodio, come accennavamo, sarà quella riservata all’interrogatorio del Reichsmarschall dei suoi due preziosissimi prigionieri.
Il primo al quale si rivolgerà sarà l’uomo che, con i suoi film, ha tenuto in mano le briglie della Resistenza. L’interesse che tuttavia Smith ha nei confronti Hawthorne non è connesso solo al suo ruolo, ma al desiderio di una più approfondita comprensione del rapporto tra mondi paralleli, uno dei quali nasconde la chiave della sua stessa felicità o della salvezza della sua anima. Durante il loro primo incontro, John Smith comunicherà subito all’uomo nell’alto castello di conoscere la sua identità: il suo vero nome è Abe Hawkes e, proprio come lui, ha servito nell’esercito americano e, più precisamente nei corpi di comunicazione che si occupavano della propaganda militare, da ciò la sua comprensione del potere delle pellicole che ha cominciato a collezionare. Il fatto che entrambi gli uomini abbiano un background militare, in molti sensi, li avvicina, ma per quanto Smith sia un nazista atipico, agli occhi di Hawthorne resta qualcuno che ha scelto la parte sbagliata della storia, considerazione che non tarderà a fargli di persona. Da quello che definiremmo un dialogo, più che un interrogatorio, con l’uomo nell’alto castello, John apprenderà inoltre una verità inaspettata e fondamentale (sconosciuta agli spettatori stessi), che avrà anche un impatto sui progetti espansionistici del Führer: il motivo per cui una sola delle cavie del dottor Mengele è sopravvissuta, passando oltre, è che solo alle persone il cui corrispettivo sia morto in un’altra realtà, è concesso di spostarsi tra diversi mondi. Tagomi, per intenderci, è un viaggiatore perché la sua controparte, di cui ha preso letteralmente il posto, era defunta nell’altra realtà e così Trudy, la sorella di Juliana. La notizia, oltre che ripercussioni politiche, avrà un impatto personale anche sul Reichsmarschall: sebbene non ci sia dato sapere – almeno non in questa stagione – se John Smith stesse prendendo in considerazione l’idea di fuggire in un altro mondo con la propria famiglia per riunirsi a Thomas, ora siamo certi che questo suo piano sia andato in fumo. Considerata questa scomoda verità, è plausibile ora pensare che Smith prenda in considerazione la possibilità di far arrivare il Thomas dell’altro mondo nella sua realtà? Sarebbe disposto a strappare un ragazzo felice e normale alla propria famiglia, per catapultarlo in un mondo dominato dalla guerra e da un regime che ha messo a morte la sua controparte? “Juliana: Ciò che non può essere conquistato va distrutto, giusto?”

Il Reichsmarschall non si occuperà tuttavia solo dell’interrogatorio di Hawthorne, ad attenderlo in una cella non lontana c’è infatti una Juliana in pessime condizioni, sia per le conseguenze dell’esplosione in cui è rimasta coinvolta durante la cattura, che per le torture subite, ma con l’usuale ferrea volontà di non tradire i suoi compagni. Per quanto concerne John e Juliana, non bisogna dimenticare che c’è stato un tempo in cui questi due personaggi hanno provato del rispetto reciproco, persino forse dell’affetto, e che Juliana era sinceramente legata a Thomas. Ciò nonostante, con lo scopo di abbattere le sue difese, l’alto funzionario la metterà da subito di fronte al peggiore dei suoi crimini, mostrandole una foto di Joe, accasciato nel bagno in cui lei lo ha lasciato con la gola tagliata. Quello che Smith ed il Reich vogliono conoscere, sono i piani della Resistenza ed i nomi dei suoi membri, ma lei non è disposta a tradirli, anche se questo significa venire torturata. Sebbene – considerate le circostanze – dovrebbe essere lei l’anello debole della catena, sarà comunque Juliana a segnare il punto decisivo del loro incontro prima che Smith lasci la cella, quando gli rivelerà il contenuto della conversazione avuta con suo figlio Thomas prima della sua morte. Juliana gli dirà infatti quanto straziante sia stato sentire da suo figlio fino a che punto si vergognasse della sua condizione, a causa della quale pensava di aver deluso un padre che riteneva “perfetto” e come, nonostante lei gli avesse detto che John lo amava comunque, questa consolazione non era stata sufficiente a salvarlo dal mondo nel quale era cresciuto.
Posso solo immaginare quanto ti pesi,” conclude un strabiliante Alexa Davalos mentre china appena il capo e cambia in maniera impercettibile la modulazione della voce, accoltellando (metaforicamente) alle spalle, o forse più nel cuore, un silenzioso John Smith che si è fermato a pochi centimetri dalla porta per ascoltarla.

Al di là di queste scene, anche nel resto dell’episodio ci sono altri momenti piuttosto importanti: John Smith scopre della scomparsa della sua famiglia e, proprio quando era pronto per il peggio, riceve una telefonata dalla moglie Helen che gli annuncia di essere in fuga da lui, Himmler inaugura la grande cerimonia per il Jahr Null e la Statua delle Libertà viene abbattuta, Nicole Dörmer viene arrestata per ordine del Führer e costretta a tornare a Berlino con un’accusa di perversione, al fine di essere “rieducata”, alimentata dalle parole del Reichsführer, la violenza dilaga per le strade di New York con centinaia di giovani che gridano le parole “sangue e terra” (Blut und Boden) – lo slogan propagandistico usato per indicare i criteri di appartenenza del popolo tedesco alla propria nazione – mentre aggrediscono innocenti passanti, Liam/Wyatt, con l’aiuto di un complice, riesce nell’impresa di sparare al Führer che si accascia a terra e viene portato in ospedale in condizioni critiche, a San Francisco, Robert Childan, Ed e Jack spiegano dalla Coit Tower una gigantesca bandiera con il simbolo dell’alba disegnato da Frank ed infine Liam, complice un vecchio amico che distribuisce pellicole pornografiche, prepara centinaia di copie del filmato in possesso della Resistenza per distribuirle in tutto il paese.
L’episodio infine, si concluderà con la fuga di Juliana la quale, attraverso la meditazione, riuscirà ad attraversare la barriera del multiverso, scomparendo davanti agli occhi di John Smith un attimo dopo che questo tiri fuori la sua arma e le spari, colpendola.

Con una conclusione decisamente soddisfacente, si chiude così la terza stagione di The Man in the High Castle con un bilancio per lo più positivo.
La serie di Amazon Prime Video è sempre stata caratterizzata da molti sottintesi e non detti che trovano la loro migliore espressione nell’enigmatico personaggio di John Smith del quale, a tutt’oggi e nonostante la morte del figlio e la perdita della famiglia, non si comprendono ancora pienamente le intenzioni. Sebbene infatti il Reichsmarschall sia a conoscenza dell’esistenza di una realtà migliore di quella in cui vive, nella pratica non ha mai davvero dimostrato di voler tradire il regime nazista: che sia una questione di convenienza o di credo, è evidente che questo personaggio è diviso tra due scelte che lo dilaniano e sarà certamente interessante vedere, il prossimo anno (lo show è già stato rinnovato per una quarta stagione) dove gli autori lo porteranno.

Sebbene la trama dello show sia stata inoltre caratterizzata quest’anno da eventi di grande impatto, tra i quali la morte di Joe BlakeFrank Frink e la cattura di Juliana e di Abendsen, ha anche in un certo senso sofferto per l’anticipato rinnovo, nella misura in cui molte delle storyline di questa stagione sono sembrate spesso una preparazione a ciò che vedremo nel prossimo capitolo, piuttosto che un racconto a se stante, il che ha reso meno incisivi alcuni passaggi della storia, che avrebbero forse meritato un maggiore approfondimento, se non una definitiva chiusura.
The Man in the High Castle, ciò nonostante, si conferma uno dei progetti più ambiziosi e meglio riusciti del servizio di streaming, caratterizzato da eccellenti prove attoriali, da una grandeur visiva di decisivo impatto e da una qualità di contenuti degne della migliore serialità.

La terza stagione di The Man in the High Castle è disponibile su Amazon Prime Video a partire da venerdì 5 ottobre.