È difficile non rileggere a posteriori il quinto episodio di The Romanoffs come una parabola dai connotati vagamente autobiografici. Si tratta di una storia di pettegolezzi e insinuazioni non confermate, di pregiudizi e mezze verità e, con le dovute differenze, il pensiero corre alle accuse mosse lo scorso anno da più donne contro Matthew Weiner. Partendo da questa lettura, ammesso che sia l’unica per l’episodio, diventa più chiara la tesi difensiva abbracciata dalla scrittura soprattutto nella seconda metà della puntata. Episodio più solido di altri nella stagione, ma non privo di problemi.

Katherine e Alex (Diane Lane e Ron Livingstone) sono una ricca coppia con tre figli. David (Andrew Rannels) è l’insegnante di piano di tutti e tre. La coppia viene informata di un’indagine in corso nei confronti di David. Condotta inappropriata con un minore, si dice. Il pensiero corre alla possibilità peggiore, e si insinua un profondo dubbio, per non dire la paura, che qualcosa di grave possa essere accaduta anche ad uno dei tre figli. D’altra parte Katherine e Alex sono una coppia progressista, che non ha pregiudizi, o che almeno cerca di nascondere quelli che ha. Cedere ad accuse non confermate significa rinnegare una parte di ciò che essi sono e si fregiano di essere, ma la paura è molta.

La prima parte dell’episodio è la migliore. La scrittura gioca con i tre confronti con i figli, i diversi approcci di quella che è una madre preoccupata, e le diverse risposte. A questo punto ancora il dubbio è fortissimo. Nella seconda metà i toni si smorzano e tutto vira verso un’altra strada. Alex rievoca un episodio della propria infanzia in cui i suoi lo avevano sgridato per aver mancato di rispetto ad un altro bambino. E quindi l’impronta sulla quale l’uomo ha cercato di costruire i propri rapporti con gli altri, anche a dispetto di palesi antipatie, come quella che lui nutre nei confronti di David. Perché, come verrà detto, chiunque può rovinare la vita ad un’altra persona semplicemente inventandosi storie.

E questo è assolutamente giusto, anche se considerato il coinvolgimento di Weiner in dinamiche simili sorge qualche dubbio sulla sincerità dell’operazione. O anche solo sulla capacità di dire qualcosa di nuovo con queste piccole storie, che poi è il problema maggiore di The Romanoffs. Ad esempio con questo Bright and High Circle, che vorrebbe avere un valore paradigmatico, ma infine è solo un vago punto di vista tra gli altri, peraltro poco provocatorio nelle conclusioni (se una persona è innocente, il pregiudizio è sbagliato). Infine l’episodio abbandona i connotati da thriller drammatico e diventa qualcosa di più simile ad un dramma aperto sul modello di Il sospetto di Vinterberg o Il dubbio di Shanley. Ma entrambi gli approcci cadono nell’artificiosità di una storia che sa come apparire sofisticata, ma non sa come riempire quello sfarzo.