La fantastica signora Maisel, serie che ieri ha conquistato tre nomination ai Goldel Globes (qui la lista completa), è ritornata con gli episodi della seconda stagione dal 5 dicembre su Amazon Prime Video.
I creatori e il cast dello show ambientato negli anni ’50 hanno presentato a Milano il nuovo capitolo della storia dell’irriverente Midge, il personaggio interpretato da Rachel Brosnahan, svelando qualche anticipazione su quanto accadrà nelle puntate inedite e sulla creazione di uno dei progetti per il piccolo schermo maggiormente apprezzati e premiati degli ultimi anni.

Ecco cosa ci hanno raccontato la creatrice dello show Amy Sherman-Palladino e lo sceneggiatore e regista Daniel Palladino:

Il primo episodio della seconda stagione si apre con un lavoro incredibile dal punto di vista della regia, in casi come quelli è la regia o la sceneggiatura ad avere il ruolo principale durante le riprese?
Amy Sherman-Palladino: La cosa meravigliosa legata al poter scrivere ciò che si dirige è che puoi esattamente scrivere quello che vuoi realizzare come regista! Puoi così scrivere pensando proprio a quell’aspetto e per anni, prima di poter dirigere tutto quello che scrivo, ho provato quasi del panico temendo che arrivasse un regista e rovinasse tutto: le istruzioni della sceneggiatura erano davvero specifiche e ogni elemento inserito era un modo per dire ‘Fallo in questo modo o potrei piangere!’. Ora quando scrivo, e anche quando Daniel lo fa, possiamo immaginare come vogliamo la messa in scena, come devono essere costruite le sequenze, come saranno i movimenti della telecamera, dove ci saranno i tagli con il montaggio… Ora è come se non si sapesse se è nato prima l’uovo o la gallina, non si può definire in modo netto i confini tra i due aspetti del lavoro, sono realmente intrecciati.
Daniel Palladino: Quando abbiamo iniziato a parlare della sequenza iniziale tra di noi e con gli autori ci riferivamo a quella scena come il “balletto del centralino”. Sapevamo che il punto centrale da mostrare era che Midge è stata retrocessa nei sotterranei del negozio. Volevamo iniziare mostrando quel piano così bello e poi abbiamo pensato di dare spazio a qualcuno che spedisce una lettera e così visivamente si scende nei piani bassi, non ci sono finestre, c’è molto fumo, rumore…
Amy Sherman-Palladino: Ero a bordo di un aereo e uno dei film proposti era Hello, Dolly! e l’ho visto penso tre volte! E infatti quella canzone è tratta da quel film, quindi prima di atterrare ho pensato ‘Ci penso io!’.
Daniel Palladino: Ed era una canzone davvero costosa e un volo davvero costoso!
Amy Sherman-Palladino: Sì, lo devo ammettere: è stato costoso! Niente con Barbra Streisand è economico, ma ne vale la pena: è Barbra!

Nelle vostre serie la musica è sempre stata importante, in che momento del processo creativo decidete quali canzone usare?
Amy Sherman-Palladino: Molte volte è già incorporata nella sceneggiatura, come quando ho scritto lo script del pilot: tutti i passaggi più importanti con la musica erano già presenti, quindi A Wonderful Day Like Today o In Old Peking, quando vanno nel Greenwich Village, le canzoni di Peggy Lee… Quelle erano già tutte presenti, in parte per dire ad Amazon ‘Sì, questa è la cifra che dovrete pagare per il budget dedicato alla musica’. Molte volte è già tutto scelto fin dal principio, ma la musica è sempre stato uno dei nostri elementi preferiti. L’abbiamo sempre scelta noi anche in Una Mamma per Amica, ed è davvero divertente! Molte volte, se non era già stato stabilito l’uso di qualche brano, siamo invece seduti in sala montaggio e guardiamo le canzoni presenti sugli iPod, ascoltiamo e troviamo qualcosa. Se è invece come ‘il balletto del centralino’, una scena molto coreografata, è ovviamente qualcosa che dobbiamo decidere prima perché quando giriamo lo facciamo proprio con la musica. Se so quale brano verrà utilizzato posso riprodurre la musica durante le riprese e in questo modo la telecamera si muove con la stessa energia del brano perché non c’è niente di peggio rispetto a quando giri una scena, vuoi inserire della musica, e l’energia del brano e delle inquadrature non si allineeano, non puoi farci nulla! Non puoi modificare le immagini!
Daniel Palladino: E gli attori amano quelle situazioni perché possono muoversi e spostarsi seguendo in un certo senso il ritmo della musica, cerchiamo di farlo il più possibile.

Come gestite il vostro lavoro essendo una coppia?
Amy Sherman-Palladino: Come riusciamo a non ucciderci a vicenda?

Nella giornata di ieri abbiamo visto Daniel aprirti una bottiglia d’acqua con così tanto amore… ci si chiede come riusciate a mantenere questo rapporto sul lavoro e nella vita dopo così tanto tempo…
Amy Sherman-Palladino: Non mi fa mai mancare l’acqua!
Daniel Palladino: Il segreto è mantenerla idratata!
Amy Sherman-Palladino: Devo, ritornando seri, svelare che non siamo un team, e penso che sia la prima cosa che ci ha salvati. Siamo entrambi partner, se ha senso come termine. Non scriviamo insieme, non lavoriamo nella stessa stanza, non ci comportiamo in quel modo, e molte volte non siamo nemmeno nello stesso posto in contemporanea. Se io sono impegnata alla regia, lui potrebbe essere in una stanza a occuparsi della sceneggiatura o del montaggio… Ci sono molte volte che ci incrociamo nei corridoi. I momenti maggiormente intensi sono quando siamo nella stessa stanza per parlare di come si evolve la storia.
Daniel Palladino: Lavoriamo intensamente quando stiamo ideando la storia insieme, nella stessa stanza, perché c’è così tanto di cui discutere e così tante scelte da prendere.
Amy Sherman-Palladino: Abbiamo iniziato a lavorare insieme quando io ho fatto la prima stagione di Una Mamma per Amica e Daniel si stava occupando della serie I Griffin. Durante i weekend andavo da lui e spiegavo che avevo in mente la storia e dovevo capire come procedere perché non lo sapevo, era il mio primo anno di lavoro. Non avevo uno staff, le persone non capivano realmente cosa fosse Una Mamme per Amica, dovevo spesso dire ‘Fidatevi di me’… Lui era l’unico che riusciva a capirmi. Quando I Griffin è stato cancellato per la prima volta l’ho implorato di venire ad aiutarmi perché altrimenti avrebbe dovuto scegliersi una seconda moglie perché non sarei riuscita a sopravvivere. Non credo che sarei riuscita a realizzare Una Mamma per Amica se non lo avesse fatto perché era un lavoro troppo grande e avevo bisogno di qualcuno di cui mi fidassi completamente. La cosa grandiosa di quello che abbiamo è che non c’è niente di meglio rispetto ad avere qualcuno il cui unico obiettivo è il tuo successo e la qualità del progetto. Non c’è davvero nessun altro scopo: non cerca di farsi bello agli occhi dello studio o del network, è ‘io sono qui per te e tu sei qui per me’. Si tratta di qualcosa di inestimabile e senza penso che potrei morire.
Daniel Palladino: E poi è un vero disastro ad aprire le bottiglie d’acqua!
Amy Sherman-Palladino: Faccio schifo! Non riesco a capire se si deve girare a destra o a sinistra. E perché devo girare da un lato piuttosto che da un altro… E alle volte i tappi sono grandi, altri piccoli, devi togliere la sicurezza, e rischi di bagnarti!

Ritornando alla musica, pensate che sia un elemento che aiuta a migliorare il modo in cui viene raccontata la storia di Midge e il suo rapporto con gli altri personaggi?
Amy Sherman-Palladino: La musica è per noi. Non credo che la musica debba essere usata per dire al pubblico cosa deve pensare. Quando questo elemento viene usato motivi “malvagi” si capisce subito: sono quei momenti in cui improvvisamente si sente una musica divertente per sottolineare che dovrebbe esserlo anche una scena. Se lo è non hai bisogno di quella musica! O se è triste hai questi brani con i violini o le chitarre acustiche… così tante chitarre acustiche che ti fanno reagire pensando ‘L’ho capito! Ha il cancro!’. Ciò che pensiamo noi è invece che la musica sia quasi un’altra voce, un altro personaggio, un’altra persona presente in scena. Quando è usata nel modo corretto è assolutamente l’elemento di maggior valore al mondo, può davvero aiutare. Pensate a Peaky Blinders! La musica che usano in quella serie è semplicemente in grado di trasportarti immediatamente in quell’atmosfera, è un altro personaggio vestito in costume, con uno di quei cappelli e con un coltello in mano che si muove per quegli spazi! Se si usa con arte penso sia importante quanto le scenografie, i costumi o un grande attore. Quindi migliora assolutamente il racconto se è usata nel migliore dei modi!

Ieri parlavi di un possibile coinvolgimento in La fantastica signora Maisel di Lauren Graham, c’è una possibilità che arrivi sul set anche Sutton Foster?
Amy Sherman-Palladino: Sfortunatamente Sutton ha degli impegni di lavoro che negli ultimi due anni erano direttamente in conflitto con i nostri, essendo nello stesso periodo. Penso che questa volta inizi a febbraio, ma siamo davvero legati a lei. Sono stata davvero fortunata nell’avere queste protagoniste femminili nella mia vita! Avere Lauren Graham, Kelly Bishop, e Alexis Bledel santo cielo! Pensi ‘Non riuscirò mai più ad avere qualcuno che arriverà a quel livello, ma forse mi ci avvicinerò’. E poi trovi invece Sutton Foster e quindi pensi ‘Okay, non riuscirò più ad avere qualcosa di simile!’. E poi arriva Rachel Brosnahan! Siamo stati davvero fortunati con queste incredibili donne che sono inoltre diventate davvero delle nostri grandi amiche!
Daniel Palladino: Sono quasi come dei rari tartufi che spuntano fuori ogni dieci anni o qualcosa di simile!
Amy Sherman-Palladino: Sì!

Seguite Alexis in The Handmaid’s Tale o è troppo doloroso vedere la “vostra Rory” in situazioni così dure?
Amy Sherman-Palladino: È dura, ma è così affascinante, mio dio! Cerchiamo di guardare tutto quello che fanno le persone che hanno lavorato a Una Mamma per Amica, è difficile riuscire a seguire tutti i loro progetti, ma proviamo a farlo.
Daniel Palladino: È grandiosa in quella serie! Ci rende davvero felici vederla impegnata in qualcosa di così diverso rispetto al ruolo che le abbiamo affidato.
Amy Sherman-Palladino: Continuo a dirle ‘Sono così orgogliosa di te, anche se io non c’entro niente e non sei mia figlia. Ma sono così orgogliosa!’.

Avete realizzato molte serie con protagoniste delle donne, non avete mai pensato a un progetto con un protagonista maschile?
Amy Sherman-Palladino: In realtà lo abbiamo fatto!
Daniel Palladino: Ci abbiamo pensato, ma non importava a nessuno! Io stesso ho sempre trovato naturale scrivere dei ruoli per le donne per qualche motivo, non so perché. Penso che se si facesse una lista delle serie con un protagonista maschile e quelle con una donna protagonista il numero sarebbe molto più grande nel primo caso, avendo quindi già portato in scena tutte le sfumature delle storie. Noi invece stiamo addentrandoci in nuovi aspetti dei personaggi femminili che fino a questo momento non sono ancora stati mostrati. E non credo sia qualcosa che facciamo in modo del tutto consapevole. Sono sempre stato vicino alle donne, le capisco e penso che nella scrittura si percepisca questo aspetto che possediamo io e Amy.
Amy Sherman-Palladino: Non ci capite affatto! Siamo un mistero, di che state parlando quando scrivete di donne?
Daniel Palladino: Comunque nei nostri show ci sono molti personaggi maschili e basta pensare a Tony Shalhoub: è stato protagonista dei suoi show e potrebbe farlo ancora. Adoriamo scrivere le scene per lui.
Amy Sherman-Palladino: Abbiamo realizzato dei pilot con un protagonista maschile. Non siamo contro gli uomini e non vogliamo affermare qualcosa con le nostre scelte. Proviamo la sensazione di aver sempre cercato di prenderci cura in modo speciale dei personaggi in modo che si rappresentino delle vite dettagliate nei minimi particolari. Nel nostro show c’è Joel, interpretato da Michael Zegen, che in realtà è uno dei miei personaggi preferiti perché non voglio che sia un villain e una persona che semplicemente odi. È divertente scrivere le scene che lo riguardano perché il suo percorso potrebbe essere il più grande rispetto a tutti gli altri: ha una lunga strada davanti per capire come comportarsi e chi è veramente, il modo in cui può prendere una strada diversa… I personaggi maggiormente interessanti da scrivere sono proprio quelli che hanno i percorsi più lunghi!

Nelle tue serie dai spazio a molti problemi che affrontano le donne. Che tipo di esperienze hai avuto personalmente nel settore?
Amy Sherman-Palladino: Quando si ha a che fare con le donne è sempre diverso. Io sono la persona folle con i cappelli. Se hai un’opinione allora sei un problema, sei difficile. Si tratta di un appellativo che mi apparterrà, lo accetterò e mi andrà bene perché se vuol dire che hanno un problema per il fatto che ho delle mie opinioni e so esattamente cosa dovrebbero fare i miei personaggi, come dovrebbero essere, e che percorso dovrebbero compiere… Li ho ideati io e dovrei avere quelle opinioni, è per quel motivo che sono pagata! Credo che se si pagasse uno showrunner che non ha un’opinione forte si dovrebbero riavere indietro i soldi! Perché dovreste pagare qualcuno che dica ‘Non lo so. Cosa volete voi?’? Chiunque può farlo, dovresti pagare qualcuno che ti dica: ‘Questa è l’idea. Questo è il percorso. Questa è la direzione che prenderanno. Questo è quello che dirà. Questo è quello che risponderanno…’. E in più gli uomini vengono definiti ‘eccentrici’, ‘geni’… Si sentono cose come ‘In passato si prostituiva nei parcheggi per pagarsi la droga, è eccentrico!’. È successa realmente una cosa simile, c’è qualcuno che ha guadagnato molti soldi e ne parlavano dicendo che quello era il contesto legato al suo passato. Se io arrivassi a un incontro di lavoro e dicessi ‘In passato mi prostituivo nei parcheggi per la droga, quindi datemi uno show!’ reagirebbero chiamando sconvolti la sicurezza! È una situazione completamente diversa per gli uomini e per le donne. Si spera che stia cambiando, ma sì: devo ammettere che sono un problema. Lo sono, mi va bene! Sono felice di essere il problema e al tempo stesso una possibile soluzione.