La fantastica signora Maisel è ritornata oggi, mercoledì 5 dicembre, con gli episodi della seconda stagione su Amazon Prime Video e il cast e gli autori hanno presentato a Milano, in anteprima europea, le puntate inedite.
La protagonista Rachel Brosnahan, interprete di Midge, e Alex Borstein, che nella serie ha il ruolo della sua amica e manager Susie hanno regalato qualche anticipazione riguardante il contenuto del secondo capitolo della storia e parlato del mondo della comicità, dei pregiudizi nei confronti delle donne e del successo ottenuto dallo show scritto e diretto da Amy Sherman-Palladino.

Abbiamo partecipato a un incontro con le due attrici, ecco il nostro resoconto!

Nella serie ci sono alcuni elementi, in particolare durante i monologhi di Midge, che appaiono contemporanei e attuali nonostante l’ambientazione alla fine degli anni Cinquanta, come vi avvicinate a questi momenti?
Rachel Brosnahan: Penso che l’approccio sia lo stesso perché la serie è senza tempo. Midge è animata da rabbia, disappunto, curiosità e critica nei confronti della mancanza di equilibrio nei giochi del potere. Sembra davvero senza tempo, fa emergere questi sentimenti.
Alex Borstein: Oserei dire che i comici veramente bravi, quelli dotati e di talento, anticipano i tempi. Le persone che hanno lasciato davvero un segno sono state in grado di vedere chiaramente quello che stava per accadere e l’hanno riassunto in venti minuti sul palco. Ed è quello che accade a Midge: dice la verità e anticipa il futuro.

Lo show parla di donne che cercano la propria voce, pensate che esista una relazione tra la comicità e la capacità di dire la verità?
Rachel Brosnahan: Per prepararmi al ruolo ho visto alcuni documentari con lo scopo di imparare la storia della comicità e il ruolo avuto dai comici all’interno della società, come si è modificato nel corso del tempo. Negli anni Cinquanta, periodo in cui è ambientata la serie, ci si stava muovendo verso una comicità ispirata a un umorismo basato sul flusso di coscienza e sulla narrazione. Ho imparato da questi documentari che si può dire quasi qualsiasi cosa, l’importante è che sia divertente, aspetto che a volte è relativo e non è particolarmente facile da gestire. Il miglior tipo di comicità offre uno specchio che riflette il mondo che ci circonda e spesso sono delle verità dure. Alle volte è divertente anche se rappresenta quasi una sfida perché in base al modo in cui si dicono le cose delle persone potrebbero considerare le battute incredibilmente offensive.
Alex Borstein: La comicità è un modo bello per camuffare la realtà, è come mettere del rossetto e un cappello su delle osservazioni davvero brutte. Più ci si allontana dal dire le cose in modo diretto più si è liberi. Credo che la comicità e l’età ti permettano di avere la libertà di essere più onesti, in particolare per quanto riguarda le donne. Le donne quando invecchiano hanno più libertà, ci si abbandona, si interessano di meno alle convenzioni sociali con cui sono cresciute, ed è meraviglioso. Lo stesso accade con i comici.

Pensate che la comicità venga usata anche come un’arma?
Alex Borstein: Di solito dai spazio a battute sulle persone che sono in una posizione di potere, si trovano in situazione importanti. Se si punta in basso non hai dei risultati molto positivi. Se scegli di porre l’attenzione su chi è in difficoltà più di te, in qualsiasi modo, non avrai dei risultati particolarmente buoni.
Rachel Brosnahan: Osservando il mondo della comicità per la prima volta, e dall’esterno, e avendo assistito a molte performance dal vivo per prepararmi, si può capire subito la differenza tra chi compie delle osservazioni taglienti e intelligenti su chi si trova in posizioni di superiorità e chi usa la comicità in un certo senso per dare spazio all’odio o bigottismo. Si percepisce la differenza nella stanza.
Alex Borstein: Penso sia comunque soggettivo perché qualcosa che può far ridere una platea al tempo stesso può sconvolgerne un’altra. La vera definizione e natura della comicità è essere in qualche modo offensiva. Qualcuno finirà per sentirsi offeso se è vera comicità.

Come avete costruito il rapporto tra Midge e Maisel? Trascorrete del tempo insieme anche al di fuori delle riprese?
Rachel Brosnahan: Non abbiamo del tempo libero! Non abbiamo una vita fuori dal set!
Alex Borstein: Io vivo a Barcellona e lei a New York, quindi ci incontriamo solo per lavoro, poi me ne vado.
Rachel Brosnahan: Mi lascia ogni volta!
Alex Borstein: Ma trascorriamo 12-16 ore insieme, è abbastanza!
Rachel Brosnahan: Siamo fortunate perché siamo andate realmente d’accordo fin dall’inizio. Non accade spesso. Il nostro feeling è stato immediato fin da subito, ancora prima che Alex ottenesse la parte. Quasi istantaneamente siamo riuscite a stabilire quel feeling e non la odio!
Alex Borstein: Siamo molto simili a Susie e Midge: siamo davvero, davvero diverse. Abbiamo 20 anni di differenza e potrei essere sua madre!
Rachel Brosnahan: Potrebbe essere spaventoso!
Alex Borstein: Nonostante tutto abbiamo qualcosa in comune, un background con dei punti in contatto, siamo della stessa città ed è una coincidenza incredibile.
Rachel Brosnahan: Ed è così strano!
Alex Borstein: Abbiamo dei valori simili, una sensibilità quasi uguale, siamo entrambe dell’Illinois, vicino a Chicago, questa realtà normale, del midwest. Penso che si abbiano dei punti fermi, sai che le stagioni passano, si muore, si invecchia, le cose cambiano e deve essere così. Credo che sia qualcosa che ti dà delle basi stabili, un buon equilibrio.
Rachel Brosnahan: Spesso abbiamo gli stessi obiettivi e valori, anche se prospettive diverse. Ho imparato molto dalle conversazioni che abbiamo avuto fuori dal set sul modo differente di avvicinarsi alle stesse situazioni e idee.
Alex Borstein: Io non sono mai stata nella sua posizione: non sono mai stata protagonista, non ho mai avuto questo tipo di successo che sta ottenendo… eppure ho avuto delle esperienze simili. Mi ricordo il periodo in cui volevo tutte queste cose e ora che si tratta di qualcosa che fa parte del passato ho una visione diversa.

Come è cambiata negli ultimi anni la tua vita, visto che hai sempre lavorato come doppiatrice e ora ti riconoscono di più?
Alex Borstein: Penso sia diverso, anche se in I Griffin eravamo riconoscibili, i nostri volti erano noti. Quando è iniziato I Simpson internet non era ancora così, i volti rimanevano nascosti più a lungo. Per noi c’è sempre stato spazio per la promozione, per le attività stampa, anche se ora è decisamente diverso. Quando vado a New York le persone conoscono lo show, anche a Barcellona iniziano a salutarmi le persone e chiedermi ‘Sei quell’attrice della serie…?’.

Cosa avete scoperto di nuovo dei vostri personaggi in questa stagione?
Alex Borstein: In questa stagione, io e gli spettatori, potremo scoprire qualche dettaglio della famiglia di Susie e incontrare qualcuno che ne fa parte. Per me è qualcosa di molto diverso rispetto ai precedenti episodi perché si capisce di più delle sue origini e perché si comporta in un certo modo. Il mio personaggio è come un gatto di strada che non è mai stato addomesticato e non si lascia prendere. Per me è stato utile iniziare a capire i motivi di questo suo atteggiamento.
Rachel Brosnahan: Tutto è cambiato così in fretta per Midge nella prima stagione, ed è così interessata a cambiare, a modificare se stessa e a espandere il proprio mondo. Nella seconda, per un certo periodo di tempo, è un po’ in stallo e come attrice l’ho trovato leggermente frustrante e al tempo stesso interessante. All’inizio si lancia in questo mondo della comicità e poi a un certo punto dice ‘Okay, vado a Catskills per due mesi, ci vediamo!’. E Susie reagisce sorpresa. Una delle più grandi sfide per Midge riguarda i suoi privilegi e il modo in cui la ostacolano. Ha come una rete di sicurezza: può sempre ritornare indietro, anche se non si sente più a proprio agio.
Alex Borstein: Il cambiamento è molto più lento se ci si sente comodi.
Rachel Brosnahan: Per Susie la posta in gioco è davvero alta, mentre non lo è altrettanto per Midge e questo crea sempre un po’ di tensione tra di loro nella seconda stagione, anche se ho fiducia nel mio personaggio e sono certa che si lascerà alle spalle alcuni atteggiamenti.

Mentre giravate la serie avete capito che stavate realizzando qualcosa di straordinario? Quando ve ne siete rese conto?
Rachel Brosnahan: Ho immediatamente provato la sensazione che stessimo facendo qualcosa di straordinario, fin dal momento che ho finito di leggere lo script mi sono resa conto che era speciale, la storia lo era, ma non si può mai prevedere se gli altri proveranno le stesse sensazioni. Ho lavorato ad altre serie, entrambe abbiamo vissuto questa situazione, che si pensava essere straordinarie e altre persone non hanno invece colto quanto fossero speciali. Il fatto che le persone amino lo show quanto noi e che continuino a scoprirlo mi sorprende piacevolmente. E ci assicura un lavoro per un altro anno!
Alex Borstein: Non penso che per noi sia una sorpresa la sua qualità, quello era evidente fin dal momento in cui abbiamo letto il copione. Ciò che è stato particolarmente fortunato è la tempistica: lo show è arrivato sugli schermi nel momento perfetto per quanto riguarda il contenuto e questo personaggio. Il mondo è un luogo talmente schierato politicamente, ogni nazione sta affrontando quella che sembra questa lotta folle e nazionalista lotta per il potere. Accade ovunque: basta pensare alla Brexit e anche a Barcellona stiamo affrontando la richiesta di indipendenza, e poi non possiamo nemmeno iniziare a parlare di Trump!
Rachel Brosnahan: Ci dispiace così tanto…
Alex Borstein: Lo show ha come protagonista qualcuno che sta sognando di cambiare se stessa e migliorare, essere onesta sul mondo. Penso sia qualcosa di fresco e pieno di ottimismo, ed è il momento perfetto. La qualità deve però esserci per sfruttare la fortuna del tempismo, quindi la vera radice del successo è quanto sia brillante Amy.

Nella serie, come tutte le serie di Amy Sherman-Palladino, il ritmo è particolarmente sostenuto in ogni momento, specialmente nei dialoghi, come vi preparate prima di arrivare sul set?
Rachel Brosnahan: Il caffè, un bisogno estremo di caffeina! Non ho mai bevuto così tanto caffè!
Alex Borstein: O cocaina! Scherzo, ma ieri alla conferenza stampa hanno chiesto come sono riusciti a capire durante le audizioni se saremmo stati in grado di recitare nella serie. Quando ci sono delle persone che arrivano sul set un giorno solo per essere delle guest star possiamo capire quasi immediatamente se saranno in grado di farlo. Penso che ci sia qualcosa nelle audizioni e Amy sia davvero preparata nel capire chi è all’altezza. Quando lei è arrivata per il provino aveva preparato quel pezzo lungo sul matrimonio…
Rachel Brosnahan: Il mio materiale per l’audizione era di quindici pagine di dialogo!
Alex Borstein: Quindi si è capito subito se sarebbe stata in grado di recitare nella serie. Se avesse iniziato dicendo ‘Quindi… ci sono delle uova negli involtini di gamberetti…’, Amy avrebbe subito detto ‘La prossima!’. Si capisce immediatamente dalle audizioni se si è in grado di tenere il ritmo e parlare velocemente.
Nella serie le persone pensano che essendo bella Midge non possa essere anche divertente, pensi che accada anche nella realtà?
Rachel Brosnahan: Le persone certamente allora, e sfortunatamente anche ora, hanno delle idee veramente ristrette riguardanti chi sono le donne e chi possono diventare. Ci piace pensare in modo schematico, dire ‘Puoi essere brutta e divertente’ o ‘bella e una casalinga e una buona madre’. Alle volte è difficile vedere dove le cose si incrociano, le sfumature e il fatto che le donne possano essere tutte queste cose in contemporanea ed è certamente qualcosa di cui si parla molto nello show. Le persone la guardano e reagiscono in modo specifico, come ‘Ah è una cantante?’, lo diciamo centinaia di volte nella serie. Credo che stiamo continuando a mettere in discussione quell’idea.
Alex Borstein: Credo sia vero che quando ci si sente a proprio agio la vita diventa davvero facile. Non puoi sederti a ideare della comicità in grado di raggiungere le persone perché sei già in una posizione di superiorità. Tradizionalmente penso che le persone che si sentono fuori dalla norma si avvicinino alla comicità, ma ciò che è davvero originale è che in questa donna l’esteriorità non corrisponde a quello che prova dentro e si sente ancora un’outsider, si mette in continua discussione.
Rachel Brosnahan: Però c’è comunque l’incomprensione che non si possa essere divertente se si ha un certo aspetto, o che non puoi ottenere un ruolo di potere se sei una donna. Tuttora, in molti modi, nelle posizioni di potere e che permettono di prendere o influenzare le decisioni importanti, in ogni settore, se sei una donna devi avere delle caratteristiche maschili. Mi ha colpito una cosa che mi hanno detto recentemente: ‘Non sappiamo realmente, almeno negli Stati Uniti, che aspetto abbia una leader donna al di fuori dall’identificarle per delle qualità maschili’. Non capiamo ancora realmente cosa voglia dire essere una donna potente senza adattarsi alle aspettative.
Alex Borstein: Penso che Madeleine Albright sia stata importante.
Rachel Brosnahan: Vero, e io penso a livello globale e per me la donna che è presidente dell’Estonia sembra che incarni l’immagine giusta perché è femminile e potente in un modo diverso e familiare. Sono sensazioni che non abbiamo ancora negli Stati Uniti.
Alex Borstein: Io penso a Ruth Bader Ginsburg e Madeleine Albright.