La fantastica signora Maisel, nelle ultime cinque puntate della seconda stagione, riesce a proporre il giusto equilibrio tra divertimento, crescita dei personaggi e riflessione sui problemi affrontati dalle donne in carriera.
Se non avete ancora completato la visione non proseguite con la lettura: sono presenti alcuni spoiler!
Midge (Rachel Brosnahan) deve fare i conti con la scoperta della sua doppia vita fatta dal padre Abe (Tony Shalhoub), ancora più in crisi a causa di alcuni problemi sul lavoro e per la rivelazione che il figlio Noah (Will Brill) ha un lavoro di tipo governativo di cui non era a conoscenza e i cui dettagli vengono ottenuti da Rose (Marin Hinkle) sfruttando un momento di debolezza di Astrid (Justine Lupe). Susie (Alex Borstein) è invece sorpresa dalla reazione dei suoi “colleghi” a Catskills, mentre Benjamin (Zachary Levi) dimostra il suo interesse nei confronti di Midge. Joel (Michael Zegen) non sa come gestire la sua nuova quotidianità da single e imprenditore, e la vacanza dei suoi genitori, in particolare di Shirley (Caroline Aaron), prende una svolta “azzardata”.
Al ritorno a New York Midge dovrà prendere delle importanti decisioni e dividersi tra la famiglia, il nuovo legame con Benjamin e i tentativi di avere successo nel mondo della comicità, ritrovandosi a scoprire i lati positivi e gli ostacoli più grandi da superare per ottenere ciò che desidera, il tutto mentre Sophie Lennon (Jane Lynch) riappare nella vita della giovane e della sua manager, rischiando di distruggere tutto ciò che hanno faticosamente costruito.

I cinque episodi con cui si conclude la seconda stagione confermano la grande attenzione per i dettagli e nel confezionare a livello della regia e del montaggio un prodotto di alta qualità, curato in ogni aspetto per far immergere totalmente gli spettatori nel mondo in cui vivono i protagonisti.
Il personaggio di Midge conserva quella sua capacità di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e affrontare i problemi con ironia e determinazione che hanno permesso a Rachel Brosnahan di regalare delle performance convincenti ed emozionanti, potendo sfruttare una sceneggiatura in cui si cerca di delineare ogni sfumatura dei personaggi rendendoli il più possibile realistici e onesti. Alcuni passaggi delle puntate, come l’esilarante cena di Yom Kippur o la scoperta di aver dimenticato un evento importante mentre si è in tour, enfatizzano la versatilità dell’attrice che, come in passato, conquista immediatamente non appena sale su un palco, o in questo caso viene posta di fronte a una telecamera, per dare spazio al suo talento come comica. Rachel passa dai momenti di crisi di Midge, in cui si rende conto di aver ferito gli altri o essere in difficoltà solo perché donna in un mondo maschilista, all’entusiasmo e alla verve di Midge senza mai risultare poco naturale o forzata. Il rapporto della protagonista con Joel, sempre più confuso, geloso e incapace di mettersi alle spalle il passato, appare in questa seconda stagione più profondo e meno ancorato allo stereotipo del marito traditore e inconsapevole dei limiti che pone alla moglie, e un flashback che mostra la coppia prima del matrimonio regala al pubblico qualche dettaglio necessario a capire perché i due personaggi siano comunque ancora molto vicini oltre all’ovvia necessità di occuparsi dei figli (e i bambini riescono finalmente a non apparire solo come una presenza quasi dimenticabile all’interno della storia). La positività di Midge è quasi in netto contrasto con la situazione di Joel ed è più che prevedibile che questo elemento narrativo ritorni centrale nella già annunciata terza stagione, dopo un finale che conferma (purtroppo) la tendenza dei Palladino a far compiere dei passi indietro ai propri protagonisti prima di lasciare in sospeso la storia.
Benjamin, interpretato con il giusto carisma e una buona dose di ironia da Levi, risulta un personaggio amabile e gli episodi, pur lasciandolo per molto tempo in ombra, rendono chiari i motivi per cui il suo rapporto con Midge potrebbe funzionare. Il settimo episodio, in cui appare un sempre ottimo Rufus Sewell nel ruolo dell’artista “maledetto” Declan Howell, pone al centro proprio il feeling della coppia e la capacità di Midge di mantenere uno sguardo curioso e sincero nei confronti del mondo e delle persone che la circondano, avvicinandosi anche alla dimensione per lei sconosciuta dei pittori con una sensibilità rara e apprezzabile.

La fantastica signora Maisel ha ottenuto il suo successo anche grazie alla presenza di figure irresistibili come quella di Susie (Alex Borstein), finalmente mostrata in famiglia e in situazioni per lei nuove, e i coniugi Weissman. Tony Shalhoub ha giustamente uno spazio da vero protagonista grazie ai nuovi problemi di Abe e, come accaduto con Rose in occasione della sua fuga a Parigi, anche il padre di Midge fa i conti con un senso di smarrimento e confusione che fa emergere nuovi lati del carattere dell’uomo. Il personaggio affidato a Marin Hinkle, inoltre, mantiene una sua compostezza, anche nel far pagare alla figlia le conseguenze della sua assenza o rivolgendosi a un’indovina per capire cosa le riserva il futuro, elegante e non banale, ben interpretata per far intendere le emozioni di Rose al di sotto di un’esteriorità estremamente controllata.
Dispiace invece la poca presenza di Caroline Aaron e Kevin Pollak, incredibilmente divertenti in ogni loro apparizione nel mondo di Midge, e di Luke Kirby con il suo Lenny Bruce, personaggio per fortuna assoluto protagonista del season finale con una performance calibrata alla perfezione per divertire e al tempo stesso commuovere.
Lo scontro tra Susie e Sophie Lennon, ruolo affidato a Jane Lynch, getta le basi per degli interessanti spunti che saranno sicuramente elaborati nella terza stagione e il futuro dello show appare orientato forse verso una gran quantità di problemi a livello narrativo stimolanti e dall’ottimo potenziale in ottica del mantenere alta l’attenzione degli spettatori.
Amy Sherman-Palladino e Daniel Palladino tengono ben salde le redini della serie e gli episodi che hanno diretto evidenziano la loro capacità di “coreografare” le performance dei propri attori ottenendo il meglio, anche a livello visivo, e tra balli, maratone benefiche e televisori che rendono impossibile ignorare il talento di Midge anche tra le persone più scettiche nei confronti della sua carriera, La fantastica signora Maisel si conferma come un’esperienza molto piacevole per il pubblico, in cui le tematiche sociali e femministe sono sempre presenti con intelligenza e senza mai risultare invadenti o fuori contesto, lasciando la voglia di scoprire cosa accadrà nel futuro di Midge e degli altri protagonisti.