L’amica geniale, la serie diretta da Saverio Costanzo, con il terzo e il quarto episodio – intitolati Le metamorfosi e La smarginatura – entra nell’adolescenza di Elena “Lenù” Greco, interpretata da Margherita Mazzucco, e Raffaella “Lila” Cerullo, ruolo affidato a Gaia Girace.

Dopo la morte di don Achille Carraci che ha segnato la fine dell’infanzia delle due amiche, il Rione in cui vivono è sotto il controllo della famiglia Solara, che gestisce la pasticceria locale.
Elena ha avuto la possibilità di continuare a studiare, anche se fa fatica a dimostrare la sua intelligenza, mentre Lila si è allontanata da lei e lavora nel calzaturificio del padre insieme al fratello Rino (Gennaro De Stefano), sperando di creare un modello originale che conquisti i concittadini più benestanti, riuscendo così a gettare le basi per un futuro migliore. Lila, inoltre, continua da autodidatta la sua istruzione sfruttando la biblioteca del quartiere, situazione che le permette di riavvicinarsi a Elena.
Le due ragazze iniziano a fare i conti con la maturazione del proprio fisico e l’attrazione che suscitano nei ragazzi: Lila ottiene persino l’attenzione di Marcello Solara (Elvis Esposito), situazione destinata a crearle molti problemi. Elena, di fronte al grande “successo” che l’amica ha con i ragazzi, decide di “fidanzarsi” con il suo compagno di scuola Gino (Riccardo Palmieri), anche se prova dei sentimenti nei confronti di Nino Sarratore (Francesco Serpico).

Raccogliere l’eredità delle giovanissime Ludovica Nasti ed Elisa Del Genio, che erano riuscite a interpretare Lila e Lenù in modo così convincente ed emozionante, è un compito molto difficile e Girace e Mazzucco, in più passaggi faticano a mantenere l’espressività necessaria a rendere i turbamenti e i dubbi delle due protagoniste naturali e realistici, riuscendo ad apparire meno forzate solo nei momenti che permettono maggiore leggerezza. Le due giovani attrici sostengono comunque piuttosto bene la rappresentazione delle differenze caratteriali delle due protagoniste, mantenendo la determinazione e la ribellione di Lila e l’insicurezza e timidezza di Lenù.
Il salto temporale porta al centro della trama i primi approcci con la sessualità: dalla scoperta delle mestruazioni alla violenza subita da Ada Capuccio, costretta a salire sulla macchina di Marcello e Michele a causa della loro posizione sociale nel Rione. Lenù, inoltre, accetta di soddisfare le richieste di due compagni di classe nel bagno della classe che vogliono verificare se indossi un reggiseno imbottito in cambio di 10 lire, cifra talmente bassa che non le permette nemmeno di comprarsi un dolce, rendendosi però conto del potere del suo corpo sugli uomini, ma in modo ancora piuttosto innocente.

La “dipendenza” di Lenù nei confronti di Lila assume inoltre dei contorni di amicizia-rivalità, situazione che alimenta la competitività di entrambe le ragazze e al tempo stesso la loro capacità di aiutarsi a vicenda, come dimostra il momento in cui il latino, e la sua grammatica, le fa riavvicinare e dà il via a un percorso scolastico che la giovane Cerullo può solo sognare. Nel terzo e nel quarto episodio l’idea dell’educazione è spesso affrontato, anche grazie alla figura della saggia maestra Oliviero (Dora Romano), determinata nel suo tentativo di far allontanare Elena da una realtà in cui l’intelligenza delle donne è continuamente messa in secondo piano, costringendole in un futuro da moglie, madre e casalinga, senza alcuna possibilità di fuggire dalle dinamiche esistente nel Rione. La giovane, seppur dal carattere mite, ha dentro di sé la voglia di scoprire un mondo che vada oltre i confini del quartiere, nonostante fatichi a trovare la sua reale indipendenza da quella quotidianità e dalla presenza dell’amica, e Costanzo costruisce molto bene la sequenza della prima visione del mare, rendendo chiaro come andare oltre i confini della vita a cui potrebbe essere destinata sono troppo stretti . Lila è quella che deve maggiormente fare i conti con le dinamiche sociali, venendo considerata quasi una preda da Marcello e una potenziale moglie da Pasquale (Eduardo Scarpetta), situazione che spinge la ragazza a reagire con la violenza, verbale e fisica, necessaria a far capire che non ha alcuna intenzione di essere domata o sottomessa, cercando di assorbire ogni possibile nozione persino mentendo al bibliotecario. La sua forza interiore emerge trascinante nella sequenza di danza ambientata al party organizzato a casa di Gigliola (Rosaria Langellotto), momento in cui sulle note di uno scatenato rock ‘n’ roll la protagonista si lascia andare, decidendo anche di non smettere di ballare quando Marcello prende il posto del suo amico del cuore. La tensione sociale esistente nel Rione trova un’altra motivazione nelle parole proprio di Pasquale che spiega come la famiglia Solara abbia fatto strada sfruttando il mercato nero e non rifiutando amicizie mafiose.

Il regista gestisce molto bene la sequenza finale in cui il lancio dei fuochi d’artificio, momento che avrebbe dovuto celebrare un nuovo inizio all’insegna della comunicazione e dell’armonia, e si trasforma invece in una lotta dura e spietata che vede contrapposti i Carracci e i Solara, ponendo al centro anche l’incredibile rabbia covata da Rino, consapevole di quanto siano penalizzanti le proprie origini. Lila, assistendo a quella sfida a distanza, vede di fronte a sé con estrema chiarezza il possibile futuro della sua famiglia, perdendo in parte quelle speranze covate a lungo.
L’amica geniale, nelle mani di Saverio Costanzo, continua a proporre un racconto in cui la ricostruzione storica è curata in ogni piccolo dettaglio per raccontare la storia tratta dai romanzi della Ferrante in un contesto in cui la narrazione si evolve con sicurezza.

La serie può inoltre contare sulla colonna sonora composta da Max Richter, sempre attenta a sottolineare le sfumature degli eventi e mai invadenti, e il progetto, seppur con meno efficacia rispetto ai due episodi della serie, si conferma come uno dei più ambiziosi e riusciti prodotti dalla Rai negli ultimi anni, soffrendo un po’ a causa della staticità espressiva di buona parte del cast, elemento legato in parte alla poca esperienza degli interpreti, ma mantenendo la profondità e importanza delle tematiche affrontate.