Un virus proveniente dalla Malesia scatena il panico all’interno del San Jose St. Bonaventure e miete diverse vittime. Per la fine del midseason finale di The Good Doctor, ben tre persone giacciono morte in un pronto soccorso messo preventivamente in quarantena per evitare il dilagarsi di una misterioso virus che si comporta come la SARS, ma agisce molto più velocemente, costringendo così il dottor Shaun Murphy e le dottoresse Audrey LimMorgan Reznick a prendersi cura dei pazienti rimasti confinati con loro nel modo migliore possibile e con i pochi strumenti messi loro a disposizione in una situazione di crisi.

Ma partiamo dall’inizio della puntata e dal risveglio del dottor Melendez e della dottoressa Lim i quali, dopo aver condiviso un drink alla fine dello scorso episodio, hanno evidentemente deciso di concludere la serata insieme, anche se l’atteggiamento della grintosa dottoressa, diversamente da quello del suo collega, sembra suggerire che – seppure non si sia pentita dell’intermezzo – non intenda ripetere l’esperienza e preferisca mantenere il loro rapporto su un piano professionale, per quanto questo sia possibile farlo con una persona con cui si è già stati a letto. Sicuramente, parte della decisione degli autori di creare questo legame, dipende dal desiderio di aumentare il livello emotivo dell’episodio, poiché, mentre Melendez e la dottoressa Browne si occupano del loro paziente in attesa di un trapianto del midollo dal padre-donatore, che ovviamente rimane rinchiuso nel Pronto Soccorso, Audrey non solo deve gestire la crisi, ma deve anche affrontare il rischio di morire quando viene infettata dal virus.
Con degli autori che hanno già dimostrato, in due sole stagioni, di non temere i cambiamenti e di avere il coraggio di movimentare il cast, non vi è alcuna garanzia che la dottoressa Lim sopravviva al virus e tutto verrà probabilmente deciso nella mideason première che andrà in onda a gennaio dopo la pausa natalizia.

In una situazione non meno complessa si trovano la dottoressa Reznick e naturalmente Shaun.
Morgan, prendendo finalmente le distanze dal suo solito atteggiamento glaciale e razionale, forma un legame con Tyler, il paramedico che porta le prime due vittime del virus in ospedale, finendo per rimanere infettato e morire ed evidentemente – e non solo per alleviare le sue preoccupazioni – per buona parte dell’episodio flirta con lui e gli prospetta la possibilità di concedergli l’appuntamento che lui agognava, per rimanere poi profondamente colpita dalla sua morte.

Le circostanze, purtroppo, richiedono però ai medici coinvolti nella gestione della crisi di non lasciarsi andare: con l’unico supervisore fuori gioco e le mani letteralmente nell’addome di un paziente, la dottoressa Reznick non ha il tempo di esprimere il proprio dolore per la morte di Tyler, non quando il suo collega sta vivendo una personale crisi non meno grave.

Fin dall’arrivo al pronto soccorso, in quella che sembra ancora una tranquilla mattinata pre-natalizia, Shaun manifesta il proprio fastidio per il ronzio emesso da una delle luci al neon del pronto soccorso che, come la proverbiale goccia del lavandino capace di tenere svegli i più sensibili ai rumori, sul di lui finisce per avere un effetto devastante, compromettendo la sua lucidità ed i suoi processi mentali, rendendogli non solo impossibile pensare, ma facendogli anche commettere degli errori potenzialmente fatali. Sebbene Shaun abbia affrontato nel tempo diversi ostacoli posti dalla sua condizione, è la prima volta che lo vediamo in uno stato tale da impedirgli letteralmente di fare il proprio lavoro mentre si chiude in se stesso per evitare qualsiasi contatto con il mondo esterno. L’immagine è sicuramente molto potente e, considerate le circostanze, l’accaduto finirà certamente per compromettere in qualche modo la sua convinzione di poter svolgere la professione che ha scelto. Shaun è infatti profondamente razionale e quando tornerà in sé, non potrà che analizzare la propria crisi con lo stesso approccio oggettivo che riserva a tutti gli altri.

Il B-plot dell’episodio ci riserva un altro triste momento che riguarda il dottor Glassman il quale, in assenza di Shaun, viene accompagnato da Lea a fare una serie di analisi e che, invece di consegnare i risultati alla dottoressa Blaize, decide di leggerli da solo per scoprire che la sua preoccupante perdita di memoria dipende dal fatto che il suo rumore è tornato. Come abbiamo già accennato, avremmo preferito che questo difficile cammino intrapreso dal Aaron Glassman fosse stato affrontato con una presenza più costante da parte del suo pupillo, ma siamo anche aperti alla possibilità che il modo stesso in cui gli autori hanno scelto di descrivere le interazioni dei due rispetto alla malattia di Glassman, abbia lo scopo voluto di indurre nello spettatore lo stesso tipo di frustrazione che può provocare in una persona qualsiasi il dover interagire con qualcuno che sente e percepisce le emozioni nella stessa maniera in cui Shaun le metabolizza.

La midseason première di The Good Doctor, andrà in onda negli Stati Uniti lunedì 14 gennaio sulla ABC.