Negli anni ’90 erano le note di Mozart ad accompagnare la celebre sigla iniziale di Dov’è finita Carmen Sandiego. La maggior parte dei bambini che seguiva la serie all’epoca lo avrebbe scoperto solo molto tempo dopo – o forse mai – ma il senso della serie era già tutto lì e facilissimo da comprendere. Carmen Sandiego, tratto da una serie di videogiochi educativi, era una caccia al ladro intorno al mondo che permetteva di scoprire una serie di nozioni interessanti ad ogni svolta. Un reboot non si nega a nessuno, e quindi ecco che nel 2019 il personaggio torna su Netflix con una serie animata e con una serie di accorgimenti che la rendono diversa dal prodotto degli anni ’90.

La prima, sostanziale differenza è che in questa versione Carmen Sandiego è la protagonista assoluta. Negli anni ’90 lei era la cattiva che faceva parte dell’organizzazione VILE. Affascinante e un passo avanti agli agenti che cercavano di catturarla, saltava da un angolo all’altro del pianeta per rubare di tutto e di più. La serie animata giocava con il videogioco alla base, c’era una piccola introduzione in live action in cui un ideale “giocatore” (player) si interfacciava con Carmen. I veri protagonisti erano poi i due agenti della ACME Zack e Ivy, che dovevano decifrare gli indizi per prevenire i crimini di Carmen. In Italia, come negli Stati Uniti, andò in onda anche un gioco a quiz basato sulla formula originale (Che fine ha fatto Carmen Sandiego?).

In questa nuova serie, che si apre con un doppio episodio di origini, Carmen (doppiata da Gina Rodriguez) è nemica della VILE ed è un personaggio buono. Ha abbandonato l’organizzazione, e ora cerca di far fallire i furti dei suoi ex compagni. Ad aiutarla ci sono ancora Zack e Ivy, che stavolta lavorano per lei. La ACME è sempre presente, ma appare più avanti grazie a due personaggi inediti, un maldestro ispettore di polizia e la sua attenta assistente. Dopo due episodi introduttivi su nove totali, la serie entra nella sua formula abituale, raccontando i piani della VILE che Carmen cerca di sventare. Con questo approccio, il player originale è stato trasformato in un ragazzino (doppiato da Finn Wolfhard) che aiuta da remoto Carmen.

C’è qualcosa dell’approccio già visto in She-Ra e le principesse guerriere. Un reboot che prova a giocare di più con la trama orizzontale, che cerca di costruire una mitologia interna più ricca, che lavora sui rapporti tra i personaggi e sull’evoluzione della storia. In questo senso Carmen Sandiego non è mai una serie esplosiva o capace di andare oltre il target per il quale è stata pensata, ma per quelli che sono i suoi obiettivi è senza dubbio una serie che funziona bene. In particolare, si è fatto un certo lavoro di approfondimento sui cattivi: tra capi e agenti ce ne sono circa una decina riconoscibili.

Cosa rimane allora dell’originale approccio educativo? Prima di ogni spostamento in un nuovo paese, una conversazione ad hoc con l’ausilio di una grafica spiega alcune nozioni importanti, che poi in genere tornano nello svolgimento della trama. Non è comunque uno stile marcato come lo era nella serie degli anni ’90. Non sappiamo se, nostalgia a parte, la serie abbia un appeal sufficiente a catturare l’attenzione dei vecchi spettatori della serie, ma potrebbe far felice una nuova generazione di giovanissimi.