Come avviene in questo periodo da ormai da qualche anno, I delitti del BarLume è tornata con un volto – e un gusto – tutto nuovo. Partita nel 2013 come fedele adattamento dei romanzi giallo-umorisitici di Marco Malvaldi, nel corso delle stagioni la serie si è evoluta notevolmente, creandosi una propria identità non solo rispetto ai libri ma anche ai prodotti televisivi dello stesso genere. Un’identità che è però in continuo mutamento, capace a ogni nuova coppia di episodi di inserire uno o più elementi in grado di rimescolare le carte in tavola.

Se l’anno scorso a dare un nuovo slancio allo show era stato l’arrivo del Beppe Battaglia di Stefano Fresi, in questa sesta stagione sono stati il tono e la struttura delle puntate a portare I delitti del BarLume verso una nuova direzione. Non si può infatti parlare prettamente di “casi da risolvere” per descrivere Il battesimo di Ampelio e Hasta Pronto Viviani, gli episodi – entrambi originali e non tratti dai romanzi – andati in onda il 25 dicembre e il 1 gennaio. Benché in ognuno di essi ci sia stata un’indagine da svolgere, esse sono apparse come un tassello di una trama più grande, un mosaico che ha coinvolto in maniera più o meno attiva tutti i simpatici personaggi che ruotano attorno al celebre locale di Pineta. Abbiamo visto la Tizi neo mamma in crisi; i quattro vecchini del Barlume indagare sulla paternità del piccolo Ampelio e sul rapimento di Massimo, spingendosi fino all’Argentina; Beppe alla ricerca di una nuova dimora e alle prese con il ruolo di baby-sitter; la Fusco svolgere faticosamente il suo lavoro a causa delle intromissioni del questore Tassone e dell’assicuratore veneto Pasquali.

Questa impalcatura narrativa ha portato all’assenza di un protagonista ben definito come era il Massimo Viviani di Filippo Timi, affidando all’intero gruppo di personaggi il compito di ricoprire questo ruolo. Se da un lato questa scelta ha permesso ad alcuni di essi di evolvere la loro storia personale, dall’altro è andata a scardinare quei rapporti di gerarchia tra protagonista e spalla che garantiscono un perfetto equilibrio comico. Non sono certo mancati momenti esilaranti e surreali, come quello che ha visto il simpatico cameo del regista Roan Johnson, ma l’impressione è che questo cambio di rotta abbia fatto più male che bene alla serie, sottraendogli mordente e ritmo, suoi punti di forza.

Per come è confezionata, I delitti del BarLume resta però una delle produzioni più interessanti e meglio realizzate del nostro paese. Un unicum televisivo che ha solo bisogno di fare un passo indietro per ritrovare quella freschezza e quella voglia di pendersi poco sul serio che l’hanno fatta amare dal grande pubblico, trasformandola da semplice esperimento ad appuntamento fisso di inizio anno nuovo.