“Maiale. Feccia.” Così viene chiamato John Luter (Idris Elba) da due diversi personaggi nel corso dell’episodio iniziale della quinta stagione di Luther, serie BBC tornata sul piccolo schermo a ben tre anni dall’ultimo arco di puntate. In entrambi i casi, scopriremo più tardi, gli appellativi provengono da personaggi appartenenti al mondo criminale, che si tratti di un delinquentello o della moglie di un serial killer. Ma quanto c’è di vero nelle parole rivolte al detective più ruvido della storia televisiva britannica?

Poco o nulla, verrebbe da dire, ma con maiali e sporcizia Luther ha avuto a che fare sin dal suo esordio, avvenuto nel 2010. Da allora, la sua sete di giustizia è andata spesso a cozzare con un concetto di legge del tutto divergente dalla sua personale morale, provocandogli non pochi dissidi interiori e svariati scontri con i suoi superiori, culminati in un temporaneo allontanamento dal suo lavoro. Adesso, a distanza di otto anni, lo scenario che circonda il nostro eroe non è poi cambiato molto: continua a muovere i propri passi nella cruenta palude di una Londra gelida e spogliata di qualsiasi orpello, palcoscenico ideale per le sordide tragedie che Luther tenta di risolvere.

Al suo fianco troviamo vecchie conoscenze, come il Martin Schenk di Dermot Crowley o il Benny Silver di Michael Smiley, e una significativa new entry: la giovane partner Catherine Halliday (Wunmi Mosaku), disprezzata dai colleghi più esperti che ne sottolineano la rapida e, a parer loro, immeritata ascesa all’interno delle forze di polizia. Tutto, in Catherine, sembra essere creato per infastidire Luther, avvezzo a metodi non convenzionali e scarsamente tollerante nei confronti dell’impostazione scolastica della ragazza; come da copione, è logico supporre che il detective si ricrederà ben presto, alla luce delle non indifferenti capacità deduttive che la collega sta dimostrando a dispetto della propria inesperienza.

Sul piano meramente tematico, le prime due scene di questa premiére di stagione sono illuminanti: in entrambe assistiamo a un completo ribaltamento di prospettiva, di cui è protagonista dapprima Luther in persona, e in seguito uno sventurato ragazzo testimone di un brutale omicidio. Il rapido passaggio da potenziale carnefice a vittima coglie di sorpresa lo spettatore (il giovane viene inizialmente connotato come possibile aggressore di una donna che passeggia nella notte, in realtà sua insegnante) e gli porge, implicitamente, la chiave di lettura dell’intero episodio: l’apparenza inganna.

Ecco quindi l’aiutante dell’eroe – la psichiatra Lake (Hermione Norris) – tramutarsi nell’aiutante del villain nascosto: dopo aver depistato la polizia, indicando un paziente come possibile serial killer, scopriamo come la donna stia coprendo le efferate gesta del proprio stesso marito, che tiranneggia e manipola con abusi fisici e psicologici. Una cattiva gelida e insospettabile, degna avversaria del focoso e irruento Luther, legata a lui dal medesimo problema: lo scollamento tra la pretesa impeccabilità del suo ruolo sociale e il caos indomabile del suo mondo interiore.

Quello che potrebbe sembrare un giallo procedurale rivela, sul finale, la propria vera natura: il mistero proseguirà nei prossimi tre episodi, la soluzione apparente è ben lungi dall’essere veritiera. In questo senso, la trama rispecchia con esattezza il proprio protagonista che cela, dietro la maschera codificata dell’uomo di legge, un universo di fantasmi e ombre che nessuno – o quasi – è in grado di interpretare correttamente. Quasi, dicevamo, poiché proprio nell’ultima scena, in un efficace montaggio che vede Halliday e Schenk dirigersi verso la casa del detective contemporaneamente al gangster George Cornelius (Patrick Malahide), alla sua porta bussa la rediviva Alice Morgan (Ruth Wilson), croce e delizia di John fin dalla prima stagione.

Tra i molti personaggi che si muovono all’interno dell’universo narrativo di Luther, è lei l’unica in grado di leggere con chiarezza il tenebroso codice morale di John, stabilendo con lui un legame malato e conturbante divenuto, nel corso delle stagioni, vera e propria linfa vitale tanto per l’uomo privato che per quello pubblico, spesso avvalsosi delle geniali imbeccate della sua improbabile alleata. Che il rapporto tra i due sia destinato a evolvere in una direzione romantica o che resti nell’affascinante limbo attuale, lo decideranno – presumibilmente – i prossimi tre episodi. Per ora, ci limitiamo a riaccogliere Luther con l’affetto e la complicità che si riserva a un vecchio amico riapparso dopo un lungo periodo di lontananza, ma mai davvero dimenticato.