Terzo appuntamento per la quinta stagione di Luther, e i nodi sono ormai venuti tutti al pettine: l’assassinio di Alistair Cornelius per mano della fulgida folle Alice Morgan innesca in questo episodio conseguenze drammatiche, che culminano con la probabile uccisione di Benny Silver. Per chi abbia seguito Luther sin dal suo esordio ben otto anni fa, quest’escalation di violenza non è certo una novità: la serie BBC ci ha abituati, nel corso degli anni, a non affezionarci troppo ai suoi comprimari, falciati uno dopo l’altro dall’impietosa penna di Neil Cross. Tuttavia, questa quinta stagione pare avviarsi verso un epilogo dal sapore più definitivo del solito.

Certo, il caso di stagione – legato al serial killer Jeremy Lake, i cui omicidi vengono coperti dalla moglie Vivien – sembra veleggiare verso una rapida risoluzione, sebbene l’assassino sia ancora a piede libero mentre la sua ultima preda viene provvidenzialmente salvata in extremis da Luther e dalla collega Catherine Halliday. Ma neppure il nostro buon John è onnipotente, e se da una parte la polizia colleziona, grazie al suo intuito, una notevole vittoria, dall’altra il detective è costretto ad ascoltare via telefono quelli che potrebbero essere gli ultimi momenti del suo amico Benny, rifugiatosi nientemeno che a casa di Mark North (per chi non lo ricordasse, era il compagno dell’ex moglie di John).

“Pensavo che lei sarebbe stata la tua rovina, ma non credevo che sarebbe stata la rovina di noi tutti”, aveva profetizzato Benny parlando di Alice qualche ora prima del suo faccia a faccia con la morte; parole che risuonano tanto nella testa di Luther quanto in quella dello spettatore, consapevole che non vi sia spazio di redenzione per il personaggio della geniale assassina. Per quanto l’interpretazione di Ruth Wilson conceda al personaggio di Alice qualche spiraglio d’umanità, la nostra solidarietà pende ormai tutta dal lato opposto, e coltiviamo la vana speranza che John non ceda più a compromessi atti a salvaguardare la sua amata nemesi.

Una delle caratteristiche principali finora emerse da questa quinta stagione di Luther è che, narrativamente parlando, il risultato finale appaia migliore della somma delle sue singole parti. Benché il caso dei coniugi Lake conosca qualche debolezza e frettolosa superficialità, gli incastri con la parallela vicenda di George Cornelius conferiscono al racconto una miracolosa solidità che persiste al di là delle sue piccole pecche strutturali. Che il finale di stagione chiuda o meno la lunga parabola televisiva di Luther, va dato atto alla serie di Cross di aver creato un’atmosfera dura a morire, fatta di desolati paesaggi urbani che echeggiano alla perfezione il panorama interiore del disilluso protagonista e l’oscuro abisso della follia criminale con cui deve continuamente interfacciarsi.