Rispetto alla prima, la seconda stagione di Runaways – serie tratta dall’omonimo fumetto della Marvel – fa qualche progresso, ma non abbastanza da sviluppare a pieno le proprie potenzialità, che rimangono imbottigliate da una trama piuttosto ripetitiva ed un senso generale di noia.
Uno degli elementi che salta immediatamente agli occhi è che in questa stagione i protagonisti, rispetto all’indecisione dello scorso anno, trovano finalmente il coraggio di essere fedeli al titolo della serie, fuggendo realmente dai loro cattivissimi genitori, i quali formano assieme un gruppo denominato Pride che si è macchiato di diversi crimini, il più grave dei quali è l’assassinio di innocenti vittime date in sacrificio all’alieno Jonah (Julian McMahon) al fine di riuscire a sopravvivere prima della sua fuga dalla Terra e del suo ritorno nello spazio.

Dal punto di vista della messa in onda, un’altra evidente differenza, è la scelta di Hulu di mettere a disposizione tutti e 13 gli episodi della stagione nello stesso momento, rinunciando alla messa in onda settimanale, una scelta che, pur essendo probabilmente più coerente con il modello rappresentato dallo show, finisce anche per esaltarne i punti deboli, rappresentati soprattutto da una trama che avrebbe potuto concludersi in molto meno tempo se gli showrunner, Josh Schwartz e Stephanie Savage, avessero perso meno tempo a descrivere le reazioni e gli stati d’animo dei genitori dei fuggitivi, trascurando a volte il gruppo stesso dei protagonisti rappresentato da Nico (Lyrica Okano), la Wiccan con il suo magico scettro, Karolina (Virginia Gardner) la mezza aliena figlia di JonahGert (Ariela Barer) la ragazza ribelle legata al dinosauro/animale domestico Old LaceMolly (Allegra Acosta), la più giovane del gruppo, con la sua forza sovrumana ed i ragazzi Chase (Gregg Sulkin), un valente ingegnere ed Alex (Rhenzy Feliz), il genio del computer del gruppo.

Per quanto concerne i nostri Runaways, a dominare questa seconda stagione sono sicuramente Nico ed Alex che diventeranno di fatto i leader del gruppo, anche se quest’ultimo, in particolare, impegnato in una sua missione di vendetta personale, finirà per agire lontano dai suoi amici per una buona parte della stagione. A soffrire maggiormente per la mancanza di una trama a lei dedicata è invece il personaggio di Gert, mentre Karolina è impegnata per la maggior parte del tempo a scoprire la sua vera origine, la natura dei suoi poteri e ad esplorare il suo legame con la Chiesa di Gibborim, il culto di cui faceva parte con la famiglia, pur trovando tuttavia lo spazio per dare sfogo ai suoi sentimenti per l’amica di sempre Nico.
Come ci si dovrebbe aspettare da un teen-drama come questo le relazioni e le storie d’amore tra i protagonisti proliferano in questa stagione e forniscono anche il materiale umano migliore di tutti e 13 gli episodi, uniti comunque da un punto in comune, rappresentato dal tradimento subito da questi giovani eroi quando scoprono che le persone che amano di più al mondo, i loro stessi genitori, non sono altro che un gruppo di feroci assassini, combinato alle difficoltà di dover provvedere per la prima volta a loro stessi.

La stagione è curiosamente divisa quasi bruscamente in due parti tra le quali il settimo episodio fa da spartiacque: la prima parte è dedicata alla lotta contro Jonah, visto come un nemico comune sia dal Pride che dai ragazzi e che si conclude con un epico scontro finale dal sapore di un finale di stagione, che risulta decisamente più efficace di quello vero; la seconda è invece incentrata alla costruzione di una nuova minaccia, mentre tra i protagonisti serpeggia un senso di sfiducia e di tensione, fatto di segreti gelosamente mantenuti e misteri che finiranno per tenere il gruppo fin troppo disgregato, facendo rimpiangere le potenzialità che la serie avrebbe potuto avere se i Runaways si fossero fidati maggiormente uno dell’altro.

Nel complesso il difetto peggiore e più evidente della stagione è che non vi è abbastanza materiale per 13 episodi e che, a differenza del modello ormai stabilito dalle serie di Netflix, invece di far concludere ogni puntata con un “mini cliffhanger“, per invogliare lo spettatore a passare subito alla successiva, questa seconda stagione non riesce mai davvero a decollare con un ritmo incalzante ed avvincente a causa del fatto che non era forse stata concepita per il binge-watching, proprio come la prima.

Il meglio di sé la serie lo riserva invece quando concede agli spettatori il tempo di vedere i protagonisti in azione come un’unica entità, una rarità in una stagione dominata – come accennavamo – da un generale senso di sfiducia e melodramma tipico degli adolescenti, che lascia con un complessivo senso di incompiutezza che tuttavia, paragonato a quello di immobilità del primo anno, è comunque da considerarsi un progresso.

La seconda stagione di Runaways è disponibile negli Stati Uniti per il binge-watching, a partire dal 21 dicembre 2018, su Hulu, mentre è ancora inedita in Italia.