Dai fornelli di casa alla cucina televisiva più ambita, ecco schierati i venti concorrenti di questa attesissima ottava edizione di Masterchef Italia e la sfida per conquistare l’agognato titolo può finalmente avere inizio.

La prima Mistery Box della stagione ha questa volta un sapore “artistico”, sotto la scatola si nasconde un total white di ingredienti, una tela bianca tutta da colorare con una tavolozza di polveri e concentrati alimentari. I giudici pretendono impegno, dedizione costante, personalità e ambizione e questa è l’occasione giusta per ogni sfidante di creare un piatto che sia un autoritratto che lo possa rappresentare alla perfezione. Via libera allora, per gli aspiranti chef che si devono improvvisare pittori con una tavolozza di colori tutta da gustare, con baccalà, fagioli bianchi, capesante, farina, latte di cocco, lardo, cavolfiori, asparagi bianchi, capesante, champignons e riso da reinventare e ravvivare con polveri di spinaci, spirulina, barbabietola, curcuma e poi zafferano, wasabi e concentrato di pomodoro.

La prova non è semplice come può sembrare, pur lasciati liberi di cucinare una ricetta a proprio piacimento alcuni inciampano subito in errori gravi, come chi non sa che il nero di seppia va unito all’inizio di un impasto o chi, come Anna, la più anziana del gruppo, non riesce neppure ad accendere i fuochi e chiede continuamente aiuto al suo vicino di banco Giovanni, il bonario e disponibile studente fuori corso.

Per i quattro giudici comincia così il primo tour tra i banchi e c’è già chef Cannavacciuolo che di fronte al piatto smunto di Vito, che ha finito molto prima del tempo e senza accorgersi di avere prodotto una schifezza se ne sta con le braccia conserte in attesa dei compagni, perde immediatamente la pazienza e lo incita a darsi una mossa e cercare di correggere quell’obbrobrio che ha intenzione di servire.

Al termine della prova, a differenza delle edizioni precedenti del talent, i giudici scelgono non i tre migliori ma bensì gli otto concorrenti che hanno cucinato un piatto degno di nota. Tra questi spicca Alessandro, che centra in pieno il tema, con capesante marinate allo zafferano accompagnate da crema di cavolfiore tinta di blu e fagioli colorati di verde, ma anche Guido, ancora con capesante scottate e servite con crema di riso alla barbabietola, un accostamento ritenuto subito vincente. Bene Giovanni con il suo baccalà in olio cottura e salse colorate, Loretta con un croccante di polvere di spinaci, capasanta e crema di cavolfiore e cocco, e poi Federico con vellutata e polvere verde, e ancora la capesante blu con cialde al nero di seppia di Gloria, per chef Locatelli il piatto più bello di tutti. Stupisce Giuseppe con il mare nel piatto ricreato da una purea azzurra punteggiata da cime di cavoli tinti di rosa che assomigliano a coralli.

Notevole la ricetta di Salvatore a base di carpaccio di baccalà crudo, un piatto da ristorante di alto livello che gli fa vincere la prova e gli regala un vantaggio importantissimo per affrontare lo step successivo. Il giovane capitano di navi siciliano può decidere se mandare all’Invention Test il gruppo dei vincitori della prova precedente o i più deboli e può anche decidere se salvarsi o rimettersi subito in gioco anche lui.

In uno slancio di evidente captatio benevolentiae manda in sfida i più forti e ci va pure lui e dice che lo fa perché spera che così tutti gli vogliano bene, ma qualcuno, come Gilberto, maligna osservando che in realtà lo faccia solo per salvare la faccia.

Per l’Invention Test si fa un salto nel passato ripercorrendo l’infanzia culinaria di ogni giudice in cui iniziavano già ad intravvedersi i primi segnali del fulgido futuro tra i fornelli che li avrebbe attesi da lì a pochi anni. Il piatto del ricordo per Antonino Cannavacciuolo è la pasta mista con fagioli che faceva la sua nonna, mentre Giorgio Locatelli racconta con enfasi i pranzi del martedì da nonno Mario e nonna Vincenzina che gli preparavano coniglio con polenta, cibi che hanno fatto nascere in lui l’amore per i prodotti genuini e i sapori puri.

Joe Bastianich invece viveva a New York, era figlio di immigrati e la sua mamma era in procinto di aprire il primo ristorante. In famiglia il cibo prediletto era la pasta, ma Lidia Bastianich un bel giorno decide di provare a fare un piatto da ristorante di lusso, un risotto con il granchio, e da quel momento per Joe esistono solo due risotti che si possono mangiare: quelli di casa sua e quelli dei ristoranti stellati.

Bruno Barbieri ritratto in una foto con elegante cappottino, nato e cresciuto nella provincia emiliana, confessa di essere stato svezzato a tortellini e tagliatelle al ragù, finché un bel giorno la sua nonna non gli fa provare delle pappardelle alla lepre. Da quel momento il gusto del selvatico condizionerà il suo palato e gli darà la spinta per iniziare la sua carriera. Tra questi quattro piatti dell’infanzia, Salvatore decide che quello della sfida sarà proprio la pasta e fagioli di Cannavacciuolo, una ricetta tradizionale che si trova in quasi tutte le regioni d’Italia. Forse pensa di facilitare anche i suoi avversari, in realtà la prova è estremamente insidiosa.

Alcuni concorrenti vengono presi dalla smania di stupire ad ogni costo e sbagliano già in partenza, i quattro giudici girano tra una postazione e l’altra per correggere errori evidenti e Alessandro ha la malaugurata idea di ribattere a Barbieri che lo mette subito al suo posto dicendogli che sarebbe da prendere a schiaffi. Il ragazzo è già diventato il bersaglio prediletto di chef Barbieri che con lui ci pare proprio non abbia alcuna intenzione di mostrarsi tenero.

A prova ultimata verrebbe da dire che questa pasta e fagioli non s’aveva da fare, c’è chi ci aggiunge pane tostato male, chi cuoce troppo poco i fagioli, chi esagera con il peperoncino, chi mette troppa carota, chi fa una pasta troppo densa e chi la fa slavata.Il giudice più infervorato è chef Locatelli, un valore aggiunto al programma, sanguigno al punto giusto, non le manda a dire, ma parla in maniera chiara e diretta. La sua verve sembra avere risvegliato anche i suoi tre colleghi dal torpore in cui erano caduto lo scorso anno, Bastianich è ritornato ad essere il personaggio degli esordi, mentre Cannavacciuolo e Barbieri si sono riscoperti pungenti e provocatori senza però mai perdere il sorriso.

Il quartetto è affiatato e in questa seconda manche sono tutti concordi nel premiare Guido che, nonostante si lamenti un po’ troppo per un dolore alla gamba che probabilmente gli impedisce di lavorare come vorrebbe, ha servito un piatto che coniuga gusto e tradizione. Anche a questo giro non ci sono eliminati e si passa alla prova in esterna. La location scelta per inaugurare questa prima serata di sfida è l’aeroporto militare di Pisa.

Tutti e venti i concorrenti devono cucinare per la pausa pranzo di cento aviatori della 46esima Brigata Aerea, una divisione militare abitualmente impiegata in missioni umanitarie dove il rigore, la disciplina e la collaborazione sono gli elementi essenziali per una buona riuscita del loro compito. Proprio come deve avvenire adesso per le due brigate che si sfidano in cucina, dopo avere ideato un menu di tre portate con gli ingredienti che trovano nella dispensa della base aerea. Guido, vincitore dell’Invention test, deve individuare l’altro capo brigata e in maniera strategica la scelta ricade su Anna, l’outsider del gruppo, logorroica ed energica, ma che lui non ritiene all’altezza del compito assegnato.

Ed invece la pimpante settantenne gli riserva una bella sorpresa perché il suo menu, con risotto alla zucca, polpette, caponata e cheesecake per 89 preferenze su 100 vince a mani basse la prova contro la pasta con sugo di pesce, lo spezzatino e il crumble di mandorle su mascarpone della brigata rossa capitanata dal praticante avvocato aspirante chef dall’anca dolorante. La sfida in esterna è molto vivace, perché mentre Bastianich si diverte a provare il simulatore di volo, le due squadre sbagliano quantità e proporzioni delle ricette, “Che figura di me**a” esclama Locatelli quando vede che addirittura non riescono neppure a contare con esattezza i piatti da servire.

Rientrati in studio, ad attendere la brigata sconfitta c’è un Pressure Test tutto a base di uova. Si cominicia con delle uova di quaglia che servono per preparare una maionese perfetta, ma solo Guido riesce a farla come si deve, ma anche Federico e Samuele presentano una salsa che si avvicina abbastanza alla ricetta originale. Per gli altri la prova è disastrosa perché mancano tecnica, competenza, lucidità, concentrazione giusto ritmo per montare tuorli ed olio, come osserva prontamente Cannavacciuolo e i concorrenti non se la vedono bene neanche poco dopo quando, nel secondo step del Pressure, devono preparare un uovo in camicia. L’insopportabile Virginia trema come una foglia e piagnucola, nessuno riesce a portare a termine una cottura decente a parte il “cow-boy” Gerry che invece mette sul piatto una camicia praticamente perfetta.

Per l’ultimo scontro da sotto la cloche spunta un uovo di struzzo, che equivale a ventitré uova di gallina, e deve essere usato per preparare una omelette a regola d’arte. Una volta rotto il resistente guscio, i ragazzi si mettono all’opera, l’omelette ai peperoni di Salvatore ha un bellissimo aspetto, mentre quella di Alessandro, che è tutta bruciacchiata e che lui definisce “abbronzata” manda su tutte le furie chef Barbieri che gli consiglia di non cercare di fare il furbo con lui. Quella lagna di Virginia che sta di nuovo piangendo perché ha paura di non avere preparato un buon piatto, invece è salva e i giudici si accaniscono contro il povero Giovanni troppo timoroso ed indeciso, anche se le sue uova con funghi e porchetta gli garantiscono la risalita in balconata. La frittata con salmone di Paola invece le è fatale, per i giudici il suo piatto è immangiabile e sono quindi costretti a chiederle di togliersi per sempre il grembiule e lasciare la cucina di Masterchef.

Bastianich prima di dare appuntamento a tutti alla settimana prossima invita gli aspiranti cuochi a scrivere per cento volte “Chi ha paura di essere battuto, sia certo della sconfitta”. Anna, che vuole sempre avere l’ultima parola, gli fa da eco aggiungendo “Giusto, chi ha paura, non viene qui”. Saggia osservazione.