Scaldiamo i motori cominciando a parlare del B-plot dell’episodio Faces, il quattordicesimo della seconda stagione di The Good Doctor che, come si intuisce dal titolo stesso, parla di un delicato caso in cui una donna di nome Shannon, che ha perso la figlia adolescente in un incidente d’auto di cui lei stessa si ritiene responsabile, deve prendere la difficile decisione se donarne o meno la faccia. La scelta di una trama così complessa ha chiaramente portato con sé un notevole carico di emotività nella puntata, gestita a volte con delicatezza – vedi il dialogo tra Claire e Molly, la beneficiaria del trapianto, sul concetto di percezione della bellezza o la sensibilità dimostrata dal dottor Andrews verso Shannon – ed a volte con un’eccessiva spettacolarizzazione tutta americana – come la scorta di tutto il personale medico del San Jose St. Bonaventure Hospital che accompagna Karen nel suo ultimo viaggio verso la sala operatoria per il trapianto.

Ad interferire in un caso particolarmente difficile, sia dal punto di vista umano che medico, giunge uno scontro tra Melendez e Lim la quale, senza apparentemente nessuna prova a supportare la sua tesi, se la prende con il collega per averne supportato una decisione in sala operatoria accusandolo sostanzialmente di essere stato condiscendente per il solo fatto che vanno a letto insieme. Sebbene entrambi i personaggi abbiano dimostrato, sin dal loro esordio nella serie, di essere persone e medici di carattere, dobbiamo constatare con un certo disappunto come entrambi stiano ricadendo nel cliché della relazione clandestina da posto di lavoro che tanto piace agli autori di serie televisive ambientate in un ospedale o un distretto di polizia.

Il meglio di Faces, al netto di un caso medico comunque molto interessante, è tuttavia l’intermezzo Glassman/Shaun (o Glassy/Smurf).
Dopo essersi preso un periodo di ferie per stare accanto al proprio mentore, la giornata dei due prende una piega piuttosto divertente quando Shaun prende della marijuana medica di Aaron per vedere che genere di effetto avrà sul suo autismo con un risultato piuttosto esilarante. Sotto l’effetto della cannabis un disinibito Shaun ed un rilassato Glassman, con la complicità della più improbabile delle autiste, intraprendono assieme un viaggio nei ricordi di Aaron che li porterà a rintracciare una sua vecchia compagna del liceo verso cui il medico ha sempre avuto il rimpianto di non essersi scusato dopo aver scritto una serie di frasi poco eleganti come dedica sulla sua copia dell’annuario scolastico per nascondere in realtà la cotta che aveva per lei.

La fuga dei due da casa, oltre ad essere un’evidente metafora del desiderio del mentore di Shaun di allontanarsi dai propri problemi e dalla noia che lo attanaglia da quando la sua malattia lo ha costretto a letto, è anche un’occasione per vedere i due interagire al di fuori dell’ambiente ospedaliero, mentre entrambi scoprono qualcosa di nuovo l’uno sull’altro o – nel caso di Aaron – ricevono una conferma.
La folle impresa dei due personaggi si concluderà infatti con la confessione di Shaun a Glassman di non essere affatto indifferente alla relazione di Lea con il suo nuovo ragazzo Jake il che suggerisce, come più o meno prevedevamo (o temevamo), che per il giovane medico e la sua coinquilina si prevedano momenti difficili che potrebbero mettere per sempre a repentaglio il loro rapporto di amicizia o portarlo in un’altra direzione.
Per quanto concerne Glassman, questa trama permette al pubblico di aggiungere qualche elemento alle informazioni che abbiamo sul personaggio che, tra la morte della figlia ed i rimorsi per le azioni passate, risulta sempre più un uomo dominato da profondi conflitti e ferite che spiegano anche il suo difficile rapporto con una malattia che lo obbliga a pensare e dover affrontare il passato.

La seconda stagione di The Good Doctor va in onda negli Stati Uniti ogni lunedì sulla ABC, mentre arriverà in Italia a partire da venerdì 15 febbraio su Rai 2.