La strada intrapresa dalla nostra eroina eroina non è stata semplice, ma grazie ai suoi sforzi ed allo studio è diventata autrice di un promettente spec che le ha aperto le porte della writers room dei suoi sogni. E adesso? Che cosa accade all’interno di una writers room? Come lavorano gli autori di una serie televisiva e chi ne è responsabile?

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Capire meglio le serie TV drammatiche (durata, budget, preparazione)
L’episodio di una serie drammatica della TV generalista americana dura tradizionalmente un’ora, anche se il vero girato varia ed è contenuto in un tempo che varia dai 41 ai 44 minuti.
Il resto del tempo è speso invece in pubblicità e promo.
Il budget per produrre uno show varia a seconda dello stile, della dimensione del cast, delle location usate e dalle abilità artistiche e tecniche richieste a chi vi lavora ed è solitamente così distribuito: un budget per episodio, quello di ammortamento e quello dedicato ad eventi eccezionali.
Per farvi un’idea dei numeri: nell’attuale panorama televisivo i costi medi si aggirano intorno ai 5/7 milioni di dollari per un’ora di episodio di una serie drammatica e 1,5/3 milioni di dollari per i 30 minuti dell’episodio di una sitcom.

 Il cast di Lucifer riunito per una table read

La preparazione per un episodio, che inizia quando quello precedente è ancora in produzione, richiede una lunga pianificazione che include il casting, la gestione e suddivisione del budget e la scelta delle location (scouting), un processo che dura tra i 7 ed i 9 giorni.
Non ci sono giorni esclusivamente dedicati alle prove da parte del cast che è solito riunirsi almeno una volta (ma non accade in tutti gli show) per la lettura del copione dell’episodio che si apprestano a girare in quelle che si chiamano table read.

Per girare un intero episodio occorrono, come per la preparazione, tra i 7 ed i 9 giorni e le scene non sono mai girate nell’ordine cronologico in cui sono scritte nel copione, ma – per ragioni economiche – sono raggruppate a seconda delle location.

Quasi tutte le serie usano diversi registi per ogni episodio, fanno eccezione alcune miniserie, e mentre un regista sta concludendo un episodio, quello successivo, assieme al suo assistente, prepara quello successivo ed una volta che si comincia a girare, non ci si interrompe praticamente mai fino alla fine della stagione. Le uniche pause pianificate, chiamate hiatus, solo quelle tra Natale e capodanno.

In fase di post produzione vengono lavorati diversi contemporaneamente diversi episodi che necessitano, per esempio, dell’inserimento di effetti speciali, della colonna sonora e dei titoli.

Per quanto concerne la scrittura, diversamente dal copione di un film, quello di una serie televisiva è il frutto di un gruppo di menti al lavoro: ma come si svolge questo processo all’atto pratico?

Cominciamo con un po’ di storia: le writers room esistevano già negli anni Cinquanta, quando uno sparuto gruppo di leggende della comicità si radunava per provare assieme le battute di uno spettacolo televisivo e, partendo da qui, si sono evolute in quello che vediamo oggi. Negli anni Ottanta e Novanta il numero degli autori televisivi che ne faceva parte ha cominciato a crescere vertiginosamente, dalle 3 o 4 persone iniziali  si è passati a writers rooms composte anche da 15 sceneggiatori. Oggi, per via delle limitazioni imposte dai budget, questo numero ha cominciato di nuovo a diminuire.

Le writers room sono così chiamate perché definiscono quello spazio/stanza in cui gli autori di una serie TV si riuniscono per discutere le trame di una stagione e di un episodio il cui copione verrà poi scritto e firmato da un unico autore, il quale continuerà comunque a confrontarsi con i colleghi per le questioni più delicate concernenti l’episodio che sta redigendo.
Maggiore è il numero delle persone in gioco, più varie saranno le idee, più ampie le possibilità per uno show di avere successo: ogni autore (ogni persona) proviene da un diverso background, ha una storia a se stante e porta nella writers room la sua personale esperienza della quale uno show può fare tesoro. Se tutti poi applicano quelle regole di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti, è facile comprendere come una serie possa raggiungere la fama.

Sebbene dal punto di vista creativo le writers room siano un vantaggio per una serie TV, alcuni showrunner non le amano, per via del fatto che troppi attori in gioco tendono a rallentare un processo che, in mano a meno persone, sarebbe decisamente più snello. Altri invece le apprezzano così tanto da creare addirittura due writers room che vengono messe in competizione tra loro per la stesura del miglior copione, il vincente tra i quali verrà scelto come episodio per essere mandato in onda.

A governare questo piccolo regno di autori è lo showrunner o creatore dello show, colui il quale ha avuto l’idea iniziale per la serie televisiva, ne ha scritto lo spec e lo ha presentato e poi venduto al network, in un complesso ed estenuante procedimento di cui parleremo nel prossimo articolo.
Lo showrunner, come dicevamo, è colui il quale ha l’autorità su tutti gli aspetti che riguardano la produzione di una serie TV:  la scrittura, il casting, la produzione e la post-produzione ed anche colui che rispondere per lo show sia agli Studios che al network e che gestisce un budget milionario e le molte richieste della produzione nel tentativo di proteggere l’aspetto creativo della serie che potrebbe essere intaccato dal continuo andirivieni di “note” lasciate sui copioni da questo o quel responsabile del network.

La vita di un membro di una writers room, come la nostra eroina avrà modo di constatare, è quasi idilliaca: il lavoro comincia intorno alle 9 di mattina e, dopo un’ora e mezza trascorsa a chiacchierare davanti al sontuoso buffet messo a disposizione dalla produzione, si comincia a buttare giù qualche idea per un nuovo episodio o a discutere un copione di uno degli autori. Guidare una stanza piena di menti creative, eccentriche ed egocentriche non è però un compito facile, soprattutto quando bisogna rispettare una severa tabella di marcia e non sempre lo showrunner, che deve occuparsi di tutti gli aspetti della produzione, può essere presente alle quotidiane riunioni di una writers room che, per questa ragione, finisce per ricadere in una sorta di naturale gerarchia in cui i membri con maggiore esperienza diventano coloro che ne dettano lo stile e l’approccio al lavoro.

Per fare un esempio che spieghi semplicemente il lavoro degli autori televisivi, le serie devono essere considerate come un racconto in cui ogni episodio corrisponde ad un capitolo. Compito degli autori (e della nostra eroina!) è quello di scrivere i diversi capitoli e dello showrunner quello di fare in modo che ogni capitolo racconti la medesima storia e non vi siano trame discordanti rispetto al suo disegno iniziale.

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Come accennavamo, una volta che gli autori, guidati dallo showrunner, avranno deciso la direzione che una stagione prenderà, si affrontano i singoli copioni, la cui stesura è affidata solitamente ad un solo sceneggiatore. Una volta che alla nostra autrice verrà assegnata la stesura di un episodio, questa avrà 1/2 settimane per consegnarlo. Una volta pronto, il copione verrà letto dallo showrunner e dai membri della writers room i quali suggeriranno una serie di modifiche che saranno integrate in una seconda bozza.
A rileggere la seconda bozza è normalmente il solo showrunner che, a questo punto del procedimento, tende ad intervenire solo con quei pochi aggiustamenti necessari per rispettare il tono della serie. Questa terza bozza, rivista dalla nostra autrice, sarà poi consegnata ai capi dei vari dipartimenti per dare loro un’idea di cosa gli servirà per girare l’episodio in questione.
Questi passaggi, sebbene simili, non valgono invariabilmente per tutte le writers room di tutte le serie televisive esistenti, ognuna delle quali può avere diverse abitudini o caratteristiche dettate perlopiù dalle esperienze dello showrunner.