Nell’articolo di due settimane fa abbiamo parlato delle regole da conoscere prima di affrontare la stesura di uno spec che, come abbiamo spiegato, è il nome dato ai copioni dei futuri autori con l’ipotesi (e la speranza!) che un giorno vengano pubblicati, questa settimana parleremo invece di cosa la nostra immaginaria eroina che vuole entrare in una writers room deve fare per cominciare fattivamente a scrivere un copione, a partire dalla stesura del brogliaccio, cioè l’elenco degli eventi narrati in uno spec che racchiude i punti salienti del racconto e che in gergo sono definiti “momenti clou”.

Il brogliaccio è lo scheletro che terrà in piedi la storia, la struttura della casa che la nostra autrice in erba si appresta a costruire e nella quale ci saranno elementi portanti, i momenti clou, e non portanti, ma comunque necessari ad abbellirne la struttura.

Come è strutturata una sceneggiatura
Le sceneggiature sono suddivise in atti, i segmenti di un racconto all’interno dei quali sono descritte le azioni dei personaggi. Un dramma della durata di un’ora può essere composto da 5 o 6 atti, ognuno dei quali può contenere l’escalation di un’azione o di una conseguenza di un momento clou.

I momenti clou all’interno di una sceneggiatura devono essere concepiti in maniera tale da aumentare progressivamente, rendendo la storia più complessa ed accattivante fino alla sua conclusione, che dovrà lasciare il protagonista con una domanda, una nuova complicazione da affrontare o una rivelazione.
I passaggi da un momento clou ad un altro sono chiamati “punti di rottura” ed ognuno di essi deve essere più drammatico del precedente, al fine di rendere uno spec il più interessante possibile.

Abbiamo già accennato all’importanza di tenersi aggiornati e di conoscere lo status dei personaggi di una serie nel momento in cui si inizia a scriverne lo spec, un’attenzione che aiuterà la nostra autrice ad avere un prodotto finito che non risulti già superato ancora prima di nascere. È altresì importante che la nostra futura sceneggiatrice approcci lo spec senza colpi di testa e pensi negli schemi, il che significa niente morti, matrimoni, festeggiamenti di qualche ricorrenza, nessuna introduzione di nuovi personaggi principali e nessuno – lo ribadiamo – nessuno, deve svegliarsi in un letto dicendo: “è stato solo un sogno”.
Ricordate l’ultimo episodio della 4^ stagione di Bones in cui il protagonista Booth (David Boreanaz) si sveglia da un’operazione dicendo più o meno questa frase? Ecco, quell’episodio, intitolato The end in the beginning, era stato scritto da Hart Hanson, il creatore ed allora showrunner della serie e non certo da un novellino con il desiderio di entrare nella writers’ room dello show.

Tornando alla nostra eroina ed alla stesura del suo spec, la scelta sarà ormai compiuta e saprà per quale serie si appresta a scrivere, serie il cui franchise ormai conoscerà più che bene: nel gergo televisivo si definisce franchise ciò che accade ogni settimana in uno show. Nel caso di un procedurale poliziesco, probabilmente ci sarà un criminale che deve essere fermato, in quello di un procedurale medico, una vita che avrà bisogno di essere salvata, mentre in un dramma legale, un caso che dovrà essere vinto. La precisazione potrà sembrare ovvia, ma la nostra autrice dovrà esimersi dal distaccarsi dal franchise per cui scrive e ricordarsi, come abbiamo già accennato, di rimanere negli schemi.

Legato a doppio filo al franchise è il concetto delle ramificazioni delle quali la nostra eroina dovrà sempre tener conto.
Nel caso in cui nel suo copione dovesse far fuggire un assassino, dovrà tenere bene a mente che questo tornerà ad uccidere se non dovesse essere catturato, se dovesse far incarcerare un innocente, significa che il vero colpevole sarà ancora in libertà: ad ogni azione corrisponde in sostanza una reazione e questo è un principio che un buon sceneggiatore non può dimenticare.
Più importanti delle ramificazioni, all’interno di un copione, sono i conflitti, perché senza di essi non esisterebbero serie televisive drammatiche.
Nessuno guarderebbe uno show se gli eventi si svolgessero sempre nel modo preventivato e tutti fossero costantemente felici e soddisfatti e non dovessero mai affrontare alcun ostacolo.
In quest’ottica, anche gli obiettivi che i protagonisti si prefiggono ed il tempo stesso sono fondamentali. Gli ostacoli che i personaggi affrontano nel cercare di raggiungere un obiettivo sono fonte di conflitto: i sospettati mentono ai poliziotti che cercano di risolvere un crimine ed i dottori fanno diagnosi sbagliate quando cercano di salvare la vita a un paziente oppure, come vi ha insegnato il saggio dottor House, quando qualcuno mente.
In alcuni show poi il concetto del tempo è fondamentale: i crimini cadono in prescrizione, alcune malattie progrediscono rapidamente, il periodo di “raffreddamento” tra un crimine ed un altro commesso da un serial killer diminuisce ed è tenendo conto di queste tempistiche che l’eroe o l’eroina di una serie devono agire.

La nostra autrice, nel frattempo, dovrà tenere presente che non dovrà concentrarsi solo su uno trama principale quando affronta la stesura di uno spec, ma anche di quella secondaria o B-plot il cui scopo è quello di intrattenere il pubblico quando la trama principale rallenta il passo o affronta un tema più noioso. Per questa ragione a volte i B-plot sono la fonte di quello che viene definito “l’intermezzo comico”, che può servire per stemperare la tensione nell’arco di una trama particolarmente intensa.

Anche tenere conto del tema della serie o di un episodio è importante. In alcuni casi i temi sono facili da individuare: il breve voice-over di Meredith Grey (Ellen Pompeo) all’inizio e alla fine di ogni episodio di Grey’s Anatomy o il detto che viene letto dai diversi protagonisti di Criminal Minds ad ogni episodio, definiscono il tema di ogni puntata e rispettare queste tradizioni quando si scrive uno spec è chiaramente essenziale, come lo è rispettare la tempistica di uno show. Nel caso di 24, per esempio, tutti gli episodi si svolgevano nell’arco di 24 ore, dettandone in maniera molto precisa i ritmi, concepire un episodio in maniera diversa, avrebbe snaturato l’intera serie.

Come abbiamo già accennato, le sceneggiature sono suddivise in atti, i segmenti di un racconto all’interno dei quali sono descritte le azioni dei personaggi, e forse vi sorprenderà scoprire che quasi tutti gli show sono scritti sostanzialmente nello stesso modo. Tenete bene a mente un episodio standard di una qualsiasi serie televisiva mentre vi spieghiamo i ruoli di ogni atto e dell’introduzione di uno spec e vi renderete conto quanto ogni episodio si assomigli, che sia una serie ispirata ai supereroi o un dramma familiare!

Nell’introduzione vengono presentate le circostanze che obbligheranno i personaggi ad agire e di conseguenza il pubblico a guardare; una buona introduzione permette da subito di capire il tema dell’episodio e la posta in gioco. Per la fine dell’introduzione l’interesse dello spettatore dovrà già essere stato catturato ed egli sarà pronto ad imbarcarsi con i personaggi nell’avventura che seguirà.

Primo atto
Nel primo atto, tradizionalmente il più lungo, tutti gli elementi che caratterizzeranno l’episodio sono in gioco ed è qui che vengono introdotte anche le ramificazioni di un problema e le trame secondarie. I personaggi faticano a far fronte alla difficoltà del compito che devono svolgere e cominciano a formulare il primo piano per risolvere un problema. Il pubblico è a sua volta pienamente cosciente degli impedimenti che i personaggi hanno di fronte.

Secondo atto
Nel secondo atto le cose normalmente peggiorano. I nostri eroi pensavano di aver in mano la situazione, ma tutto precipita: l’informatore non fornisce le notizie che servono a risolvere il caso, i testimoni vengono uccisi, la diagnosi si rivela sbagliata, il paziente o il testimone mentono, il tempo scorre ed i rischi aumentano esponenzialmente. E siamo già a metà del copione!

Terzo atto
Nel terzo atto si aggiunge solitamente un nuovo elemento che peggiora ulteriormente la situazione. Anche le trame secondarie incontrano degli ostacoli. Questo atto, combinato con il quarto, è quello in cui vengono introdotti i più grandi ostacoli.

Quarto atto
Se pensavate che le cose andassero male negli atti precedenti è perché il quarto non era ancora cominciato! Alla fine di questo atto possono accadere solo due cose: la soluzione del problema è ormai evidente, ma i protagonisti non hanno il tempo o le risorse per risolverlo oppure non c’è affatto soluzione. In sostanza sono tutti fregati.

Quinto atto
Improvvisamente l’illuminazione: esiste un modo per risolvere il problema. In un tempo molto breve e solitamente per il rotto della cuffia una vita viene salvata, il caso è risolto grazie ad una svolta inaspettata, tutti sono felici e contenti… almeno fino all’episodio successivo.

Ecco svelato come si scrive l’episodio di una serie televisiva drammatica, che esso si svolga in un distretto di polizia, tra i dottori di una prestigiosa struttura medica, gli scienziati di un laboratorio o le classi di un liceo americano poco importa, fate molta attenzione e vi renderete conto di come tutte o quasi le puntate di una serie televisiva seguano uno schema ben preciso e studiato a tavolino, una volta individuato il quale la fluidità ed in un certo senso la monotonia del racconto vi risulteranno evidenti.

Nel prossimo speciale, ora che la nostra eroina è in possesso della chiave di volta per scrivere uno spec di successo e sarà magari riuscita a suscitare l’interesse di qualche produttore che le darà il suo primo lavoro di sceneggiatrice, parleremo di come funziona una writers room.