Ai confini della realtà (The Twilight Zone) è tornato con un nuovo revival. Si tratta del terzo per la serie che già aveva tentato un rilancio nel 1985 e nel 2002. Stavolta al timone del progetto c’è Jordan Peele, regista di Get Out e Noi, un autore che promette di dare un taglio più personale alla serie antologica, ma sempre con uno sguardo nostalgico al passato. A questo proposito, ecco una selezione dei migliori episodi della serie classica. È ovviamente un elenco limitato, mancano delle perle assolute, dal silenzioso The Invaders al distopico The Obsolete Man, dall’inquietante Shadow Play all’ironico The Silence. La serie classica di Rod Serling è una fucina di storie indimenticabili, tutte da riscoprire.

Ecco le più significative, in ordine cronologico:

Walking Distance (La giostra)

Un rappresentante in viaggio arriva in una cittadina che si scopre essere il luogo della sua infanzia. Si tratta di un’occasione per tornare agli antichi giochi, ai volti della giovinezza, ad un passato perduto per sempre, o nel quale è possibile perdersi. Appare anche un giovanissimo Ron Howard. Episodio nostalgico e malinconico, abbastanza atipico per la serie. Il racconto è dominato da un’atmosfera sognante e delicata, a metà tra la fuga dal presente e il dolore della crescita.

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Time Enough at Last (Tempo di leggere)

Il modesto e succube impiegato Henry, vessato al lavoro e in famiglia, vorrebbe avere solo del tempo per leggere. Il destino lo accontenta, dato che un’apocalisse nucleare distrugge ogni cosa intorno a lui. L’uomo sopravvive ed è ben felice per la situazione, ma il destino è crudele. È uno degli episodi più celebri della serie, parodie e riferimenti si sprecano. Si tratta di una beffarda e cinica variazione sulla paura della bomba (siamo alla fine degli anni ’50), ma non è solo quello. Si parla del senso della solitudine, del decadimento culturale, della crisi della lettura al sorgere di altri media.

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The Hitch-Hiker (L’autostoppista)

Una donna intraprende un viaggio in macchina per andare a trovare la madre. Lungo la strada le apparizioni inquietanti di un autostoppista le incutono timore e ansia, fino alla rivelazione finale. Basata su un racconto radiofonico del 1941 per lo show di Orson Welles, si tratta di una storia carica di ansia, che gioca sulla paura crescente dello spettatore e sul desiderio spasmodico di conoscere la verità.

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The Monsters Are Due on Maple Street (Mostri in Maple Street)

Un lampo illumina il cielo della pacifica stradina di Maple Street, e tutti gli apparecchi smettono di funzionare. I residenti, uomini, donne, bambini, pacifici e normali, sviluppano una psicosi crescente nel tentativo di trovare un colpevole tra di loro, un “alieno” al quale attribuire le colpe degli eventi. Isteria di massa, pregiudizio, paura del diverso, c’è tanto materiale in questo storico episodio. Sono gli anni del maccartismo, della caccia alle streghe, del terrore verso l’altro che poteva provenire dall’altro emisfero del pianeta e celarsi ovunque. Ma questo è un episodio che ha un valore intaccato dal passare degli anni, e che trova un senso in ogni epoca storica: “le armi possono anche essere pensieri, atteggiamenti, pregiudizi che si trovano nella mente degli uomini”.

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Eye of the Beholder (È bello ciò che piace)

Una donna subisce un’operazione di chirurgia estetica. Se l’operazione non avrà successo, dovrà essere confinata con altri esseri giudicati deformi come lei. Altro grande classico della serie, che gioca sul tema dell’apparenza e del conformismo. Ai confini della realtà qui utilizza la lente del pregiudizio che sa essere radicata per prima nella mente dello spettatore, e costruisce un racconto per immagini e rivelazioni davvero sorprendente.

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It’s a Good Life (Un piccolo mostro)

Anthony è un bambino di sei anni dotato di poteri spaventosi. La sua famiglia e i suoi vicini vivono nel terrore di ciò che potrebbe compiere con le sue terribili facoltà mentali. Altro episodio classicissimo, tra i più citati e riutilizzati. C’è la parodia dei Simpson e quella di Johnny Bravo, c’è un remake di questo episodio in un segmento diretto da Joe Dante del film del 1983, e perfino Black Mirror con l’episodio USS Callister sembra riprendere l’idea saliente della puntata.

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Five Characters in Search for an Exit (Cinque personaggi in cerca di un’uscita)

Un clown, una ballerina, un soldato, un vagabondo e un suonatore di cornamusa sono intrappolati in un cilindro. Non sanno chi sono, né come sono giunti lì. Questo episodio dal titolo pirandelliano è il più esistenziale della serie. Ai confini della realtà gioca spesso sull’idea delle proporzioni dell’uomo in relazione al grande universo che lo circonda, e rispetto al quale si scopre piccolo e indifeso. Ma qui si va ancora oltre. Oltre alla rivelazione finale, non c’è intreccio o storia, solo dialoghi, solo scoperta e analisi di sé. E il mondo, che in questo caso coincide con la prigione, come proiezione della nostra autocoscienza.

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To Serve Man (Servire l’uomo)

Una razza di alieni, i Kanamiti, si presenta ai rappresentanti delle Nazioni Unite offrendo doni straordinari. Un trasferimento in massa sul loro mondo appare come una bella prospettiva, confermata da un testo che gli alieni consegnano alla razza umana. Se questo non è l’episodio più noto di Ai confini della realtà, almeno lo è il suo finale.

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Nightmare at 20,000 Feet (Incubo a 20.000 piedi)

Un uomo sale su un aereo e vede oltre il finestrino un gremlin che cerca di danneggiare l’ala. Allucinazione dovuta alla paura o minaccia reale? Con la quarta e quinta stagione gli episodi iconici di Ai confini della realtà iniziano a diminuire, ma questo rimane un classico tra i classici. C’è William Shatner come protagonista della puntata, anche questa molto parodiata negli anni. Una delle puntate del revival del 2019 sarà proprio un remake di questo episodio.

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An Occurrence at Owl Creek Bridge (Un avvenimento sul ponte di Owl Creek)

Un prigioniero viene condannato a morte per impiccagione. Riesce a fuggire, torna a casa, ma… Uno degli ultimi episodi della serie non è strettamente una puntata dello show. Si tratta di un cortometraggio francese, vincitore a Cannes e premiato agli Oscar. I diritti furono acquistati, ad un costo inferiore rispetto alla produzione di un intero episodio inedito, e il corto fu trasmesso come puntata all’interno dello show, aggiungendo il consueto commento di Rod Serling all’inizio e in chiusura. Il racconto originale di Ambrose Pierce e il suo twist finale sono stati di ispirazione, direttamente o indirettamente, per innumerevoli opere.

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La trasmissione di Ai Confini della Realtà (The Twilight Zone) è partita su CBS All Access il 1° aprile. Oltre a lavorare come produttore esecutivo alla serie, Jordan Peele prenderà il ruolo di Rod Serling come narratore e presentatore.