Volendo incasellare Game of Thrones negli schemi classici del fantasy, con tutte le figure ricorrenti e i cliché del genere, Jon Snow sarebbe l’eroe indiscusso della saga. Lo è perché rappresenta l’incarnazione più simile dell’eroe mitico che è stata adottata nel Novecento dalla letteratura fantasy e di fantascienza. Da Paul Atreides a Luke Skywalker, Jon è l’erede di una tradizione che va al di là della semplice scrittura dell’eroe fantasy, ma gioca con uno degli archetipi più riconoscibili della letteratura epica e dei miti in generale. Nel corso delle sette stagioni della serie HBO, il figlio adottivo di Ned Stark ha ribaltato la propria condizione di indesiderato, e lo ha fatto a prescindere da quegli straordinari natali di cui la serie ci ha dato conferma solo nella scorsa stagione.

In questo senso Jon Snow è l’eroe che davvero si è fatto da sé, nella pura ignoranza della propria straordinarietà. Ygritte amava sottolinearlo: “tu non sai niente, Jon Snow”. Ma è qui l’equivoco. Jon Snow è eccezionale proprio perché decide di agire a prescindere dal fatto di essere o meno un Targaryen. Jon assume il suo ruolo di guida, prima dai Guardiani della Notte, poi rispetto ai Bruti, e poi ancora rispetto a tutto il Nord, per meriti propri, e non perché figlio di Rhaegar Targaryen e di Lyanna Stark. Tutto nasce da un rifiuto. Ce lo ricordiamo ancora, all’inizio della serie, quando Catelyn non lo voleva nel salone di Grande Inverno insieme agli altri invitati, considerandolo l’emblema vivente del tradimento del marito.

Da quel rifiuto, Jon trae la forza per definire se stesso, per tracciare da solo il proprio percorso. Lo fa entrando nei Guardiani della Notte. Da privilegiato – agli occhi degli altri, che erano stati costretti ad arruolarsi – e odiato da tutti, impara a conquistarsi la fiducia dei suoi pari e il rispetto dei suoi superiori. La spedizione oltre la Barriera – non sarebbe stata l’ultima – ci ha consegnato un personaggio forte, immune agli intrecci politici di Westeros, più visceralmente legato all’assalto dei Bruti e all’arrivo silenzioso degli Estranei. Ma questa è stata anche la sua storia personale, quella di un ragazzo che diventa uomo tramite Ygritte, che impara le diverse forme del rispetto (verso Jeor Mormont come verso Mance Ryder), che coltiva l’amicizia sincera (Sam) e affronta la paura.

A questo proposito, suo è lo sguardo sugli Estranei, che crescono di volta in volta soprattutto nelle scene di cui il personaggio è testimone, come accaduto nei primi scontri con i non-morti, nella battaglia di Hardhome, o nello scontro oltre la Barriera della settima stagione. E se le creature mostruose rappresentano il ghiaccio, e Daenerys rappresenta il fuoco, Jon è il punto d’incontro ideale di questi due elementi che formano il nucleo delle “Cronache”. Ciò è confermato anche dal fatto che il personaggio, tra le altre cose, incarna per Melisandre il vero Azhor Ahai, l’eroe della leggenda che sconfisse gli Estranei brandendo la spada di luce, e che “rinasce” in Jon Snow. Una rinascita testimoniata anche dal ritorno dalla morte del personaggio, in quello che rimane uno dei momenti salienti della saga.

Game of Thrones, fantasy “realistico” e brutale che tende sempre più all’epica nel procedere delle stagioni, recupera quindi infine ogni elemento classico nella costruzione del suo eroe: natali misteriosi, una profezia, un percorso di crescita personale. Che sia il Kwisatz Haderach di Dune o “colui che porterà equilibrio nella Forza” di Guerre Stellari (nel Signore degli Anelli coincide con la discendenza di Isildur, intesa come dono e maledizione), esiste un campione sul quale la scelta personale e il destino fanno ricadere il peso della vicenda. La differenza qui è che Game of Thrones potrebbe scartare all’ultimo istante. Perché qui c’è un altro personaggio che è pronto ad assumere quel ruolo, e che si chiama Daenerys Targaryen.

Game of Thrones ritornerà con gli episodi dell’ottava stagione dal 14 aprile. Potete rimanere aggiornati sulla serie grazie ai contenuti pubblicati nella nostra scheda.