Da qualche mese Mediaset Play ha una nuova linea editoriale chiamata Play Cult, che produce o anche solo rimette in circolo clip del passato di programmi Mediaset. Ci sono dietro Andrea Girolami e Gaia Berruto. Il primo è il Digital Content Factory Coordinator, sì occupa cioè dello sviluppo dell’offerta digitale di Mediaset (inventare nuovi format come anche nuovi metodi di distribuzione di contenuti, soprattutto quelli del presente).

Andrea Girolami è insomma la persona che idea contenuti digital per programmi come L’Isola Dei Famosi o il Grande Fratello e per Play Cult ha un coinvolgimento anche più diretto, è cioè la persona che coordina il team che se ne occupa e con Germano Antonucci (capo della content factory) decide la linea editoriale e su quali contenuti concentrarsi.

È lui quindi che abbiamo sentito per capire da dove venga l’idea, quali siano gli obiettivi e soprattutto quale sia la metodologia con la quale scavano nell’archivio Mediaset.

Quando e come è nata l’idea di Play Cult?

“È legata ad un altro progetto più grande e ambizioso, il progetto ARCA…”

Sembra il nome di un progetto per salvare l’umanità portando su Marte gli individui più rappresentativi.

“Eh… Praticamente è la digitalizzazione completa di tutto l’archivio Mediaset che ora è su betamax, VHS, nastri… Sono archiviati nei magazzini e saranno tutti digitalizzati perché rimangano per sempre. Parliamo di un patrimonio della cultura italiana, decine di migliaia di ore di programmi”

Quanto tempo ci vorrà?

“Almeno 3-4 anni per digitalizzare tutto l’archivio grazie ad un team che ci lavora full time. Visto che questo progetto era in corso ci siamo detti che valeva la pena di usarlo, cioè di riproporlo, ridistribuirlo e ricontestualizzarlo online. Da qui è nata l’idea di Play Cult”.

Come funziona il lavoro?

“Bisogna andare un po’ a memoria e un po’ incrociare fonti esterne (come Wikipedia o articoli online) e fonti interne (Mediaset oltre ad una ricchezza di repertorio ha una ricchezza di persone che hanno preso parte ai progetti e che ti possono svelare aspetti che nessun altro conosce e questo lo sfrutteremo presto). E poi ovviamente ti devi riguardare i programmi, ti metti lì davanti e li rivedi”.

Mi rendo conto che ci sono trasmissioni come i Telegatti o il Festivalbar che sono più semplici da ricordare e magari un buon bacino in cui pescare ma comunque non è difficile pensarci, per le cose più particolari invece come fate anche solo a ricordarvi che esistono?

“Ci sono programmi ad alta densità di possibili clip, come il Festivalbar per l’appunto, e in quel caso si fa prima a vedere tutto, perché è quasi tutto utile e buono, e ci sono programmi a bassa densità in cui occorre vedere solo quello che serve. Ti faccio un esempio: Ok, Il prezzo è giusto ha centinaia e centinaia di episodi in anni di programmazione, da dove si inizia? L’idea più logica è iniziare dal principio, perché la prima puntata magari ha un senso editoriale, come documento storico. Da lì poi andiamo a pescare in puntate in cui sappiamo che è accaduto qualcosa perché parliamo con chi ci ha lavorato. Altro esempio: nel Karaoke sappiamo che c’era Laura Chiatti, quindi non mi rivedo tutte le puntate ma mi vedo solo quella lì”.

Ma cme fate a sapere in quale puntata c’è Laura Chiatti?

“Si tratta di incrociare la conoscenza esterna (ricerche giornalistiche proprio) e ricerche interne come ti dicevo. Internamente facciamo incontri più o meno organizzati e più o meno occasionali con chi lavorava con certe produzioni. E poi c’è il crowdsourcing, adesso che la pagina Facebook è cresciuta iniziamo a chiedere alle persone cosa vogliono rivedere. Parliamo di un repertorio talmente ampio che per quanto tu possa essere un gran ricercatore ti sfuggirà sempre qualcosa”.

Procedete di programma in programma?

“Sì esatto, ora stiamo aggredendo certi programmi perché prima di andare a trattare un programma c’è tutto un processo di digitalizzazione attraverso ARCA e un processo di verifica interna di diritti e opportunità editoriali. Compiuti questi passaggi gli editor del progetto Cult si mettono lì e iniziano a vedere ed editare per capire come ritrattare il programma nelle maniere che è possibile già vedere, magari con dei piccoli remix”.

Per i remix da che vi fate ispirare?

“Play Cult nasce come un canale digital, quindi una sezione di Mediaset Play, quelli che ideiamo non sono format televisivi, sono format digitali. Un po’ sono idee e un po’ guardiamo quel che accade online e dove troviamo idee interessanti riprendiamo la forma e la imitiamo. Ma ci lasciamo contaminare anche dai trend editoriali più in generale, nessuno su internet si è inventato nulla, conta è solo saper fare meglio e peggio le cose”.

Di che tipi di format editoriali parli?

“Oltre alle clip che fanno la parte del leone da un po’ di tempo abbiamo iniziato creare qualcosa a partire da esse, realizzare dei prodotti digital un po’ più evoluti sempre basati sul mondo cult. L’idea è riportarli al presente in materia sofisticata. Per esempio per le sigle storiche dei cartoni anni ’80 e ’90 abbiamo creato nuove animazioni realizzate da illustratori e designer contemporanei, stanno già sul sito, le lanciamo solo come link al momento. Oppure abbiamo chiamato Highlander DJ, che realizza brani musicali campionando Temptation Island, e gli abbiamo fatto remixare Non è la Rai (Ambra che canta reggaeton) oppure ancora abbiamo iniziato a pubblicare le videoreaction con persone più o meno giovani che reagiscono a video d’epoca di Mediaset. Ovviamente gli esiti sono interessanti”.

Qual è il prossimo programma su cui inizierete a lavorare?

“Stiamo quasi facendo un secondo giro. All’inizio abbiamo dato un grande assaggio di tante cose, adesso vogliamo espandere alcuni titoli cardine. Tutto il mondo Mai dire gol ad esempio è eccezionale come qualità dei contenuti e anche come potenza sul digital, e lo stiamo approfondendo. Poi ci piacerebbe in futuro trattare anche altri programmi come i telefilm da I Ragazzi Della Terza C a Professione Vacanze. Quando abbiamo chiesto online i titoli che vorrebbero rivedere molti hanno accennato I Vicini Di Casa e se le verifiche daranno esito positivo ci lavoreremo”.

Tu invece che volevi riguardare?

“I programmi musicali che per età ricordavo poco perché ero piccolo, le prime edizioni di Superclassifica Show e Popcorn, che era la risposta Mediaset a Disco Ring. Ecco quello secondo me rivisto oggi è incredibile, perché ha un’estetica di messa in scena, colori e cromie che è più contemporanea del contemporaneo, si parla molto di retromania e band che paiono uscite dagli anni ‘80 anche in modo eccessivo e spettacolare, ma Popcorn ci riusciva naturalmente ad esserlo, se guardi le scenografie paiono installazioni di Super Studio o videogame Atari. Quindi già di loro sono eccezionali, poi scavando ci trovi performance di grandi artisti italiani”.

Qual è l’anno che vi ponete come limite, quello oltre il quale il materiale Mediaset non è più materia vostra?

“Non siamo riusciti a trovarlo facilmente poi è venuto fuori da solo, che è la cosa migliore: è il 1999. È l’ultimo anno che prendiamo in considerazione, la barriera oltre la quale tendiamo a non andare. Dal 2000 in poi difficilmente qualcosa può essere reputato cult. Che se ci pensi non è un caso. Dal 2000 in poi la grande diffusione di internet in Italia ha portato un cambiamento culturale ben percepibile di consumi e di gusti e anche di mercato mediatico. Come se prima del 2000 fosse un’epoca precedente, da lì in poi viviamo in un eterno presente da cui non ci siamo staccati. In più se un programma è ancora in onda oggi non ha una grande potenza rivederlo, se invece ti propongo qualcosa che non vedi abitualmente posso colmare il curiosity gap che ti porta a cliccare”.

Ricevete input da chi lavora al progetto ARCA?

“Sì siamo in contatto continuo con ARCA, ci hanno aiutato materialmente e ancora li ringrazio, perché cercavamo la famosa ospitata di Salvini a Doppio Slalom senza successo, l’annata che sapevamo era sbagliata, ma quei ragazzi che ci lavorano ci hanno affiancato e sono riusciti a trovarlo”.

Il materiale analogico dell’archivio Mediaset era indicizzato bene?

“Dipende dall’annata ma le cose più vecchie spesso sono quelle archiviate meglio, c’è una piattaforma tecnologica un po’ vintage che da un certo punto è stata usata sempre meno  che ha dentro tutte le scalette delle singole puntate, cosa per noi è preziosissima. C’è scritto chi erano gli ospiti e chi i conduttori, non è preciso al 100% ma è ottimo”.

Qual è il video che è andato meglio di tutti?

“Su Facebook quello che ha fatto più views è l’explainer delle ragazze di Non è la Rai che smascherano la truffa del cruciverbone. Ha raggiunto le 2 milioni di views. Invece in assoluto è il video di Luke Perry ai Telegatti”

Quando arrivate a Mike Bongiorno che a Superflash ospita e blasta gruppi rock storici tipo Depeche Mode, Talk Talk o Culture Club?

“Eh, Mike essendo la figura più iconica della storia del mondo Mediaset va trattata in modo particolare. Ci stiamo preparando ad affrontare il personaggio cardine. Considera che è il volto che se io dico Mediaset tanti ricordano”.

Avete deciso che fare con Rocco Casalino?

“Il Grande Fratello che andò su Mediaset ma è di Endemol, non è autoprodotto completamente, quindi va affrontato diversamente. Vedo delle opportunità editoriali interessanti ovviamente ma che poi si riesca a farlo e che si riesca a fare qualcosa di interessante non è detto. Già non è facile Ok il prezzo giusto figurati il Grande Fratello che andava in onda 24 ore su 24!”.