L’anno è il 2036. Una dominante grigia inquadra uno squallido paesaggio: dall’alto di una barriera di filo spinato Central Park è irriconoscibile, asfaltato e trasformato in una gigantesca macchina che pompa monossido di carbonio nell’atmosfera. Da vicino la città appare ancora più desolante: veicoli sfasciati ai bordi delle strade sono incorniciati da immensi graffiti. Alzando lo sguardo si è sovrastati da giganteschi cartelloni che ritraggono gli uomini grigi. Gli Osservatori sono qui. Il they are coming di September è ormai una solida realtà. La divisione Fringe al completo si ritrova in questo mondo, pronta ad affrontare una nuova missione, l’ultima e la più difficile. A differenza di tutte le minacce del passato (dallo Schema agli attacchi dell‘universo rosso al devastante piano di William Bell) stavolta non si tratta di scongiurare un pericolo imminente ma di fronteggiare una catastrofe già avvenuta, un incubo già realizzato.

Dopo la sigla (probabilmente la migliore opening tra le 9 finora proposte dallo show) la storia riprende da dove si era interrotta con Letters of transit, cioè con la Fringe Division al completo nel 2036. Ritroviamo Walter, Peter, Astrid e Etta, figlia dello stesso Peter e di Olivia. Proprio quest’ultima manca ancora all’appello e, nella prima delle due parti in cui l’episodio può essere idealmente diviso, la squadra si concentra sul suo recupero. Dopo un veloce e obbligato passaggio in una sorta di mercato nero che sembra uscito fuori da Blade runner, la Fringe Division apprende che Olivia, ancora intrappolata nell’ambra, si trova in mano ad una vecchia conoscenza: Markham. Recuperata e disambrata con facilità Olivia, la squadra deve fronteggiare nella seconda parte della puntata la cattura di Walter, sottoposto a pesanti torture da Windmark. L’Osservatore cerca infatti di scoprire il piano occultato da September nella mente di Walter col quale sarebbe possibile sconfiggere gli Osservatori. Nel frattempo alcuni stralci di conversazione tra Olivia e Peter ci informano dei dissidi che i due avrebbero avuto al momento dell’invasione. Per i due, anzi per i tre, compresa Etta, inizia un periodo di riconciliazione e riavvicinamento. Una volta recuperato lo scienziato arriva però la doccia fredda: in seguito alle torture subite, il piano per sconfiggere gli Osservatori che Septembrer aveva occultato nella mente di Walter è andato perduto, forse per sempre.

Non più diviso tra il costante spettro della cancellazione dal palinsesto (e il condizionamento che questo ha comportato in fase di scrittura e progettazione) e l’apprezzamento di coloro che hanno eletto la serie ad oggetto di culto (e che di fatto hanno concesso allo show la forza di giungere, con questa stagione, all’importante traguardo delle 100 puntate) Fringe ritorna con un ottimo episodio. Archiviato ritmo e narrazione da procedurale, archiviate piccole sottotrame spesso poco riuscite (su tutte l’arco narrativo che vide William Bell comunicare attraverso Olivia), archiviato, si spera, il saliscendi qualitativo delle scorse stagioni, Fringe si comporta in questa prima puntata della quinta stagione esattamente come dovrebbe. Corre. O almeno non perde tempo. Mancano 13, anzi 12, puntate alla fine di tutto. Ci sono punti oscuri da chiarire e una nuova realtà da scoprire e combattere prima di giungere alla fatidica centesima puntata.

La storia procede a ritmo serrato e adempie perfettamente al compito di introdurre alla stagione conclusiva. L’ambientazione, appoggiandosi anche su quanto rivelato parzialmente nella 4×19, viene perfettamente inquadrata e la puntata riesce a dosare bene azione e sviluppo delle interazioni tra i caratteri, riletti alla luce di questa nuova ed estranea dimensione. Il cast negli scorsi anni si era già distinto e anche quest’episodio non fa eccezione, con le vette raggiunte da John Noble nelle varie scene di tortura. Non mancano infine le solite strizzatine d’occhio agli spettatori: nella scena in cui viene risvegliata Olivia è possibile osservare alle pareti delle farfalle in delle teche (la farfalla è uno dei glifi – a proposito, la parola della puntata è DOUBT). Tra le pecche forse si può rilevare che due salvataggi – quello di Olivia e quello di Walter – sono un pò troppi per una puntata sola, anche perché si rivelano piuttosto semplici nella loro risoluzione; inoltre il personaggio di Astrid appare un pò sacrificato (ci ricordiamo di lei solo nel finale quando Walter, come in passato, la chiama col nome sbagliato).

In definitiva un ottimo esordio che fa ben sperare per il proseguio della stagione: se c’è una riflessione che emerge con forza dalla bella scena finale dell’episodio e che va a contraddire quanto affermato nel corso della puntata da Windmark, è che “c’è ancora speranza”.