Nel diciottesimo episodio della seconda stagione di Supergirl, intitolato Ace Reporter e diretto da Armen V. Kevorkian, lo scienziato Jack Spheer, ex fidanzato di Lena Luthor, presenta a National City e al mondo la sua rivoluzionaria invenzione: un’avveniristica forma di nanotecnologia curativa che potrebbe far fare alla medicina un considerevole salto in avanti. Inevitabilmente, però, non è tutto oro ciò che luccica, e Kara si trova invischiata in una pericolosa vicenda strettamente legata proprio all’invenzione di Spheer.

Abbiamo visto come, ultimamente, la protagonista abbia perso il suo lavoro presso la CatCo Media, dopo aver deciso di pubblicare sul suo sito personale un report sul Cadmus che non aveva ricevuto l’autorizzazione di Snapper Carr, direttore del suddetto portale d’informazione. Conseguentemente, oggi Kara si trova a doversi reinventare come blogger freelance. Una ghiotta occasione in questo senso arriva quando Lena invita l’amica alla presentazione della sua vecchia fiamma: l’intuito di Kara svela però ben presto i torbidi inganni in cui è coinvolta l’azienda di Spheer, in una vicenda in cui l’intelligenza della protagonista si rivela essere più importante delle sue mirabolanti abilità kryptoniane.

Nel frattempo, Winn propone a James di far sì che la sua compagna aliena Lyra – in cerca di redenzione dopo i recenti misfatti – possa diventare la spalla del vigilante Guardian.

Dopo una pausa di tre settimane, Supergirl fa ritorno con un episodio frizzante e godibile, che presenta una storia sì lineare e sostanzialmente prevedibile – anche nel suo twist narrativo finale – ma narrata con i giusti tempi e la corretta dinamicità, mettendo i personaggi al centro dell’azione e la protagonista contro una minaccia hi-tech abbastanza credibile. Ace Reporter, un buon capitolo di questa seconda stagione, ha il pregio di essere una valida parentesi in cui vengono messi momentaneamente in stand-by i filoni narrativi principali di questa seconda stagione dello show, per dare spazio alla parte più umana della protagonista, alle prese con un pericolo altrettanto umano: niente alieni, niente D.E.O., niente di sovrannaturale, ma semplicemente un episodio classicamente fantascientifico in cui il nemico è lo sviluppo tecnologico privo di etica, che ha inoltre i tempi di un buon thriller agli occhi di una fetta di pubblico perlopiù adolescenziale.

Sottolineando quanto Melissa Benoist sia sempre più radiosa e adatta al ruolo di Supergirl – davvero, l’attrice è splendida in questo ruolo, ed è difficile non affezionarsi al personaggio da lei interpretato – in questo episodio la proverbiale parte del leone la fa lo Snapper Carr di Ian Gomez: un ruolo classico e persino stereotipato quello del capo severo ma dall’animo retto e in grado di guidare la protagonista sul giusto sentiero, ma scritto e interpretato con la giusta verve.

Apprezzabile la regia di Kevorkian, che ha uno stile dinamico abbastanza inedito in questo show, con una camera molto partecipativa all’azione, che segue i personaggi con ottimali soluzioni in termini di inquadrature e movimento. Molto meno buoni gli effetti speciali di Ace Reporter, cosa che rappresenta una sorta di “passo del gambero” in questa serie TV, solitamente apprezzabile sotto questo profilo: le soluzioni di computer grafica scelte per animare lo “stormo” di nanobot creato da Jack Spheer risultano piuttosto goffe e anacronistiche.

Proprio il personaggio di Jack Spheer è sostanzialmente il più importante – oltre che unico – rimando ai fumetti DC Comics: anche noto come Biomax, Spheer è un villain dell’Universo DC creato da Kurt Busiek e Tom Grummett sulle pagine di Power Company #6 (2002). CEO delle Biospheer Technologies, Spheer dà vita alla tecnologia Biomax – un plasma artificiale in grado di controllare e rigenerare tessuti organici – le cui controindicazioni si rivelano però dannose per gli esseri umani, cosa che porta i vigilanti Freccia Verde e Black Canary a scontrarsi con lui.